Orlandi e Misasi ai vertici Federfarma: “Per favore, dite qualcosa di sindacale”

Orlandi e Misasi ai vertici Federfarma: “Per favore, dite qualcosa di sindacale”

Roma, 5 novembre – L’invito, sarcastico, è la parafrasi di una celebre battuta della filmografia  di Nanni Moretti: “Per favore, dite una cosa sindacale. O almeno dite una cosa”.  A rivolgerlo ai vertici di Federfarma è Farmacia Indipendente, la sigla animata da Alfonso Misasi e Alfredo Orlandi (nella foto),  con una nota che contesta l’approccio “molle” che Federfarma avrebbe riservato, negli ultimi giorni, a questioni come quella relativa alla Nota 96 destinata ai farmaci a base di vitamine D.

Mentre i medici , con la Fimmg, hanno reagito con “lettere di fuoco contro questo provvedimento” che ha prodotto non pco caos nei loro studi così come in farmacia, Federfarma si sarebbe limitata – accusano Orlandi e Misasi – ad “alcune righe di ‘supplica’ di una sanatoria per l’evidente ‘buco’ normativo-finanziario che inevitabilmente si sarebbe creato e per colpa certamente non nostra”.
“Buco” che alla fine, afferma la nota di Farmacia Indipendete,  “andrà a dover essere ancor più evidentemente riempito con i nostri soldini per gli addebiti che si andranno ovviamente a ripercuotere a livello provinciale. Complimenti. Come dire: Roma fa danno e le province riparano”.
La Nota 96 è però solo il pretesto per una serie di altre contestazioni, la prima riferita  a “un altro ‘caos’ pari al precedente, e cioè quello dei prodotti omega3, a tutto oggi risolto con il solito sistema del ‘turare un buco per lasciarne scoperti due’, e soprattutto lasciando ancora una volta alle abilità sindacali provinciali le risoluzioni dei pastrocchi romani” e le altre a questioni più sostanzione, come la riforma della remunerazione e i fondi alla medicina generale per l’acquisto di apparecchiature per le diagnosi di primo livello.
A proposito della  prima, Orlandi e Misasi ironizzano: “quasi quasi, pensavamo fosse stata già siglata e vigente senza che ce ne fossimo accorti, e invece a oggi giunge notizia che non si hanno notizie”.  Sulla previsione dei fondi agli Mmg per l’acquisto di strumentazione diagnostica esattamente sovrapponibile a quella destinata alle farmacie territoriali per l’attuazione della “farmacia” dei servizi”,  i due dirigenti sindacali si limitano a marcare la differenza che, mentre i medici sono finanziati per dotarsi di quelle apparecchiature, “la farmacia quella o quelle strumentazioni deve pagarle di tasca propria”.
La nota di Farmacia Indipendente – dopo un cenno veloce ai molti competitor che contendono spazi alla farmacia  (“case della salute, infermieri di “famiglia” controllori dei pazienti per una corretta assunzione dei farmaci, Mmg dispensatori di servizi ai fini di una sempre più corretta diagnosi”) – si chiede se il futuro della farmacia, in queste condizioni e in assenza di contro misure, non rischi di essere quello di  “arruolare e far riempire questionari su questionari ai pazienti, che a questo punto non verranno più in farmacia, oppure partecipare insieme ai centri commerciali, alle banche, alle fiere di paesi e città alla caccia al diabetico, da esporre poi come una sorta di trofeo per dire magari ”questo lo ho trovato io”.
Quindi la già ricordata parafrasi morettiana: “Per favore reagite, dite una cosa di sindacale, almeno dite una cosa, che quanto meno ci illuda di avere qualcuno che ci rappresenti e ci tuteli”. A rendere ancora più urticante il registro sarcastico, interviene la domanda che conclude la nota: “Ma a fronte di tutti questi ‘pastrocchi’  e considerando che qualunque disposizione venga approvata nelle ‘capitoline’ assemblee necessita poi di vero lavoro in sede regionale per un eventuale recepimento, non sarebbe il caso di far restare in sede provinciale le somme destinate mensilmente all’associazione nazionale?”

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