Resistenza batterica, Sileri: “Aumentare la sorveglianza, ma professionisti devono fare di più”

Resistenza batterica, Sileri: “Aumentare la sorveglianza, ma professionisti devono fare di più”

Roma, 25 novembre – “Gli antibiotici sono stati una delle più importanti scoperte dell’umanità e restano un bene preziosissimo che occorre preservare affinché possano continuare a esserci utili. I dati sulla diffusione dell’antibioticoresistenza mostrano come l’Italia sia tra i Paesi con il più alto livello, ma nell’ultimo anno è evidente un trend in calo, che indica che la strada intrapresa è quella giusta”.

Lo ha detto il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri (nella foto) aprendo i lavori, venerdì scorso,  della Giornata sull’uso consapevole degli antibiotici, che ha riunito esperti e giornalisti nell’auditorium Biagio d’Alba del Ministero della Salute in occasione della Settimana mondiale sull’uso consapevole degli antibiotici.

Sileri ha illustrato i passi avanti compiuti per contrastare il fenomeno dell’antibioticoresistenza, a partire dal Piano nazionale per il contrasto dell’antimicrobico-resistenza del 2017, la cui attuazione è sotto monitoraggio da un gruppo multidisciplinare che risponde al  metodo adottato, One Health, ovvero uno sforzo congiunto di più discipline professionali – medicina umana e veterinaria, settore agroalimentare, ambiente, ricerca e comunicazione, economia, e altre – che operano, a livello locale, nazionale e globale, con uno scopo comune che si può riassumere in tre obiettivi prioritari: prevenire e ridurre le infezioni, soprattutto quelle correlate all’assistenza sanitaria; promuovere e garantire un uso prudente degli antimicrobici e ridurre al minimo l’incidenza e la diffusione dell’antimicrobico-resistenza e i rischi per la salute umana ed animale ad essa correlati.

“I dati”  ha detto il viceministro “mostrano nel complesso quanto necessario e improrogabile sia investire nella formazione dei professionisti sanitari, che basino il loro operato sulle evidenze scientifiche e sugli effettivi bisogni di cura, e nella comunicazione e informazione per la popolazione perché si interrompa la pressione sui medici e cessino le pressanti richieste di antibiotici anche di fronte al primo sintomo di malessere. Il cittadino ha un ruolo e una responsabilità, per questo deve essere consigliato e guidato nelle scelte di salute e deve trovare interlocutori esperti e capaci, in grado non solo di fornirgli le corrette prescrizioni, ma anche di comunicare nella maniera più adeguata, per indurre cambiamenti nelle conoscenze, per modificare le attitudini, e influire sui comportamenti”.

Al riguardo, sono stati presentati i dati di un indagine Censis sul grado di consapevolezza del Paese sull’antibioticoresistenza secondo la quale l’80% degli italiani sono preoccupati dell’impatto del fenomeno sulla propria salute e su quella della famiglia, ma ancora tanti pensano di non poter contribuire a ridurre problema o non sanno cosa fare. I dati dell’indagine serviranno a realizzare campagne di informazione mirate ed efficaci.

Riguardo al consumo di antibiotici, i dati Aifa, relativi al 2018, mostrano come in Italia si faccia ancora abuso di questi farmaci, con il 90% delle prescrizioni a carico del Ssn che proviene dai medici di medicina generale (Mmg) e dai pediatri di libera scelta, che contribuiscono con il 75,2% sul totale dei consumi; il rimanente è distribuito tra le strutture sanitarie pubbliche (8,9%) per farmaci prescritti ai pazienti in ospedale o acquistati su prescrizione della struttura ospedaliera per proseguire il trattamento dopo la dimissione, e acquisto da parte del cittadino in una farmacia senza ricetta rossa (15,9%). L’impiego inappropriato di antibiotici (ovvero per patologia per le quali non dovrebbero essere prescritti, prima fra tutte l’influenza) supera il 30% in tutte le condizioni cliniche studiate: influenza, raffreddore comune, laringotracheite, faringitee tonsillite, cistite non complicata e bronchite acuta

Numeri che chiamano necessariamente in causa i comportamenti professionali non solo dei medici, non inappuntabili sul terreno dell’appropriatezza prescrittiva, ma purtroppo anche i farmacisti: quasi 16% degli acquisti di antibiotici in farmacia, infatti, avviene in assenza di ricetta. Registrano, per contro, un trend in diminuzione i dati sul consumo di antibiotici in ambito veterinario, con un calo delle delle vendite nel periodo 2010-2017 addirittura del 30%, ancora insufficiente però a riallineare l’Italia con le migliori pratiche europee.

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