Gimbe: “Aifa, da rivedere i criteri per la nomina del direttore generale”

Gimbe: “Aifa, da rivedere i criteri per la nomina del direttore generale”

Roma, 29 ottobre – Il 24 ottobre scorso, come pubblicato in assoluta anteprima da RIFday,  il Ministero della Salute ha pubblicato un avviso pubblico per la manifestazione di interesse per l’incarico di direttore generale dell’Aifa, incarico che si renderà disponibile dal prossimo 9 dicembre, sancendo la fine della direzione di Luca Li Bassi. Le modalità di avvicendamento sono quelle inaugurate dall’ex ministra Giulia Grillo, che pubblicò un identico avviso per sostituire l’allora direttore Mario Melazzini.

Sul cambio al vertice dell’agenzia regolatoria nazionale è intervenuto oggi il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta (nella foto):  “Il direttore generale dell’Aifa è una figura chiave per la sostenibilità e l’innovazione farmaceutica del Servizio sanitario nazionale” spiega, ricordando che se da un lato gestisce la quota di spesa sanitaria più elevata, visto che il mercato dei farmaci vale più di € 29 miliardi di cui oltre € 22 di spesa pubblica, “dall’altro il Regolamento sull’organizzazione ed il funzionamento dell’Aifa (Dn 245/2004) ne fa una figura plenipotenziaria che, oltre ai poteri di rappresentanza legale dell’Ente, mantiene tutti quelli di gestione e direzione delle attività”.

Se la normativa prevede che sia il ministro della Sanità a nominare il direttore generale dell’Agenzia, “rispetto alla nomina fiduciaria l’avviso pubblico di manifestazione di interesse lanciato da Giulia Grillo è stato un primo passo verso la trasparenza” osserva Cartabellotta “anche se la successiva procedura di selezione è stata assolutamente opaca“. Prima della selezione di Li Bassi, infatti, venne  pubblicato solo il numero di richieste pervenute (93) e soltanto dopo la nomina di Luca Li Bassi sono stati resi noti i tre esperti che hanno selezionato la rosa dei candidati più adatti al ruolo. Al contrario, i metodi con cui gli esperti hanno valutato i curricula e le motivazioni della decisione della ministra Grillo di proporre Li Bassi alla Conferenza delle Regioni e Province autonome sono rimasti nell’ombra.

“Peraltro, a fronte dell’enorme complessità dell’Aifa”  continua Cartabellotta “i requisiti richiesti per ricoprirne il ruolo di direttore generale sono troppo generici e non è mai stato definito un profilo di competenze specifiche“. L’art. 10 del già citato Dm 245/2004 indica infatti criteri talmente minimalisti da lasciare massima discrezionalità nella scelta: diploma di laurea specialistica e, molto genericamente, “qualificata e documentata competenza ed esperienza sia sul piano tecnico-scientifico nel settore dei farmaci, sia in materia gestionale e manageriale”.

Un minimalismo che, secondo Cartabellotta,  stride ad esempio con l’ultima call della Commissione Europea per la nomina del direttore esecutivo della Ema, l’European Medicines Agency, che include una descrizione molto analitica delle competenze richieste: dall’esperienza in funzione dirigenziale alle conoscenze tecniche, dalle capacità di comunicazione e negoziazione ai requisiti formali, sino ai criteri di indipendenza e conflitto di interessi. Ma soprattutto descrive minuziosamente il processo che porta alla selezione dei candidati e quindi alla nomina del direttore esecutivo da parte della Commissione Europea.

“Considerate le enormi criticità nella governance della spesa farmaceutica” è il pensiero di Cartabellotta “la delicata gestione dei rapporti con l’industria, l’indifferibile revisione del prontuario, l’esigenza di conciliare sostenibilità e innovazione, l’insolita ‘doppia veste’ di agenzia regolatoria e di health technology assessment, la necessità di rilanciare l’informazione indipendente sui farmaci e di potenziare la ricerca indipendente, è indubbio che la selezione del direttore generale dell’AIFA debba avvenire su basi meritocratiche in assenza di conflitti di interesse“.

Ecco perché, secondo il preisdente di Gimbe,  sarebbe opportuno rendere pubblici, prima della nomina, “sia una descrizione analitica delle competenze richieste, sia le procedure e i criteri di valutazione che porteranno il ministro alla scelta fiduciaria di una figura che nel 2018 ha gestito oltre € 22 miliardi di spesa pubblica”.

“Certi che il ministro Speranza sceglierà la figura più idonea”  conclude Cartabellotta “la Fondazione Gimbeda un lato chiede di rendere il processo di nomina più esplicito e trasparente, dall’altro rileva che il Dm 245/2004 ha ormai fatto il suo tempo. Dopo 15 anni è dunque necessario avviare una discussione più ampia sulla necessità di modificarlo, in particolare rispetto alle modalità di conferimento dell’incarico di direttore generale, sia perché il ruolo dell’AIFA è profondamente mutato, sia perché la riforma degli enti vigilati è nell’agenda del nuovo Patto per la Salute“.

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