Sondaggio Mnlf sul Ccnl farmacie, il 75% contrario a orari più flessibili

Sondaggio Mnlf sul Ccnl farmacie, il 75% contrario a orari più flessibili

Roma, 6 novembre – Non dà davvero adito ad alcuna possibilità di equivoco il primo risultato scaturito dal sondaggio lanciato a fine ottobre  dal Movimento nazionale liberi farmacisti sul rinnovo del Ccnl dei dipendenti di farmacia privata, survey in verità molto parziale, finalizzata a rilevare le opinioni in ordine a due specifiche fattispecie: la richiesta di una maggiore flessibilità oraria avanzata in sede di trattative contrattuali dalla parte datoriale (Federfarma) e la disponibilità o meno a partecipare a uno sciopero, laddove questo venisse proclamato per dare forza alla contrattazione.

Una nota del Mnlf dà conto degli esiti dell’iniziativa, che sono appunto inequivocabili: il 75% di coloro che si sono espressi (il contatore della piattaforma Facebook di Mnlf registra poco meno di 600 voti) ha detto no a forme di maggiore flessibilità oraria.
“Pur non essendo un sondaggio esaustivo, perché ha riguardato solo coloro che seguono la nostra pagina social su Facebook” riconosce il vicepresidente di Mnlf Fabio Romiti (nella foto) “è però indicativo dell’umore che si cela dietro il bancone della farmacia italiana. Molta insoddisfazione, troppa frustrazione. Una situazione che sta diventando giorno dopo giorno sempre più esplosiva se si guarda anche alla
disponibilità data da molti apertamente a manifestare per il rinnovo del contratto”.
A supporto dell’affermazione di Romiti, la nota riporta alcuni dei commenti (tutti con identità in chiaro sulla pagina Facebook di Mnlf) espressi nel corso del sondaggio e ritenuti più significativi, sostanzialmente concordi nel respingere la richiesta di una maggiore flessibilità oraria, essendo già “insopportabile” il livello toccato con il contratto vigente, scaduto da sette anni.
Del “florilegio”  proposto da Mnlf, ci limitiamo a riportare i due commenti forse più significativi (anche se va detto che quasi tutti, mutatis mutandis, sono dello stesso tenore). Il primo è di una farmacista, S. D. , fermamente contraria a concedere ulteriori spazi in materia di orari: “Più flessibile di come siamo credo sia impossibile… Molti di noi lavorano tutti i festivi, le domeniche, senza pause pranzo e con reperibilità continua…  L’unica cosa che ci manca è pagare noi il datore di lavoro, per il resto siamo ok”.

Anche l’altro commento è di una farmacista,  A. S., contraria a una maggiore flessibilità, per quanto adeguatamente retribuita possa essere:  “No, i soldi non ripagano il tempo libero perduto che una persona può impiegare per se stesso, visite mediche, i propri cari, e per le donne nel lavoro di cura (doppio lavoro) verso bambini, anziani, familiari…” scrive nel suo commento. “Nella maggior parte delle farmacie il problema è sempre lo stesso: l’ organico ridotto all’osso, cosicché per le ferie di altri pagano ‘sempre gli stessi’ con il proprio giorno libero. In alcune farmacie il precariato viene utilizzato per sopperire a questo: ma il precario non ha i super poteri, ha diritto a riposo e ferie anche lui, soprattutto se questo precariato si protrae all’infinito. Sempre in alcune, non tutte, per fortuna, i permessi sono un optional che non vengono usufruiti e scompaiono magicamente dalle ‘buste paga’… Mi viene riferito che ci sono farmacie con turno di 8 ore continuate che non danno le pause di nemmeno 20 minuti e nemmeno per la pausa pranzo (nemmeno gli schiavi stavano così), gli organi competenti pretendono 150 crediti Ecm in 3 anni da fare a spese nostre e soprattutto, gravissimo, nel nostro tempo libero? Cioè quale? L’ unico giorno a settimana che abbiamo?”

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