Farmaco può provocare coaguli di sangue, le raccomandazioni dell’Ema

Farmaco può provocare coaguli di sangue, le raccomandazioni dell’Ema

Roma, 4 novembre -Potrebbe aumentare il pericolo di coaguli di sangue nei polmoni e nelle vene profonde nei pazienti già a alto rischio e dunque, in queste situazioni, va usato di conseguenza con estrema cautela. È la raccomandazione contenuta nella revisione del Prac, il comitato di sicurezza dell’Agenzia europea dei medicinali, del farmaco anti-artrite reumatoide Xeljanz (tofacitinib).

Non è peraltro l’unica raccomandazione scaturita dalla revisione: l’Ema  precisa infatti in una nota che  le dosi di mantenimento (10 mg due volte al giorno) non devono essere utilizzate in pazienti con colite ulcerosa ad alto rischio, a meno che non vi sia un trattamento alternativo adeguato.

Ancora, il Prac raccomanda che i pazienti di età superiore ai 65 anni siano trattati con Xeljanz solo quando non esiste un’altra terapia. I pazienti ad alto rischio di coaguli di sangue  includono quelli che hanno avuto un infarto o hanno insufficienza cardiaca, cancro, disturbi ereditari della coagulazione del sangue o una storia di coaguli di sangue, così come i pazienti che assumono contraccettivi ormonali combinati, una terapia ormonale sostitutiva, devono subire un intervento chirurgico importante o sono immobili. I medici dovrebbero anche considerare altri fattori che possono aumentare il rischio di coaguli di sangue tra cui età, obesità, diabete, ipertensione o fumo.

• La nota dell’Ema su Xeljanz

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