Consiglio nazionale Fofi, Mandelli: “Farmacia dei servizi, una gara da vincere”

Consiglio nazionale Fofi, Mandelli: “Farmacia dei servizi, una gara da vincere”

Roma, 20 novembre – “Consiglio nazionale della Federazione degli Ordini dei Farmacisti:‬ i farmacisti sono di fronte alla sfida decisiva per il futuro della professione, con la sperimentazione della farmacia dei servizi cambia il paradigma dell’assistenza sul territorio”.

Questo il tweet con il quale il presidente della Fofi Andrea Mandelli  ha voluto comunicare, in corso d’opera, il senso della seduta della massima assise professionale, tenutasi ieri a Roma.

Un appuntamento dedicato appunto in larga prevalenza all’avvio della sperimentazione della farmacia dei servizi in nove Regioni del Paese, occasione che la professione farmaceutica non può nè deve perdere per dimostrare che – nel necessario percorso per spostare l’asse della sanità dall’ospedale al territorio, rivedendo radicalmente l’accesso a cure e servizi – farmacia e farmacisti sono uno snodo fondamentale e imprescindibile, un presidio che alla sua identità di luogo specifico e privilegiato di dispensazione dei farmaci aggiunge quella  di “centro sociosanitario polifunzionale a servizio della comunità nonché come punto di raccordo tra ospedale e territorio e front office del Servizio sanitario nazionale nel rispetto delle direttive nazionali e regionali”.

La relazione di Mandelli (qui il testo integrale) ha toccato come di consueto tutti i temi di maggiore criticità e attualità della professione (governance farmaceutica, con particolare riguardo alla necessità di correggere gli attuali squilibri che premiano la distribuzione diretta rispetto a quella convenzionata nelle farmacie di comunità, ma anche riforma della remunerazione, rinnovo del Ccnl della farmacia privata, formazione universitaria, aggiornamento Ecm, argini al capitale, nodo parafarmacie e problemi occupazionalie, per citare i più significativi).

Il tutto, però, dipanato seguendo il filo rosso della farmacia dei servizi, vero asse della relazione del presidente della Fofi, che ha molto insistito sulla centralità di questo percorso, nel quale, ha sintetizzato con un’ardita metafora, “abbiamo guadagnato la pole position, ora dobbiamo vincere la gara”.

Un’esortazione importante, anche perché in pista ci sono competitor davvero temibili, su tutti i medici di medicina generale e gli infermieri. Che, a proposito di pole position e griglie di partenza, sembrano in realtà almeno qualche metro più avanti di farmacia e farmacisti. I Mmg, come è noto, hanno appena ottenuto un riconoscimento molto importante, anche in termini di investimento, con lo stanziamento previsto nella Legge di bilancio di 235,8 milioni (qualcuno in più, rispetto ai 36 in tre anni stanziati per la farmacia dei servizi), destinati  all’acquisto di strumenti di diagnostica di primo livello (Ecg, holter, spirometro, dermoscan, servizi di tele-care e tele-health e telemonitoraggio, teledermatologia, retinografia, polisonnografia). Il tutto, come recita la norma, per sostenere “la valenza centrale” dei Mmg sul territorio e permettere loro di erogare “una definita gamma di servizi ai cittadini (…) in grado di concorrere alla sostenibilità del Servizio sanitario pubblico, realizzando una più forte presa in carico degli utenti, migliorando la gestione delle cronicità, decongestionando le liste di attesa, favorendo un minore ricorso al Pronto Soccorso e garantendo in buona sostanza più elevati livelli di appropriatezza delle cure”.

Per quanto riguarda gli infermieri, procede a grandi passi il percorso per l’affermazione dell’Ifec, acronimo con il quale bisognerà giocoforza familiarizzare: sta per “infermiere di famiglia e comunità” ed è appunto la figura professionale che da anni la Fnopi, la federazione professionale degli infermieri, cerca con molta tenacia e determinazione di affermare come quella di professionista pivot per l’assistenza, la coesione sociale e il contrasto alle disuguaglianze di salute nelle zone montane e le isole  (le cosiddette “aree interne”). Un percorso, quello della Fnopi, che oltre a incassare il sostegno del ministero della Salute, ha già  prodotto risultati concreti di diverse Regioni, con disegni di legge regionale che prevedono appunto l’istituzione dell’Ipec e l’attivazione a livello distrettuale di progetti innovativi e sperimentali di assistenza, all’interno dei quali l’infermiere garantisce al paziente lo sviluppo di un piano di cure personalizzato, attraverso interventi domiciliari caratterizzati da competenze ad alta componente tecnico-scientifica, facilitando e favorendo il coordinamento e l’utilizzo appropriato dei diversi servizi. Con molto pragmatismo, gli infermieri (è il caso ad esempio del Lazio) hanno già da tempo avviato corsi formativi ad hoc per quello che i loro vertici professionali definiscono “il percorso che porta al futuro”.

In questo quadro (che è sembrato opportuno richiamare, nel rispetto del principio di realtà) si colloca “la sfida decisiva per il futuro della professione” rappresentata dalla farmacia dei servizi, che Mandelli ha voluto giustamente e utilmente rappresentare ieri davanti ai presidenti degli Ordini provinciali dei Farmacisti di tutta Italia, con una chiamata all’impegno collettivo. Il traguardo  della farmacia dei servizi come presidio polifunzionale centrato sul ruolo professionale in grado di erogare servizi cognitivi, infatti, non potrà mai essere raggiunto senza la convinta partecipazione di tutti e di ciascuno:  è assolutamente fondamentale che  tutti i farmacisti di comunità (a partire dai collaboratori, che come ha ricordato il presidente della Fofi  sono “di gran lunga la componente maggioritaria” della categoria),  sviluppino competenze trasversali attraverso una specifica formazione professionale mirata a dare impulso alla qualificazione dell’offerta di nuovi servizi sociosanitari.

Nessuno, dunque, può chiamarsi fuori o tirarsi indietro, ed è proprio questo il messaggio che Mandelli ha voluto trasmettere ieri, richiamando l’intera  categoria a raccogliere la sfida in prima persona e con il massimo impegno. Senza il quale – visto che, come abbiamo ritenuto opportuno ricordare, non si tratta di una corsa en solitaire – la sfida è inevitabilmente destinata ad impinguare il già ricco catalogo delle battaglie perse in partenza.

 

 

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