Altroconsumo, inchiesta su farmacie on line e “fisiche”: “Le vendite prima di tutto”

Altroconsumo, inchiesta su farmacie on line e “fisiche”: “Le vendite prima di tutto”

Roma, 18 novembre – La premessa è che un’indagine condotta su 28 farmacie on line e dieci farmacie di comunità fisicamente aperte sul territorio, non è certamente probante dal punto di vista della significatività statistica, men che meno se (come nel caso di specie), non è del tutto chiara la composizione del campione presso il quale sono stati effettuati gli acquisti e, in particolare,  se le farmacie on line siano tutte farmacie o se invece comprendano anche parafarmacie e corner della Gdo. Ma – pur con tutte le riserve e i distinguo del caso – sarebbe un grave errore sottovalutare gli esiti emersi dall’ultima rilevazione condotta nel mondo della farmacia italiana dall’associazione Altroconsumo, da decenni impegnata in attività di tutela dei consumatori.

La storica sigla consumerista  ha condotto una delle sue classiche inchieste “sul campo”, acquistando dieci confezioni del lassativo Pursennid in 28 diverse farmacie (o comunque esercizi abilitati a vendere on line farmaci senza obbligo di prescrizione) attive on line. L’ordine, informa Altroconsumo, è sempre andato a buon fine con l’arrivo dei prodotti ordinati nel giro di pochi giorni. “Nessun filtro automatico ha bloccato l’ordine, nessun farmacista ci ha contattato (via email o al telefono: i recapiti devono essere indicati nell’ordine) per chiederci i motivi di un acquisto così ragguardevole di lassativi: 300 compresse, con le quali si può andare avanti due mesi e mezzo (alla dose massima consigliata di quattro confetti al giorno)” . Il tutto, ricorda “per inciso”Altroconsumo, senza preoccuparsi del fatto che sul foglietto illustrativo del medicinale si raccomanda di non superare una settimana di trattamento.

La stessa nonchalance nella dispensazione del farmaco si sarebbe  peraltro registrata nelle dieci farmacie “fisiche”  visitate dagli incaricati di Altroconsumo, rivolgendosi a un farmacista “in carne e ossa”. Anche in questi casi, i professionisti hanno venduto le dieci confezioni di lassativo richieste battendo lo scontrino  “senza fare una piega”. L’inchiesta evidenzia due casi (entrambi a Roma) in cui ifarmacisti, non avendo il farmaco immediatamente disponibile nella quantià richiesta,  hanno suggerito di ordinare le confezioni richieste e di tornare il giorno dopo. “Non una domanda sulle ragioni dell’acquisto di tante confezioni tutte insieme, né di quale uso ne avremmo fatto, né tantomeno qualche raccomandazione sull’abuso di lassativi” osserva Altroconsumo, aggiungendo che un tale comportamento è tutt’altro che in linea con i doveri professionali del farmacista e, in particolare, ignora l’art. 12 del Codice deontologico della professione, che recita testualmente: “Il farmacista promuove l’automedicazione responsabile e scoraggia l’uso di automedicazione quando non giustificato da esigenze terapeutiche”.

Inevitabile e lapidaria  la conclusione della sigla consumerista: “Tutti i farmacisti (online e in negozio) hanno avuto lo stesso comportamento, più da commerciante che da operatore sanitario”. Insomma, “le vendite prima di tutto“, come recita, con sintesi urticante, il titolo dell’inchiesta di Altroconsumo.

La rilevazione ha anche evidenziato la frequente mancanza di coincidenza tra il prezzo online e quello nella farmacia “fisica” corrispondente. Esiste una previsione di legge che prevede che il prezzo debba essere lo stesso e, per quanto la stessa Altroconsumo ritenga la norma insensata, “le leggi si rispettano”. Cosa che invece non sembra avvenire: “Dalle nostre prove a campione su dieci siti, il prezzo è risultato uguale solo in due casi” scrive Altroconsumo. “Quando i prezzi sono diversi, quello online – come è facile intuire – è sempre più basso di quello praticato nella farmacia fisica. Le differenze di prezzo possono essere notevoli.  Due esempi? Il cerotto medicato Flector può costare 5,70 euro online mentre ben 14,60 nel negozio fisico della stessa farmacia. Tachipirina rispettivamente a 2,75 o 5 euro a seconda che la stessa farmacia la venda online o in negozio. Certo, la concorrenza online è più agguerrita, ma se non si vuole contravvenire a un obbligo di legge (anche uno sbagliato come questo), bisognerebbe abbassare anche i prezzi nella farmacia fisica”.

Oltre a quelli tra on line e farmacie fisiche, l’inchiesta mette in evidenza anche la grande variabilità di prezzi da un sito all’altro.  Da una rilevazione effettuata a giugno sui 28 esercizi on line (“farmacie e parafarmacie“, scrive Altroconsumo, senza precisare quante di un tipo e quante dell’altro) relativa a trenta farmaci di fascia C senza obbligo di ricetta scelti tra i più noti e acquistati(da Aspirina a Zerinol, da Imodium a Tachipirina), sono emerse differenze di prezzo sui singoli farmaci che “si attestano in media intorno all’80%, ma possono arrivare fino al 152%”.

“La convenienza di un sito però non si valuta sulla base di un singolo medicinale, per questo abbiamo esteso la nostra analisi a tutti i farmaci selezionati” scrive Altroconsumo, che alla luce della “volatilità” dei prezzi conclude con il consiglio di “fare sempre un giro tra diverse farmacie online prima di acquistare. Un confronto che su internet, rispetto alle farmacie fisiche, risulta di gran lunga più facile” conclude la sigla consumerista, evidenziando così una delle ragioni (la comodità) che con ogni probabilità favorirà in futuro quella crescita della quota di mercato dei farmaci on line  che è concordemente preconizzata da tutti gli esperti di settore e che peraltro già si riflette sui notevoli incrementi registrati negli ultimi anni: nel 2018 il valore delle vendite online di farmaci da banco, integratori, dietetici e cosmetici è stato di circa 154,5 milioni di euro, con un aumento di oltre il 60% sui 96 milioni del 2017. Secondo le previsioni di Iqvia, provider globale di dati e tecnologie innovative in ambito farmaceutico, il mercato italiano crescerà a tripla cifra arrivando nel 2020 a 315 milioni di euro e potrebbe diventare il terzo mercato europeo dopo Germania e Francia.

La versa sfida (e l’inchiesta di Altroconsumo ne è in qualche modo un’avvisaglia) sarà coniugare lo sviluppo di questa tendenza con la necessità di mantenere il mercato del farmaco nella sfera della vendita professionale assistita, unico diaframma in grado di impedire che le medicine finiscano per essere definitivamente assimilate a “qualsiasi” prodotti di consumo e i farmacisti, per conseguenza,  a essere considerati (per dirla come Altroconsumo) “più commercianti che operatori sanitari”.

 

 

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