Rapporto Ocse, Italia in salute, ma con due criticità: invecchiamento e antibiotici

Rapporto Ocse, Italia in salute, ma con due criticità: invecchiamento e antibiotici

Roma, 11 novembre –  È disponibile e consultabile sul sito dell’Ocse Health at a Glance 2019, il rapporto annuale che confronta gli indicatori chiave per la salute della popolazione e le prestazioni del sistema sanitario tra membri dell’Organizzazione per lo sviluppo economico, Paesi candidati e partner. Tre le grandi aree di interesse del rapporto:  stato di salute e comportamento dei cittadini in materia di ricerca dello star bene; accesso e qualità dell’assistenza sanitaria; risorse disponibili per la salute.

L’analisi si basa sugli ultimi dati comparabili tra 80 indicatori, con dati provenienti da statistiche nazionali ufficiali.

Per l’Italia, Health at a Glance 2019 ha evidenziato una situazione complessivamente positiva: a fronte di una spesa sanitaria inferiore alla media, l’Italia ha infatti  la quarta più alta aspettativa di vita fra i paesi Ocse, 83 anni alla nascita. Pochi italiani muoiono prematuramente, con 143 decessi per 1000 persone per cause prevenibili, rispetto a una media Ocse di 208.

Meno del 6% delle persone valuta la propria salute “non buona”, rispetto a una media Ocse dell’8,7% e inoltre gli italiani hanno generalmente stili di vita sani. Il consumo di alcol è basso, e l’Italia ha la percentuale più bassa di “bevitori dipendenti” rispetto agli altri Paesi Ocse. Anche la percentuale di adulti in sovrappeso o obesi è relativamente bassa (46%, rispetto alla media del 56%). L’accesso e la qualità delle cure sono, in generale, buoni.

Ma non mancano le criticità: la percentuale di bambini in sovrappeso, ad esempio,  è la seconda più alta nei Paesi Ocse e nel nostro Paese  un adulto su cinque fuma giornalmente. Inoltre , la prescrizione di antibiotici attraverso i servizi territoriali continua a essere alta,  la seconda fra i Paesi Ocse, contribuendo potenzialmente a tassi più elevati di resistenza antimicrobica.

Emerge anche che la popolazione italiana invecchia rapidamente, con una forte dipendenza dalle donne (63,5%) per l’assistenza informale a soggetti non autosufficienti. L’Italia ha anche la più alta percentuale di medici di età pari o superiore a 55 anni nei Paesi Ocse, il che potrebbe comportare future carenze di personale sanitario.

Secondo le previsioni Ocse quella per la salute nei prossimi 15 anni supererà la crescita del Pil  in quasi tutti i Paesi, crescendo a un tasso medio annuo del 2,7%  per raggiungere il 10,2% del Pil entro il 2030, rispetto all’8,8% (registrato in Italia, ma è anche la media Ocse) nel 2018.

In termini di scelte di politica sanitaria, il rapporto Ocse evidenzia come il crollo dei tassi di fertilità e la crescita dell’aspettativa di vita abbiano determinato importanti cambiamenti demografici in Italia. La percentuale della popolazione di età pari o superiore a 65 anni è ora la quinta più alta nei Paesi Ocse, rappresentando oltre il 20% della popolazione. Entro il 2050, più di una persona su otto avrà 80 anni o più. Questo rapido invecchiamento della popolazione determina ulteriore domanda di assistenza sanitaria a lungo termine. L’Italia ha attualmente la seconda più alta prevalenza di demenza in tutto l’Ocse (23 per 1 000 abitanti). Entro il 2050, le proiezioni indicano che più di una persona su 25 vivrà con demenza. Nonostante ciò, nel 2017 l’Italia ha speso meno dello 0,6% del Pil per assistenza a lungo termine. Sebbene il numero sia in aumento, l’Italia ha il quinto numero più basso di posti letto per assistenza a lungo termine. L’erogazione di servizi di assistenza di base da parte di team integrati di professionisti può contribuire a migliorare gli esiti dell’assistenza a soggetti con patologie croniche e multi-morbilità.

L’altro fronte sul quale il rapporto punta l’indice a proposito del nostro Paese è la resistenza antimicrobica (Amr in inglese), che rappresenta un grave rischio per la salute pubblica, oltre a costituire un onere di spesa sanitaria e per l’economia nel suo insieme. Nel 2017, il volume totale di antibiotici prescritti nelle cure primarie era di 28 dosi giornaliere definite per 1000 abitanti, il secondo più alto nell’Ocse, rispetto a una media di 18 negli altri Paesi. La resistenza agli antibiotici influisce sulla sicurezza dei pazienti negli ospedali: l’Italia ha tassi di infezione associati all’assistenza sanitaria (Iaas) superiori alla media, con quasi il 6% dei pazienti ospedalizzati che hanno almeno una Iaas, che contribuiscono fino al 6% della spesa ospedaliera e possono essere mortali, perché i batteri resistenti agli antibiotici possono renderle difficili o addirittura impossibili da trattare. Servono dunque politiche efficaci per combattere la diffusione della resistenza antimicrobica, tra cui campagne di sensibilizzazione, prescrizione ritardata di antibiotici e formazione dei fornitori.

 

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