Artrite reumatoide, ne soffrono 400mila italiani, solo il 40% si cura correttamente

Artrite reumatoide, ne soffrono 400mila italiani, solo il 40% si cura correttamente

Roma, 7 novembre – L’aderenza alla terapia è fondamentale in una patologia cronica con decorso invalidante, spesso non ben controllata, che costringe le persone all’assenza dal lavoro, gravando quasi totalmente sulle spalle delle famiglie in termini economici, sociali e psicologici.

Questo il tema centrale trattato durante il convegno Focus artrite reumatoide, organizzato da Motore Sanità con il contributo incondizionato di Lilly, primo di una serie di appuntamenti, nato con l’obiettivo di mettere a confronto sulle attuali buone pratiche organizzative e sui modelli di utilizzo dell’innovazione terapeutica, pazienti e operatori coinvolti nella diagnosi, gestione e cura delle malattie reumatiche, tracciando anche le aree critiche da migliorare.

“La Regione Lazio è dotata di una grande rete di professionisti che vanno sempre più messi in rete per rispondere ad una patologia cronica invalidante come l’artrite reumatoide” ha dichiarato Alessio D’Amato, assessore alla Sanità della Regione Lazio (nella foto), intervenuto ai lavori. “La ricerca ogni giorno produce numerose innovazioni terapeutiche per i pazienti affetti da questa malattia, soprattutto in termini di terapie personalizzate. L’obiettivo deve essere quello di garantire le cure più efficaci possibili trovando soluzioni adeguate sempre nel rispetto dei vincoli di spesa”.

A spiegare cosa sia e come colpisca l’artrite reumatoide ha provveduto Fabrizio Conti, professore associato di Reumatologia alla Facoltà di Medicina e Chirurgia della Sapienza di Roma: “Si tratta di  una malattia infiammatoria cronica sistemica che colpisce le articolazioni sia piccole che grandi, che diventano dolenti, tumefatte e con il tempo possono deformarsi. Si manifesta in genere tra i 30 e i 50 anni e nel nostro Paese ne soffrono circa 400.000 soggetti, soprattutto donne” ha spiegato il docente.Il processo infiammatorio delle articolazioni, se non prontamente e adeguatamente trattato, può determinare un danno prima a carico della cartilagine e poi dell’osso sottostante, fino ad avere difficoltà nello svolgimento delle normali attività quotidiane. L’approccio terapeutico attuale prevede, sin dalle fasi più precoci, la cura con farmaci in grado di modificare il decorso della malattia, come il methotrexate, con l’obiettivo di ritardare o arrestare la progressione del danno osseo ed evitare la disabilità”.

Per i pazienti che non ottengono questo entro i sei mesi dall’inizio della cura, ha quindi spiegato Conti, oggi sono disponibili farmaci biologici, che in 20 anni di utilizzo, hanno dimostrato di poter bloccare la malattia e migliorare la qualità di vita dei malati. “Negli ultimi due anni inoltre, il panorama terapeutico si è ulteriormente arricchito con una nuova classe di farmaci, i JAK inibitori, che hanno dimostrato ottima efficacia e facilità di somministrazione” ha concluso l’esperto, precisando che  “poiché i farmaci biologici e i JAK inibitori, seppur ben tollerati, non sono privi di effetti collaterali, è necessario che i pazienti trattati vengano seguiti presso centri specialistici”.

Si tratta, ovviamente, di terapie che hanno costi notevoli, argomento affrontato da Luca Degli Esposti, presidente di CliCon, società specializzata nella progettazione e nella realizzazione di progetti di outcomes research basati su database clinici e amministrativi. “Negli ultimi anni la spesa farmaceutica per acquisti diretti, sfiorando i 10 miliardi di euro, è diventata oggetto di forte discussione” ha detto Degli Esposti. “L’impatto su di essa dei farmaci biologici per il trattamento dell’artrite reumatoide, rappresenta un paradigma dell’esigenza di trovare soluzioni che permettano il rispetto dei vincoli di spesa ma l’accesso alle innovazioni terapeutiche. Questi infatti, oltre ad indurre una spesa rappresentano anche un’efficace tecnologia sanitaria nella gestione della malattia, anche da un punto di vista economico”.

Nella prospettiva di definire modelli di cura che garantiscano innovazione terapeutica e sostenibilità economica, secondo Degli Esposti, bisogna dunque fare i conti “con alcuni argomenti di particolare attualità, tra cui le scadenze brevettuali dei principi attivi da tempo sul mercato e insieme l’autorizzazione all’immissione in commercio di nuovi principi attivi che possano offrire efficacia, sicurezza e semplificazione nelle cure”.

Sulla questione della spesa sono poi intervenuti i due consiglieri della Regione Lazio, entrambi in quota Pd, Michela Di Biase  e Rodolfo Lena. Per la prima, “tutti gli investimenti volti a rafforzare l’appropriatezza di cura delle persone affette da patologia cronica, sono da considerarsi un investimento prioritario sia per il mantenimento di una qualità di vita soddisfacente dei pazienti, sia per la sostenibilità dei percorsi assistenziali regionali. Una priorità è assicurare adeguati standard di tempestività diagnostica, grazie ai quali è possibile curare la patologia efficacemente con un trattamento appropriato”.  Nel Lazio, ha spiegato Di Biase, “grazie a strutture con elevato grado di qualificazione e a un definito percorso diagnostico-terapeutico, sono stati introdotti strumenti di appropriatezza dell’uso dei farmaci reumatologici. Questo significa garantire una continuità di assistenza al paziente tra reumatologo, altri specialisti coinvolti a seconda della complessità del caso, medico di medicina generale e farmacista”.

Lena, da parte sua, pur affermando che “la Regione Lazio deve fare il possibile affinché vengano tutelate tutte le persone affette da una malattia invalidante come l’artrite reumatoide”, ha realisticamente ricordato la necessità di tenere però “sempre bene presente il rapporto costi/benefici dei farmaci innovativi”.

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