Studio Usa, l’aspirina (e i Fans) salvano i polmoni dall’inquinamento

Studio Usa, l’aspirina (e i Fans) salvano i polmoni dall’inquinamento

Roma, 10 ottobre – I farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans), e in particolare l’aspirina, possono  ridurre gli effetti negativi dell’esposizione all’inquinamento atmosferico sulla funzione polmonare. È quanto emerge da uno studio USA appena pubblicato su American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine,  del quale offre una sintesi un articolo pubblicato sul sito della Biblioteca Alessandro Liberati del Servizio sanitario regionale del Lazio.

Un team di ricercatori della Columbia University di New York e della Harvard  School of Public Health di Boston  ha analizzato dati raccolti da una coorte di 2280 veterani maschi provenienti da Boston, con un’età media di 73 anni, seguiti dal 1995 e valutati ogni 3-5 anni. A ogni soggetto sono stati somministrati più test per misurare la funzione polmonare e la salute generale. È stata quindi valutata la relazione tra i risultati dei test di funzionalità polmonare di ciascun partecipante, l’uso autoriferito di Fans (soprattutto aspirina) e i livelli di particolato PM2.5 e carbon fossile nel mese precedente il test. Sono stati presi in considerazione anche altri fattori, come la storia medica personale e l’abitudine al fumo.

Dalla ricerca è emerso che l’uso di qualsiasi Fans mitigherebbe di quasi la metà l’effetto negativo dell’inquinamento atmosferico sulla funzione polmonare. L’effetto sarebbe confermato da tutte e quattro le rilevazioni effettuate durante lo studio, a 7, 14, 21 e 28 giorni.

Visto che la maggior parte dei partecipanti stava assumendo aspirina (57,8%), gli autori sostengono che i risultati si applicano a quel farmaco in particolare, ma ritengono che anche gli altri Fans abbiano probabilmente lo stesso effetto positivo sulla funzione polmonare.

“I nostri risultati suggeriscono che l’aspirina e gli altri Fans possono proteggere i polmoni da picchi a breve termine dell’inquinamento atmosferico” afferma il primo autore Xu Gao, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze della salute ambientale della Columbia Mailman School.

“Mentre le politiche ambientali hanno fatto notevoli progressi nel ridurre la nostra esposizione complessiva all’inquinamento atmosferico, eventi avversi dovuti a picchi di esposizione sono ancora all’ordine del giorno” commenta Andrea Baccarelli, un altro degli autori dello studio, capo del Dipartimento dell’Ambiente Scienze della salute della stessa Columbia Mailman School. “Per questo è importante identificare i mezzi per ridurre al minimo questi danni”.

Uno studio precedente,peraltro,  condotto dallo stesso Baccarelli, aveva scoperto che anche le vitamine del gruppo B possono rivelarsi utili per attenuare le conseguenze negative dell’inquinamento atmosferico.

L’inquinamento atmosferico, soprattutto il particolato fine (PM2.5, ovvero l’insieme delle sostanze sospese in aria sotto forma di aerosol atmosferico con un diametro aerodinamico medio inferiore a 2,5 μm)  è stato riconosciuto come uno dei principali problemi di salute pubblica in tutto il mondo. Precedenti studi epidemiologici hanno dimostrato che eventi acuto-respiratori, incluso il declino della funzione polmonare, possano dipendere dall’attivazione della risposta infiammatoria per l’effetto dell’esposizione acuta al PM. Marker infiammatori associati all’inalazione, IL-6 e proteina C-reattiva, se elevati in modo persistente, possono essere indicativi del fenotipo infiammatorio sistemico della broncopneumopatia cronica ostruttiva. I ricercatori quindi ha ipotizzato che l’aspirina e gli altri Fans aiutino di fatto ad alleviare l’infiammazione causata dall’esposizione all’inquinamento atmosferico.

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