Lista esclusa dalle elezioni Federfarma Venezia, le spiegazioni degli interessati

Lista esclusa dalle elezioni Federfarma Venezia, le spiegazioni degli interessati

Roma, 25 novembre – Com’era prevedibile, ha fatto molto discutere sulle piattaforme social di categorie l’esclusione a  Venezia di una delle due liste di farmacisti titolari candidate alle prossime consultazioni elettorali per il rinnovo delle cariche di vertice del sindacato provinciale dei titolari, svoltesi il 22, 23 e 24 novembre.

A spiegare le opposte ragioni della vicenda, nell’immediata vigilia del voto, sono intervenute due note, una firmata dai rappresentanti della lista esclusa (Daniele Carraro e Vincenzo Rigamonti) e l’altra dai vertici del sindacato, unici a rimanere ufficialmente in lizza nella competizione  elettorale.

Carraro e Rigamonti raccontano le modalità seguite per presentare, il 14 novembre, le firme a sostegno della loro lista (32, contro le 30 richieste dallo stato associativo), scesa in campo – spiegano – “per far sì che almeno una volta, dopo tanti anni, si possa votare scegliendo tra due proposte”.
“Non abbiamo ritenuto opportuno dover verificare, quando ci siamo presentati dai Colleghi, che avessero delega omologata depositata in Associazione” spiegano i due, ammettendo con trasparenza quella che – a posteriori – si è rivelata una leggerezza.
“Solo martedì 19 in orario di chiusura, ben cinque giorni dopo la consegna della lista, ci è stato comunicato tramite mail che la nostra lista era stata annullata poichè c’erano alcune firme non conformi. Si tratta di casi dove aveva firmato un socio invece di un altro o di un paio di colleghi che in perfetta buona fede avevano messo la firma su entrambe le liste”.

Carraro e Rigamonti, senza forzare i toni, si limitano a osservare che “se il presidente ci avesse informato lo stesso giorno che alcune firme non erano
regolari (visto che anche l’altra lista è stata depositata giovedì 14) non avremmo avuto problemi a raccogliere ulteriori firme nella giornata di venerdì 15, ultimo giorno utile”. Cosa che, però, non è avvenuta: “Il presidente purtroppo, in perfetta buona fede, ci ha comunicato il problema solo a termini ormai scaduti. Noi crediamo che il confronto leale e democratico sia più importante dell’applicazione di alcuni passaggi statutari, che oltre ad essere poco democratici sono di dubbia interpretazione”.
I due esclusi evidenziano quindi la necessità di cambiare lo statuto del sindacato,  invitando i colleghi a recarsi alle urne e a  votare per loro, esprimendosi  così  “per il rinnovamento e la democrazia della nostra associazione”.

Le spiegazioni dell’accaduto dell’Associazione sono invece tutte giocate sul terreno delle regole dello statuto, ai sensi del quale – premette la nota – “al Consiglio Direttivo spetta la verifica e l’applicabilità delle regole come stabilite”.

“Considerato che ambedue le liste presentavano delle criticità è stata richiesta una memoria al legale convenzionato con l’Associazione al fine di avere un parere imparziale e nella trasparenza, che è a disposizione di tutti gli Associati, su richiesta, e previo rispetto della normativa sulla privacy” scrivono i vertici associativi, aggiungendo che soo sulla base di quel parere  “il Consiglio direttivo ha autonomamente preso la sua decisione. a maggioranza, con l’astensione degli interessati, e ciò al fine di garantire la massima trasparenza”. Le decisioni, avverte il bisogno di precisare la nota, “sono state prese in conformità dello spirito associativo e a tutela di tutti gli iscritti”.

Vengono quindi richiamate (“per scrupolo”) alcune previsioni statutarie e riportato il verbale con il dettaglio delle irregolarità che hanno portato a cassare le firme irregolari a termini di statuto, con la conseguente esclusione della lista guidata da Carraro e Rigamonti. Non un cenno, invece, alla mancata segnalazione, all’atto della consegna delle firme, della presenza di possibili irregolarità (segnalazione che, se tempestiva, avrebbe consentito di ovviare ai problemi) nè alla questione di fondo sollevata dai due contendenti rimasti al palo: vale di più la possibilità di garantire “il confronto leale e democratico” o l’applicazione rigida e rigorosa delle regole di uno statuto, rischiando di cadere nella fattispecie terenziana e ciceroniana del “summum ius summa iniuria”?

Al momento in cui scriviamo, non abbiamo ancora informazioni sull’esito del voto per Federfarma Venezia, ma è certo che dirà molto su cosa i farmacisti titolari veneziani pensino, più che della vicenda in sè, di quale sia il valore ritenuto prevalente tra il diritto alla libera espressione democratica in situazioni che riguardano il bene comune e la necessità di rispettare con il massimo rigore le regole. Che peraltro, almeno nel nostro Paese  (lo sosteneva Giovanni Giolitti agli albori del secolo scorso)  sono quelle cose  che “per i nemici si applicano, per gli amici si interpretano”.

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