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lunedì 9 Febbraio 2026
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Misasi e Orlandi su Federfarma: “Pensa al DiaDay e prende schiaffi sulla convenzione”

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Roma, 12 novembre – Altro duro attacco di Farmacia Indipendente, la sigla animata da Alfonso Misasi (nella foto) e Alfredo Orlandi, contro la politica sindacale condotta dagli attuali vertici Federfarma. Nel mirino, questa volta, c’è il rinnovo della convenzione e – segnatamente – la bozza che la Sisac ha trasmesso alle sigle delle farmacie private e pubbliche, che certifica come l’agenzia pubblica (a seguito di un confronto con le Regioni) abbia respinto la quasi totalità delle contro-proposte più qualificanti che Federfarma e Assofarm  avevano inviato nel corso dell’estate  in risposta al primo documento trasmesso dalla struttura interegionale coordinata da Antonio Maritati.

Soltanto due delle indicazioni arrivate dalla farmacia (relative ai tempi di pagamento e alle indennità per i rurali)  hanno infatti trovato accoglimento da parte della Sisac, che ha espresso pollice sul resto delle proposte avanzate dalle due sigle delle farmacie, come riportato qualche giorno fa dalla newsletter F Press.  Un risultato ben al di sotto delle aspettative, che oltre tutto rischia (se mai dovesse trovare conferma: non va dimenticato che l’ambito è sempre quello di una trattativa, suscettibile quindi di profonde modifiche) di pregiudicare l’esito di due altre partite in corso, la riforma della remunerazione e la sperimentazione della farmacia dei servizi. Sulla prima, infatti, pende come un macigno una delle proposte (evidente l’ ispirazione delle Regioni…) contenute nella nuova bozza trasmessa da Sisac, concernente la possibilità di spostare sul canale della distribuzione per conto anche farmaci  non compresi nel Pht (vulgo: quelli della convenzionata).

Misura che potrebbe suonare come un de profundis per lo schema di remunerazione misto (quota fissa più percentuale sul prezzo) messo a punto da Federfarma e Assofarm: è infatti evidente che la quota marginale perderebbe senso e significato in una situazione nella quale le Regioni possono bypassarla con il semplice spostamento dei farmaci in Dpc, ambito nel quale esercitano una sovranità assoluta (anche in termini di determinazione dei compensi da riconoscere).

Ma finirebbe per correre qualche rischio anche la sperimentazione sulla farmacia dei servizi, per la quale Stato e Regioni hanno recentemente raggiunto un accordo sulle linee guida. Accordo sul quale la nuova bozza Sisac entra però a gamba tesa, elencando nella nuova convenzione i requisiti che la farmacia dei servizi dovrà strettamente osservare  (metri quadri minimi degli ambienti da dedicare ai servizi, apparecchiature, dotazioni eccetera). Requisiti che, ovviamente, non sono invece contemplati nelle linee guida recentemente sottoscritte da Stato e Regioni. Inevitabile chiedersi  chi si adeguerà a cosa, quando e in che modo.

Alla luce di tutto questo, Misasi e Orlandi si chiedono come mai dal cappello a cilindro dell’agenzia negoziale pubblica  possa uscire, all’improvviso,  una bozza di convenzione che ha più le sembianze dell’avvoltoio che quelle della colomba. Per i due dirigenti sindacali, la sorpresa (che avrebbe lasciato a bocca aperta, lasciano intendere, lo stesso Consiglio di presidenza Federfarma) non era poi così difficile da prevedere e provare a contrastare.
“In Assemblea, il dubbio di come un ipotetico spostamento di specialità farmaceutiche extra Pht in Dpc, se non in Dd, avrebbe potuto alterare fortemente la ‘partorienda’ remunerazione è emerso in più interventi: sarebbe bastato che si raccontasse come stavano andando le cose sul tavolo della Convenzione per ottenere un deliberato più ‘stringente’ e ‘sindacalmente’ più attento” scrivono Orlandi e Misasi.  “È mai possibile che, completamente presi dal fare i paracommercialisti, o i paraamministratori delegati, nessuno si sia accorto che mancano completamente le basilari tutele sindacali? Siamo sicuri che tenere fuori dalla cabina di regia di Federfarma la maggioranza delle rappresentanze regionali (11 su 21), come votato in Assemblea da molti degli stessi ‘esclusi’, non sia la vera causa di questa inconsistenza? Davvero non si sente il bisogno di un maggiore coinvolgimento?”
Analoga critica viene avanzata a proposito degli “impossibili requisiti proposti per la farmacia dei servizi: le farmacie rurali, il fiore all’occhiello della categoria, quelle dei centri nei quali maggiormente si avrebbe bisogno di servizi, sarebbero completamente impossibilitate dal poterli attuare”.

Farmacia Indipendente sferra quindi un duro attacco agli indirizzi di politica sindacale fin qui seguiti: “È mai possibile che le nostre forze debbano essere concentrate solo sul “dia day”, sui simposi dei social o su progetti di pharmaceutical care che vedono interessate solo una minima parte della categoria? Dobbiamo necessariamente attendere l’irreparabile per avere una reazione sindacale degna di questo nome?”
Un quesito che resta sospeso in quella che sembra essere a tutti gli effetti una chiamata di correo: “Non ci sentiremmo di addebitare colpe solo ed esclusivamente ai membri del Consiglio di presidenza. Dice un vecchio detto popolare: “…non è ladro solo chi entra in casa altrui per rubare, ma lo è anche chi aspetta sotto la finestra con il sacco aperto…..”.  I due non ritengono necessario esplicitare a chi si riferiscano: “Intelligenti pauca sufficiunt” concludono infatti Misasi e Orlandi, per poi chiedere tornando su un concetto già espresso in occasione della loro ultima sortita: nel nobile sindacato dei titolari di farmacia non solo è rimasto  più nulla di nobile, ma nemmeno di sindacale.

 

 

 

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