Scompenso cardiaco, da Gimbe le linee guida Nice per riorganizzare assistenza e terapia

Scompenso cardiaco, da Gimbe le linee guida Nice per riorganizzare assistenza e terapia

Roma, 15 ottobre – Le cifre sono importanti: un milione di pazienti in Italia (l’1,7% della popolazione) soffrono di  scompenso cardiaco cronico, problema di salute pubblica sempre più rilevante perché, a causa dell’invecchiamento della popolazione e dei progressi terapeutici nell’ambito delle malattie cardiovascolari, il numero dei malati è in costante aumento: sono circa 90 mila i nuovi casi che si registrano ogni anno.

Lo scompenso cardiaco cronico è gravato da un elevato tasso di mortalità: circa il 10% dei pazienti muore in occasione del primo ricovero ospedaliero, oltre il 25% decede entro un anno dalla diagnosi e circa la metà entro cinque anni; inoltre, quasi il 60% viene ri-ospedalizzato entro un anno dal primo ricovero.

Secondo il Rapporto annuale 2017 sull’attività di ricovero ospedaliero del ministero della Salute, lo scompenso cardiaco è la prima causa di ricovero per malattie non chirurgiche: 176.254 dimissioni con una degenza media di 9,2 giorni, un totale di 1.626.769 giornate di degenza e una remunerazione teorica di oltre  527 milioni di euro. A questi si aggiungono 6.331 ricoveri in regime di riabilitazione con una degenza media di 19,9 giorni, un totale di 131.956 giorni di ricovero e 14.638 accessi in regime diurno. Il tasso di ospedalizzazione è di gran lunga superiore a quello di tutte le altre malattie croniche: 312 per 100.000 abitanti nei pazienti maggiorenni e 1.052 per 100.000 abitanti negli over 65, con ampie variabilità regionali che documentano una notevole eterogeneità della presa in carico territoriale.

L’impatto economico della malattia è enorme: secondo i dati dell’Osservatorio Arno pubblicati nel 2015, un paziente con scompenso cardiaco costa quasi  12 mila euro l’anno di cui l’85% assorbito dal ricovero ospedaliero, il 10% dai farmaci e il 5% dalle prestazioni specialistiche.

“I dati del Programma nazionale esiti”  spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe (nella foto) “documentano in questi pazienti range molto ampi dei tassi di re-ospedalizzazione e della mortalità a 30 giorni, confermando indirettamente l’estrema variabilità della qualità dell’assistenza sia ospedaliera che territoriale. Ecco perché è indispensabile sia un approccio multidisciplinare condiviso tra assistenza specialistica e cure primarie, sia reti clinico-assistenziali integrate tra ospedale e territorio guidate da percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali (Pdta) che devono sempre essere basati su linee guida di elevata qualità metodologica“.

Partendo da queste ragioni, la Fondazione Gimbe ha realizzato la sintesi in lingua italiana delle linee guida del National Institute for Health and Care Excellence (Nice), aggiornate al settembre 2018, che saranno inserite nella sezione “Buone Pratiche” del Sistema Nazionale Linee Guida, gestito dall’Istituto superiore di sanità. Le linee guida Nice sono destinate prevalentemente ai professionisti delle cure primarie, in particolare a medici di medicina generale e infermieri, formulando raccomandazioni su vari aspetti della gestione della malattia: diagnosi, approccio multidisciplinare, sviluppo del piano assistenziale, terapia farmacologica, monitoraggio dei pazienti, consigli su stili di vita e programmi di riabilitazione, sino alle cure palliative. Le linee guida sono corredate di due flow chart per guidare l’approccio diagnostico e quello terapeutico.

“I dati epidemiologici, quelli provenienti dal real world e le evidenze scientifiche” puntualizza Cartabellotta  “suggeriscono che per la gestione dei pazienti con scompenso cardiaco è indispensabile puntare su modelli organizzativi a gestione extra-ospedaliera, efficaci nel migliorare la qualità di vita e nel ridurre la mortalità e le ri-ospedalizzazioni, i cui costi rischiano di diventare insostenibili per la sanità pubblica“. In questo senso, le linee guida Nice puntano sulla riorganizzazione territoriale dei servizi grazie a una stretta collaborazione tra un team multiprofessionale specializzato e un team di cure primarie, definendone le specifiche responsabilità.

I pazienti con scompenso cardiaco possono essere ospedalizzati oppure assistiti in setting specialistici in occasione di riacutizzazioni e ‘restituiti’  alle cure primarie una volta stabilizzati” spiega ancora Cartabellotta. “Considerato che spesso presentano comorbidità rilevanti come ipertensione, diabete, broncopneumopatia cronica ostruttiva eccetera, gestire tutte le informazioni è un processo complesso con ruoli e responsabilità non sempre chiari”. Ecco perché le linee guida NICE raccomandano di redigere e aggiornare periodicamente piani assistenziali personalizzati e strutturati da condividere con pazienti, familiari e caregiver oltre che con tutti i professionisti coinvolti nell’assistenza. “Tutto ciò – precisa il presidente Gimbe – senza trascurare gli interventi sugli stili di vita: dalla necessità di ridurre consumo di sali e apporto di liquidi, ai programmi riabilitativi personalizzati basati sull’esercizio fisico con obiettivi ben definiti e adeguatamente monitorati“.

“Auspichiamo che la versione italiana di questo documento del Nice”  conclude Cartabellotta “rappresenti un’autorevole base scientifica sia per la costruzione dei Pdta regionali e locali, sia per l’aggiornamento dei professionisti sanitari, oltre che per una corretta informazione di pazienti, familiari e caregiver”.

Le “Linee guida per la diagnosi e la terapia dello scompenso cardiaco cronico negli adulti” sono disponibili a questo link.

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