Remunerazione, la Lombardia contesta i vertici: “Stime spacciate per vangelo ed errori di metodo”

Remunerazione, la Lombardia contesta i vertici: “Stime spacciate per vangelo ed errori di metodo”

Roma, 4 ottobre – Riforma della remunerazione, non accennano a diminuire le distanze tra le posizioni del sindacato nazionale dei titolari e quelle di Federfarma Lombardia, che come si ricorderà una decina di giorni fa – a seguito di una mozione unanime della sua assemblea – aveva inviato una diffida, intimando al sindacato nazionale di non inviare alla parte pubblica “proposte modificative dell’attuale sistema remunerativo della farmaceutica convenzionata non avvallate dall’Assemblea nazionale di Federfarma”.

Alla diffida era seguita il 1° ottobre una lunga replica di Federfarma, a firma del segretario Roberto Tobia, (il nostro giornale ne ha riferito due giorni fa, a conclusione di questo articolo): nelle intenzioni del sindacato nazionale, voleva rappresentare un chiarimento definitivo sulla legittimità e correttezza del percorso seguito nell’elaborazione di un nuovo schema retributivo per le farmacie, predisposto sulla base di una previsione di medio/lungo periodo sullo sviluppo prevedibile della redditività delle farmacie e dei distributori intermedi. Previsione che (“nella prospettiva di una scelta responsabile”) le sigle della farmacie e dei grossisti avevano richiesto a Iqvia lo scorso luglio, commissionando un apposito studio analitico-predittivo.  È proprio sulle conclusioni di quello studio, infatti, spiega Federfarma nella sua risposta al sindacato regionale lombardo, che è stata elaborata la proposta di nuova retribuzione, un modello misto (quota fissa più quota percentuale) da applicare soltanto ai farmaci della convenzionata (il nostro giornale ne ha anticipato i contenuti  il 30 settembre scorso).

Le articolate spiegazioni con le quali Federfarma illustra lo scenario negativo che impone la necessità di modificare i criteri della remunerazione per la fornitura dei farmacia, spiegando la ratio delle scelte che hanno poi portato a elaborare il nuovo modello retributivo “sulla scorta di dati univoci e puntuali“, non hanno però convinto il sindacato presieduto da Annarosa Racca (nella foto). Anzi, se possibile, ne hanno radicalizzato la posizione critica.

A non convincere sono proprio le tabelle previsionali sull’andamento del mercato elaborate da Iqvia, che Federfarma riporta nella lettera di risposta alla diffida di Federfarma Lombardia e che costituiscono appunto la pietra d’angolo su cui il sindacato nazionale ha costruito la sua proposta di nuova remunerazione. Al riguardo, Federfarma Lombardia lamenta preliminarmente che lo studio Iqvia non è stato diffuso alle articolazioni territoriali del sindacato (cosa che andrebbe in ogni caso fatta prima dell’Assemblea dell’8 ottobre), quindi entra nel merito delle previsioni della società di analisi di mercato, definendole viziate da un eccesso di pessimismo.

Secondo le stime Iqvia, infatti, la spesa convenzionata registrerà da qui al 2024 poco meno di 2,8 miliardi di euro (che in percentuale equivale a un drammatico -28%), conseguenza del permanere degli effetti dell’allargamento della distribuzione per conto (Iqvia stima 1,3 miliardi in meno),  della revisione del prontuario per categorie terapeutiche omogenee (- 1,4 miliardi) e delle future genericazioni (altri 213 milioni in meno).

Si tratta però di previsioni troppo negative, almeno per Federfarma Lombardia, che ritiene decisamente sovrastimata una perdita di 213 milioni dalle genericazioni, alla luce del numero ristretto di molecole che perderanno la tutela brevettuale nei prossimi anni. Ed è perlomeno azzardato prevedere 1,4 miliardi in meno per una ipotesi (la revisione del Ptn, con il passaggio di intere categorie terapeutiche alla Dpc o alla distribuzione diretta) ancora in discussione colà dove si puote, all’Aifa e nei ministeri competenti. Allo stesso modo, prevedere una perdita di 1,3 miliardi di euro a causa di un allargamento della Dpc considerato ineluttabile è a dir poco eccessivo: esistono infatti realtà, Lombardia in testa, “dove i nuovi farmaci non entrano automaticamente nella diretta” e anzi – quando il prezzo è inferiore a 50 euro o è disponibile un corrispondente generico –  passano subito nelle farmacie territoriali in regime di Ssn.

