Mandelli e Cossolo: “Legge 405, convenzione e remunerazione i problemi da affrontare”

Mandelli e Cossolo: “Legge 405, convenzione e remunerazione i problemi da affrontare”

Roma, 7 ottobre – Un confronto in presa diretta tra il titolare della Salute Roberto Speranza, che da una parte ha avuto modo di illustrare la sua weltanschauung della sanità italiana, con particolare riferimento al ruolo di farmacie e farmacisti,  e i presidenti di fofi e Federfarma, Andrea Mandelli  (nella foto) e Marco Cossolo, che dall’altra hanno avuto modo di illustrare le principali criticità che “zavorrano”  il servizio farmaceutico, impedendo ai professionisti e ai preisdi che lo assicurano di dispiegare per intero lo straordinario potenziale che potrebbero mettere a disposizione del sistema sanitario pubblico e dei cittadini italiani.

Questo, in buona sostanza, il senso e il significato della sessione plenaria del 5  ottobre che ha rappresentato il momento centrale di FarmacistaPiù, la manifestazione promossoa da Fofi, Fondazione Cannavò e Utifar, con la partecipazione di Federfarma, tenutasi a Milano alla fine della scorsa settimana.

A Speranza (qui il suo intervento), ha fatto seguito Mandelli, pronto nel rapresentare quella che è una delle principali scaturigini dei problemi della professione frmaceutica e della farmacia, ovvero l’erronea considerazione del farmaco: “Dispiace e mortifica vedere un bene essenziale trasfromato in un bene di consumo” ha detto il presidente Fofi. “Non si può trasformare in business ciò che business non è. È chiaro che il sistema farmacia ha anche valenze economcihe a quindi bisogni di iniezioni di risorse ed è altrettanto chiaro  che sulla nostra professione bisogna investire: penso per esempio agli ospedali dove non assumono farmacisti, ai nostri specializzandi che non hanno le borse di studio a differenza degli altri specializzandi di area medica. Penso ai tanti problemi della farmacia del territorio che non vede farmaci innovativi da tanti anni. La più grande mortificazione” ha aggiunto  sul  punto Mandelli “è che per un problema economico, superabile, non possiamo accedere alle innovazioni farmacologiche”.

“La legge 405 che ha aperto alla distribuzione dei farmaci nelle strutture pubbliche dei servizi sanitari regionali oggi è anacronistica” ha sottolineato il presidente della Fofi, ribadendo che non è  più pensabile costringere i cittadini a percorsi (spesso ad ostacoli) per acquisire i farmaci in strutture lontane e ad accesso quasi sempre limitato negli orari, quando potrebbero agevolmente ottenerli nella farmacia sotto casa insieme ai consigli e alle indicazioni del proprio farmacista di fiducia, in grado anche di monitorare e sovrintendere il suo percorso terapeutico e l’aderenza alle terapie. Perchè il farmacista possa assicurare il suo contributo (che può essere formidabile) alla sostenibilità e al miglioramento dell’assistenza, però, ha detto Mandelli, è indispensabile garnatire una condizione: “Nelle farmacie di comunità devono assolitamente ritornare i farmaci dell’innovazione”  ha scandito il presidente della fofi rivolgendosi al ministro  Speranza. “Se dieci anni fa poteva avere un senso distribuire i farmaci più costosi attraverso ospedali e Asl per ragioni economiche, oggi questa necessità non ha più alcun fondamento o necessità” ha affermato il presidente Fofi. “Siamo ormai alla partenza di un modello di farmacia in grado non solo di garantire la capillarità e la sicurezza dell’accesso al farmaco, ma anche la sua economicità. Una nuova farmacia in cui si erogano nuovi servizi, come il supporto all’aderenza alla terapia, in grado di migliorare il risultato clinicoTroviamo insime un metodo e arriviamo a una soluzione” ha concluso sul punto Mandelli “sediamoci a un tavolo e confrontiamoci”.

Il presidente della Fofi è quindi tornato sulla vexata quaestio del capitale in farmacia, evidenziando come la legge sulla concorrenza del 2017, più che favorire la partecipazione del capitale a un sistema governato dai professionisti, abbia in realtà semplicemente consentito allo stesso capitale la possibilità di fare incetta di farmacie sul mercato, senza prevedere le norme necessarie per impedire squilibri che potrebbero essere esiziali per la specificità del servizio farmaceutico, il cui ruolo di garanzia, tutela e salvaguardia della pubblica salute risiede proprio nella sua dimensione professionale. “Esiste il rischio enorme, con le norme attuali, che quattro o cinque soggetti possano avere  il controllo di tutta la rete di distribuzione dei farmaci,  e non  è pensabile” ha concluso Mandelli, sostenendo la necessità di un impegno di tutti per trovare un punto di equilibrio. “Il problema esiste e certamente non si risolve con formule magiche, che non penso esistano. Ma la legge così com’è va ripensata, e al riguardo bisogna fare qualche riflessione”.

Sulla stessa lunghezza d’onda  Marco Cossolo, presidente di Federfarma, parimenti convinto della necessità di superare la legge 405 e di rilanciare la farmacia valorizzandone la natura di presidio sanitario capillarmente distribuito nel territorio, punto di forza che non è di natura esclusivamente logistica, ma deve diventare di contenuto.

“Il Ssn deve utilizzare di più e meglio le farmacie” ha affermato il presidente del sindacato dei titolari, indicando la road map e gli strumenti per farlo:  rinnovo della convenzione, farmacia dei servizi e riforma della remunerazione, necessaria per rendere economicamente sostenibile il servizio farmaceutico. “E siccome tutto si tiene, non si può affrontare la questione in modo parcellizzato, ma in un’ottica di insieme” ha detto Cossolo “la cornice non può che essere quella della farmacia dei servizi, che – per citare Gadi Schoeneit – da farmacia della dispensazione diventa farmacia di relazione, dove il cittadino può usufruire di servizi cognitivi ad alto contenuto strettamente legati all’uso del farmaco”.

“Ma non può esservi neinte di tutto questo senza il ritorno del farmaco in farmacia” ha ammonito Cossolo ” e senza compiere un percorso che passa necessariamente anche attraverso la riforma della retribuizione e il rinnovo della convnezione con il ssn.”.

A proposito della prima (il tema che al momento fa più discutere all’interno della categoria), Cossolo ha ribadito la necessità di superare il modello di remunerazione a percentuale, insostenibile per i farmaci ad alto costo. “Come professionista non voglio essere pagato a percentuale, se non in piccola parte, perché a percentuale si remunerano le attività commerciali” ha affermato il presidente di Federfarma. “E noi non siamo un’attività commerciale. Per questo esigiamo che il riconoscimento professionale passi anche attraverso uno schema retributivo a quota fissa, che voglio chiamare per quello che è: un onorario professionale”.
Per la convenzione, fervono i lavori, ha assicurato Cossolo, affermando che il tentativo in corso al tavolo  con la Sisac è quello di creare un nuovo quadro normativo propedeutico al ritorno dei farmaci innovativi in farmacia. La road map  di Federfarma è molto chiara, ha concluso il presidente del sindacato: “L’impegno,  a partire da quello mio personale,  è portare a termine la discussione sulla remunerazione per dare contestualmente un’accelerazione al tavolo di rinnovo del contratto nazionale dei nostri collaboratori. Le due cose dovranno andare in parallelo“.

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