Legge di bilancio, opinioni diverse dei medici sui 235 milioni di fondi per diagnostica di I livello

Legge di bilancio, opinioni diverse dei medici sui 235 milioni di fondi per diagnostica di I livello

Roma, 5 novembre  –  Ai medici di famiglia italiani, come è comprensibile, piace la misura contenuta nella legge di bilancio per il 2020 che mette a disposizione 235 milioni di euro per  l’acquisto di apparecchiature sanitarie per i medici di medicina generale.

“Giudichiamo positivamente la proposta del ministro della Salute Roberto Speranza sul finanziamento di strumenti diagnostici per gli ambulatori dei medici di famiglia” afferma infatti il presidente nazionale della Simg, la Società italiana di Medicina generale, Claudio Cricelli“Consideriamo questa decisione un passo avanti verso la costituzione di un vero team delle cure primarie che sia in grado di effettuare una presa in carico avanzata e onnicomprensiva dei bisogni della popolazione italiana. Si tratta di una delle priorità nella riorganizzazione del nostro sistema sanitario ed è necessaria soprattutto per il sempre crescente numero di pazienti colpiti da patologie croniche”. 

“Abbiamo già configurato gli obiettivi della presa in carico che presenteremo in maniera estesa durante il prossimo congresso Simg di fine novembre” aggiunge Cricelli, sottolineando come a questo percorso si affianchi la scuola di medicina pratica Simg Lab avviata a livello nazionale. “Con le sue 20 postazioni” spiega Cricelli “sarà attiva per l’intera durata del nostro congresso e abbiamo già avuto oltre 2.500 iscrizioni ai corsi diagnostici”.

“La nostra società sScientifica si sta impegnando sempre più per migliorare la formazione e l’addestramento dei medici di famiglia sugli esami diagnostici che possono essere eseguiti direttamente nei nostri ambulatori”  conclude Cricelli. “Da febbraio 2020 estenderemo programmi di formazione specifici a tutte le 124 sezioni periferiche della Simg. Grazie anche alla collaborazione di altre associazioni della medicina generale offriremo un percorso completo, associato ad una offerta di servizi e di strumentazione diagnostica adeguata”.

Ma sul provvedimento pro-Mmg contenuto nella manovra 202o, all’interno della professione medica, c’è anche chi la pensa diversamente. “Non ci convince, almeno nella misura in cui dovrebbe abbattere le liste di attesa, e ci  lascia invece fortemente perplessi”” afferma infatti  Pina Onotri, segretaria nazionale del Sindacato medici italiani (Smi). “I medici di medicina generale in Italia sono circa 50 mila, quindi avrebbero a disposizione circa 4000 euro pro capite per fare eventuali acquisti previsti dall’articolo 55 della nuova Legge di Bilancio. Una miseria se si confrontano i costi delle apparecchiature sanitarie; ma la verità è un’altra: la questione del supporto alle attività dei medici è posta in modo sbagliato. Per un servizio più efficiente abbiamo necessità di personale amministrativo infermieristico. Attualmente non tutti i medici percepiscono l’indennità di segretaria di studio, appena il 60 per cento e il 35 per cento quella da infermiere, con un contributo di appena 350 euro lorde per un medico che ha in carico 1000 pazienti. Una misura nettamente insufficiente” chiosa Onotri “con i compensi rimasti al palo da decenni”.

Atteso che nè le Aggregazioni funzionali territoriali nè le cosiddette Case della Salute hanno dimostrato di funzionare, in nessuna parte del Paese, er Onotri sarebbe forse stato meglio destinare quei 235 milioni di finanziamenti alla medicina del territorio. Davanti alla possibilità di erogare eventuali prestazioni diagnostiche, tutti gli Mmg italiani, secono Onotri, si pongono una serie di domande: quale sarà l’inquadramento a livello contrattuale di queste prestazioni, visto che oggi le prestazioni di particolare impegno erogate negli studi dei medici di famiglia non prevedono compensi ma solo un minimo rimborso dei materiali usati?  E quale dovrebbe essere l’inter formativo per assicurare le nuove prestazioni? Ma soprattutto dove potrebbero mai trovare il tempo, gli Mmg, di  assicurare le prestazioni diagnostiche aggiuntive (“sempre per un compenso di 4 euro lorde a paziente al mese”, precisa Onotri), in una situazione dove un medico massimalista dedica alle attività ambulatoriali domiciliari e burocratiche quasi 60 ore settimanali di lavoro?”

“La verità è un’altra” afferma Onotri “ancora una volta la politica si è rivelata miope rispetto al grido di sofferenza dei medici italiani. I loro stipendi, infatti, sono fermi dal 2010; non lo dice la mia parte sindacale ma tutte le più recenti analisi che certificano l’Italia come paese agli ultimi posti in Europa per gli stipendi dei medici”.

“Dalla Legge di bilancio del 2020 ci aspettiamo ben altro” afferma quindi la sindacalista. “Noi ci batteremo affinché venga previsto un fondo aggiuntivo da destinare al rinnovo dell’Accordo collettivo nazionale dei medici di medicina generale italiani, che equipari i loro stipendi ai colleghi francesi e tedeschi. Solo in questo modo si potrà mettere fine alla lenta agonia della professione medica nel nostro Paese e renderla attraente per le nuove leve di giovani medici e impedire l’implosione del Ssn. Un collasso” conclude Onotri “che non potrà essere evitato neanche traslando le mansioni dei medici di medicina generale ad altre figure professionali come, da tempo, si sta cercando di fare”.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi