Banca Ifis, presentati a Roma i progetti delle “farmacie del futuro”

Banca Ifis, presentati a Roma i progetti delle “farmacie del futuro”

Roma, 14 novembre – Progettare il futuro? Si può e si deve fare, perché è l’unico modo per indirizzarlo. Ma lo sguardo non può che essere quello di chi oggi ha vent’anni, non quello di chi ha già i capelli bianchi. In questa affermazione di Stefano Micelli, docente di Economia e gestione delle imprese e presidente del corso di laurea in International management all’Università Ca’ Foscari di Venezia, c’è tutto lo spirito e il senso di Inspiring the future, progetto coordinato dallo stesso Micelli e promosso da Banca Ifis e Credifarma in collaborazione con Federfarma, Poli.Design (il Dipartimento di Design del Politecnico di Milano), il Dipartimento di Pianificazione, Design, Tecnologia della Sapienza di Roma e il master in Architettura digitale dell’Università Iuav di Venezia.

L’iniziativa, presentata ieri pomeriggio a Roma, è dedicata appunto alla “progettazione” della farmacia del futuro in un delicatissimo momento di transizione di un presidio sanitario e una professione che hanno attraversato otto secoli di storia e oggi sono a un turning point affollato di criticità e minacce, dietro le quali si celano, come sempre accade, anche molte opportunità. Che però bisogna sapere individuare, comprendere e declinare. Ed è proprio questa la mission che Banca Ifis – dopo aver condotto per alcuni mesi indagini sul campo e focus group con un campione scelto di farmacie clienti di tutta Italia per metterne a fuoco problemi, aspettative e aspirazioni  – ha affidato ad alcuni docenti delle università prima citate. I quali, in accordo con la considerazione inziale che il futuro deve progettarlo chi dovrà viverlo, hanno coinvolto i loro studenti, con la parola d’ordine – individuati i futuri trend delle farmacie italiane sia in termini di servizi e prodotti offerti sia in termini di spazi fisici –  di disegnare le “possibili” farmacie del domani.

Per facilitare la progettazione e l’innovazione sono state adottate le metodologie strategiche tipiche del design thinking, modello progettuale utilizzato per trovare nuove idee, anche di business, impiegando visione e gestione creativa. Gli studenti del master in Service design di Poli.Design, coordinati dai professori Stefano Maffei e Francesca Foglieni, e quelli del Dipartimento di Pianificazione, Design, Tecnologia dell’architettura dell’Università Sapienza, coordinati dai professori Carlo Martino e Monica Scanu, hanno così elaborato i loro avveniristici progetti, che – oltre a essere stati raccolti e descritti in una stimolante pubblicazione distribuita ieri, rivolta in primis ai farmacisti e agli operatori del settore consapevoli della necessità di innovare – sono stati resi visibili e “visitabili” grazie all’utilizzo della realtà aumentata.

Cinque i modelli di farmacia del futuro scaturiti dalla collaborazione tra Banca Ifis e università, tutti contrassegnati (un segno dei tempi, più che un’autentica necessità) da una denominazione in inglese: il primo è la social pharmacy, configurata sulla nuova realtà multiculturale e cosmopolita delle città di oggi e dunque concepita per rispondere alla diversificazione con un’offerta basata sulla varietà e sulla personalizzazione.

Segue la mutant pharmacy, ovvero una farmacia che cambia funzione e, da centro prevalentemente dedicato alla vendita, diventa luogo che offre nuove forme di consulenza, grazie a una riconfigurazione degli spazi, pensati per essere flessibili, ampliabili, adattabili e temporanei.

La forum pharmacy, invece, nasce dal presupposto di esaltare il ruolo professionale del farmacista come counselor di salute, figura autorevole di riferimento sanitario in grado di divulgare informazioni attendibili, in antitesi con le troppe fake news che circolano nel mondo digitale, e dovrà quindi organizzare lo spazio pr comunicare autonomamente cura e premura nei riguardi del cliente-paziente, mettendo anche a disposizione  strumenti tecnici di monitoraggio della salute e di assistenza rispoetto all’aderenza alla terapia, il tutto al fine di innescare un circolo virtuso di interrelazione tra paziente e farmacista.

Anche il quarto modello progettato, la craft pharmacy, è sviluppato sulla centralità del paziente e punta a una customerizzazione spinta, attraverso la proposta (display) del ventaglio di prodotti tra i quali l’utente potrà scegliere personalmente, se del caso personalizzandoli, ma anche mediante  l’offerta di consulti specialistici di professionisti esterni (medici, ortopedici, dermatologi, nutrizionisti eccetera) e addirittura la produzione, grazie alla stampa £D, di farmaci personalizzati a rilascio controllato e dosaggio multiplo, trattamenti cosmetici ad personam, ortesi realizzate su mmsira  e preparazioni galeniche e veterinarie anch’esse tailor made.

Quinto e ultimo progetto è quello della augmented pharmacy, il modello più avveniristico dove imperano le nuove tecnologie, grazie alle quali la farmacia diventa un “ecosistema digitale innovativo”, un ambiente tecnologico dove l’interattività con il paziente (tramite app e smart mirror) è la cifra distintiva e dove, grazie all’accesso a crescenti quantità di dati, la farmacia potrà ottimizzare le performance e affinare la proposta dei servizi offerti. Mettendo a sistema i dati utente su acquisti, salute e utilizzo dello spazio, il farmacista potrà addirittura essere in grado di prevedere ciò di cui  la farmacia deve essere fornita e quali servizi introdurre.

La sintesi, priva com’è delle declinazioni di dettaglio, non rende ovviamente giustizia alle molte e avveniristiche idee che connotano i cinque progetti, tutti decisamente “estremi” e spiazzanti e come tali inevitabilmente destinati a sollevare molti interrogativi in ordine alla loro declinabilità concreta. Ma proprio questo era lo spirito dell’iniziativa: volare alto, offrendo suggestioni, anche provocatorie e dunque impattanti,  per offrire un contributo importante a chi – nel mondo della farmacia – deve guardare al futuro con un atteggiamento fattivo, provando a costruirlo anzichè limitarsi ad attenderlo, come ha peraltro spiegato il direttore generale di Banca Ifis Alberto Staccione (nella foto insieme al presidente di Federfarma Marco Cossolo) nell’intervento introduttivo al convegno di ieri.

“Banca Ifis è da sempre ponte tra università e impresa, perché la contaminazione delle conoscenze apre le porte non solo alla creatività ma anche a collaborazioni proficue, indagando scenari completamente inediti” ha detto Staccione. “Il progetto Inspiring the Future Pharmacy sul futuro della farmacia nell’era digitale è un esempio concreto di come docenti, studenti e imprese possano lavorare insieme per analizzare problemi reali e immaginarne le soluzioni per il futuro, identificando opportunità e nuove sperimentazioni rispetto a un quadro di minacce e restrizioni al cambiamento. È una modalità per dare ulteriore energia alla capacità innovativa delle nostre imprese, in questo caso i farmacisti, e noi vogliamo fare la nostra parte per orientare e agevolare il cambiamento”.
Cambiamento che – ha voluto sottolineare Cossolo, deve essere in primo luogo di natura culturale e riguardare ogni singolo farmacista: “Le farmacie godono ancora del privilegio di essere il presidio territoriale di dispensazione del farmaco” ha detto il presidente di Federfarma “e dunque la dispensazione professionale e capillare del farmaco non potrà che essere anche in futuro il punto focale della nostra mission. Ma attenzione, non potrà essere più una garanzia sufficiente ad assicurarci il futuro. Per questo dobbiamo cambiare paradigma e il modello della farmacia dei servizi va letto in questo senso, come necessaria opportunità di sviluppo, senza ovviamente dimenticare che il presupposto per renderla possibile resta la sostenibilità del servizio farmaceutico.  Viviamo una difficile fase di cambiamento che richiede, da parte nostra, grandi sforzi e adattamenti, che sono in primo luogo culturali e che Federfarma è impegnata con tutte le forze a sostenere, insieme alla Fofi. Ma serve l’impegno personale di ognuno di noi, nessuno può tirarsi indietro”.

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