Porta a Porta in farmacia, se l’approssimazione diventa danno alla reputazione

Porta a Porta in farmacia, se l’approssimazione diventa danno alla reputazione

Roma, 11 ottobre – La notizia, atteso il pressapochismo con il quale l’informazione è solita occuparsi (quando lo fa) di farmacie e servizio farmaceutico, non fa in realtà notizia. Quella andata in onda la sera del 9 ottobre a Porta a Porta, da sempre regno incontrastato di Bruno Vespa, giornalista di lunghissimo corso del servizio pubblico, è infatti solo l’ultima perla (si fa per dire…) della lunga collana di informazioni a dire poco approssimative che i mezzi di informazione di massa diffondono in ordine all’attività dei professionisti del farmaco.

Il fatto: nel segmento di trasmissione dedicato alla depressione (visibile a questo link, a partire dal minuto 18),  malattia che colpisce tre milioni di italiani, la metà dei quali non si curano, viene trasmesso un filmato. Una signora si reca da un medico di base, lamentando sintomi tipici delle sindromi depressive. Il medico ascolta, considera e spiega e quindi rilascia una ricetta, con la quale la signora si reca in una farmacia (per completezza di cronaca, la Farmacia Vaccarella, nel quartiere Balduina, a Roma), dove consegna la prescrizione a una farmacia (la dottoressa Modestina Corso). Che fa, al meglio, ciò che ogni buon farmacista fa ogni giorno, a ogni ora, in ogni farmacia d’Italia: esamina la ricetta, la “passa” sotto il lettore ottico,  si preoccupa di approfondire la natura della richiesta e, considerata la natura del farmaco prescritto dal medico, cerca di comprendere quale sia il grado di consapevolezza della paziente, chiedendole anche sestia seguendo anche un percorso di psicoterapia.  Il genere di interlocuzione, insomma, che i farmacisti realizzano ogni giorno con i cittadini che entrano in farmacia, allo scopo di favorire il miglior impiego del medicinale dispensato, a tutela e garanzia della salute del paziente.

La  dottoressa Corso chiede anche distintamente se sia la prima volta che la richiedente assume il medicinale prescritto e qual è la posologia  indicata dal medico, rassicurando la paziente sulla correttezza delle indicazioni e raccomandandole di rispettarle. Tutto secondo le buone regole dell’arte, insomma. Ma – sorpresa – al termine del filmato, quando si torna in studio e Vespa riprende il suo ruolo di Gran Cerimoniere,  il pubblico scopre di aver evidentemente preso un abbaglio. Perchè l’autorevole giornalista, rivolgendosi a Liliana Dell’Osso, direttore della clinica psichiatrica dell’Università di Pisa, presente insieme ad altri ospiti, formula questa testuale domanda: “Allora, ripartiamo da zero: la signora va dal farmacista e dice: “Sto sempre sveglia, mi viene da piangere” e la farmacista le consiglia un farmaco. Funziona così?”

Nessun cenno al medico, nè alla ricetta, nè al corretto operato della farmacista, quasi che il conduttore non avesse visto il filmato appena visto. Ipotesi potrebbe anche essere presa in considerazione (tutti hanno bisogno prima o poi di una pausa pipì, anche i giornalisti famosi come Vespa), se non fosse che la trasmissione non è in diretta ma registrata. Dunque il sospetto diventa un altro: Vespa era sì in studio ma, evidentemente, qualcosa o qualcuno deve averlo costretto a disinteressarsi del servizio, e così si è perso la visita della paziente depressa dal medico prima e la consegna della ricetta e il colloquio con la farmacista in  farmacia poi.

Fatto sta che la domanda che pone prefigura tutta un’altra realtà, quella del comportamento professionale scorretto di una farmacista che dispensa un farmaco (con licenza scrivendo) “ad capocchiam”.

“Ad capocchiam“, invece, è in tutta evidenza la domanda del giornalista, alla quale la professoressa Dell’Osso, altra vittima della misteriosa eclisse che deve aver  impedito anche a lei di vedere il servizio andato in onda un momento prima,  risponde ovviamente nell’unico modo possibile: no, non funziona così, i farmaci li prescrive il medico. Come infatti era accaduto nel flmato mostrato poco prima, solo che la Dell’Osso avesse avuto la buona grazia di seguirlo con il minimo sindacale di attenzione necessaria.

Anche se c’è chi ha teorizzato che il grado di comprensione del pubblico televisivo italiano è quella di “un bambino di undici anni, nemmeno troppo intelligente” (si trattava di Ettore Bernabei, anche se la metafora venne poi ripresa e resa celebre da Silvio Berlusconi, con un aggiornamento: “L’intelligenza del pubblico della televisione è quella di un bambino che frequenta la seconda media, e neanche ai primi banchi”), noi amiamo credere che il pubblico che l’altra sera ha visto Porta a porta (il 9,97% di quanti erano davanti al televisore a quell’ora, percentuale ben lontana dai fasti di un tempo della ventennale trasmissione, nonostante la sostanziale assenza di concorrenza sulle altre reti generaliste) abbia compreso che Vespa e Dell’Osso avevano preso fischi per fiaschi, e che la figura professionale del farmacista non è certo quella dello sventato commerciante  che, scalvalcando il medico, consiglia e vende ai pazienti farmaci importanti come gli antidepressivi, come poteva emergere dalla suggestione indotta (involontariamente, vogliamo credere) da Vespa con la partecipazione della professoressa Dall’Osso.

Sarebbe apprezzabile se Vespa, facendo ammenda per la scivolata, chiedesse scusa – se non alla categoria dei farmacisti, alla cui immagine professionale non ha certamente reso un buon servizio – almeno alla dottoressa Corso, comprensibilmente frastornata e amareggiata per aver partecipato a una trasmissione che, alla fine, ha fornito un ritratto della sua professionalità del tutto opposto al dato di realtà. Ma, sapendo quando vespa è impegnato, dubitiamo che trovi il tempo di farlo. Noi, però, ne abbiamo abbastanza da inviargli una semplice richiesta, quella di una maggiore attenzione quando parla di farmacie e di farmacisti.

La stessa attenzione, per capirci, dimostrata dalla farmacista Corso nel filmato trasmesso l’altra sera, che è poi la stessa di tutti i farmacisti nell’esercizio della loro professione, quando controllano la ricetta e ascoltano il paziente, per poi dispensare non solo il farmaco prescritto, ma anche consigli, indicazioni e quando servono (e servono spesso) sorrisi e rassicurazioni.

Non ci sembra davvero esagerato chiedere a un giornalista esperto, importante e autorevole come Vespa, quando parla di farmacie e di farmacisti, se non proprio la stessa attenzione, almeno il livello minimo necessario per non generare danni reputazionali a professionisti che ogni giorno, in silenzio e senza strepiti, incontrano milioni di italiani (molti di più di quelli che guardano Porta a porta…) garantendo loro, al meglio delle loro possibilità,  l’accesso ai farmaci di cui hanno bisogno. E di quella attenzione, quando la dimostrerà, daremo puntualmente conto: Vespa può starne certo.

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