Lapidaria la conclusione del sindacato: le previsioni catastrofiche dello studio prospettico Iqvia (che però la lettera di Federfarma riporta, secondo Federfarma Lombardia, “come una verità evangelica”) vanno considerate per quel che sono, ovvero  “un’ipotesi-limite, non del tutto dimostrabile proprio perché basata su scenari e previsioni”.

L’affondo, però, non è soltanto sull’affidabilità dei numeri e sulla loro congruità e congruenza, ma anche – se non soprattutto – su come i vertici del sindacato nazionale hanno gestito il dossier remunerazione, lasciando “per interi mesi la categoria (…) all’oscuro della reale proposta che si intende fare, modificandola quotidianamente e rielaborando dati, nascosti alla comunità associativa, giorno per giorno“.

Il sindacato lombardo ricostruisce l’andamento ondivago delle proposte che si sarebbero via via succedute: prima l’ipotesi di un passaggio a un regime di sola quota fissa, eventualmente con l’aggiunta d una modesta quota percentuale. Quindi, a seguito dei primi confronti con Aifa, il crollo della quota fissa a valori estremamente bassi e il ritorno del margine, a quota 7% . Quindi l’ipotesi della quota fissa in tre fasce legate al prezzo di cui si parla oggi, arrivata (sostiene la lettera di Federfarma Lombardia)  “dopo che il presidente Cossolo, in una riunione di meno di un mese fa, aveva detto di non volere una terza fascia perché sarebbe pericoloso”.

Mancanza di chiarezza, dunque, che insieme  all‘incertezza delle scelte e  alla “non completezza delle proposte“, preoccupa molto i titolari di farmacia  lombardi, che concludono la lettera entrando a piè pari in quella che è la questione delle questioni, ovvero  la differenza di condizioni e situazioni tra le varie Regioni che rendono estremamente problematica la messa a punto di una proposta di nuova remunerazione in grado di accontentare tutti: “Siamo certi che le difficoltà economiche in cui si dibattono le farmacie di alcune Regioni non derivi affatto dal sistema con cui sono remunerate” scrive infatti il comitato esecutiio del sindacato regionale “ma dall’eccessivo e scorretto ricorso alla distribuzione diretta e per conto attuato dalle loro amministrazioni“. Quindi un ulteriore e più deciso attacco alle modalità di gestione della vicenda remunerazione da parte dei vertici  del sindacato nazionale, anche alla luce delle ultime dichiarazioni rese alla stampa di categoria, appena due giorni fa, dal presidente nazionale Marco Cossolo  (“I dati esatti  li riferirò soltanto all’assembla dell’8 ottobre”), che sostanziano “nel modo più inusuale e irrituale una procedura che vede la nostra Assemblea nazionale, massimo organo del snindacato, degradate a semplice ratificatore di decisioni assunte da un comitato direttivo non universalmente rappresentativo e che avrebbe dovuto sottoporre preventivamente le proposte al filtro e alla discussione assembleare e non a cose fatte come si sta verificadno”.

Al riguardo, non sarà inutile ricordare il passaggio in cui il segretario nazionale Tobia, nella replica alla diffida di Federfarma Lombardia, reclama invece la piena  legittimità (in termini statutari) dell’operato del Consiglio di presidenza Federfarma nella vicenda remunerazione: “È bene precisare che, a norma del vigente Statuto, rientra nelle competenze del consiglio di presidenza la stipulazione di accordi” scrive Tobia “mentre all’Assemblea spetta il compito di approvarli. Ed è esattamente nel perimetro di tali competenze che questo Consiglio di presidenza sta operando”.

Evidente la disparità di vedute. Che non mancherà di animare l’assemblea nazionale dell’8 ottobre, alla quale Federfarma Lombardia arriva con spirito combattivo, preannunciandolo: “Tenuto conto che, nella grande variabilità delle proposte trapelate o comunicate, le tremila farmacie lombarde possono avere perdite perdite complessive per diverse decine di milioni di euro, è assolutamente legittimo che esse progettino e mettano in atto iniziative radicali a propria tutela”.

Quale possa essere il significato di “iniziative radicali”, con ogni probabilità, lo si scoprirà soltanto a Roma, in occasione dell’Assemblea nazionale in calendario: mancano solo quattro giorni.

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