Sinasfa su Ccnl farmacie: “Il peggior contratto in assoluto, ecco come migliorarlo”

Sinasfa su Ccnl farmacie: “Il peggior contratto in assoluto, ecco come migliorarlo”

Roma, 25 novembre – “Il Ccnl  dei farmacisti di farmacia privata è senza tema di smentita il peggior contratto che esista a livello nazionale, per non parlare del confronto a livello europeo per la figura del farmacista”.

Parte con questo giudizio tranciante e definitivo la premessa di Sinasfa (il sindacato dei farmacisti non titolari presieduto da Francesco Imperadrice, nella foto) al lungo documento predisposto per elencare, in dettaglio e con puntiglio, le richieste dei farmacisti dipendenti nell’ambito di un rinnovo che tarda ad arrivare e ancora registra un sostanziale stallo nelle trattative.

“Chiariamo che queste sono le minime modifiche urgenti che devono essere fatte per rendere dignitoso il nostro contratto”, scrive  Sinasfa,  auspicando che il documento (disponibile integralmente sul sito di Sinasfa  a questo link) “abbia risonanza all’interno del sindacato Federfarma”.

Va detto subito che l’elenco delle richieste è davvero lungo: la prima è quella di portare la paga oraria almeno a 10 euro l’ora netti, anche alla luce del fatto che è completamente saltata una tornata di rinnovo contrattuale, quella del 2013-2016 (e sta peraltro rischiando di fare la stessa fine anche la tornata 2017-2020). “A  dicembre 2019 saranno 98 gli stipendi ricevuti dopo la scadenza del contratto,  cosa che avrà  ricadute pesanti  anche sul nostro Tfr e sulla  nostra  pensione” scrive Sinasfa. “I titolari sul mancato rinnovo del nostro Ccnl in questi sette anni  hanno risparmiato migliaia e migliaia di euro, a noi  ad oggi sono costati sette anni di sacrifici”.

Segue la richiesta di scorporare la figura del farmacista dall’attuale contratto delle farmacie private per collocarlo nel comparto della sanità, rendendo così giustizia alla dimensione sanitaria della professione.

Segue la richiesta di equiparare la retribuzione dei farmacisti dipendenti da farmacie rurali sussidiate a quelli delle farmacie urbane. Svolgono lo stesso lavoro con gli stessi orari, e in più hanno spesso molte più spese e più disagi. Perchè penalizzarli, dunque, visto che peraltro pagano la stessa quota all’Ordine e versano gli stessi contributi all’Enpaf? La differenza di trattamento è ritenuta “discriminatoria e divisiva, nonchè preoccupante nel sancire un legame tra paga base e fatturato”.

L’istanza successiva è quella di ampliare le tutele in caso di malattie, ritenute oggi piuttosto risicate: Sinasfa chiede di estendere la conservazione del posto di lavoro, se si ha la sfortuna di ammalarsi gravemente, dagli attuali sei mesi ai 16 mesi (che diventano 24 mesi se si è dipendenti da più di tre anni) previsti dal constratto Assofarm, per restare nell’ambito delle farmacie.  “Cambiare questo articolo significa sì tutelare il farmacista collaboratore,  ma principalmente la dignità di ogni singolo individuo” scrive al riguardo il sindacato dei non titolari.

Altra rivendicazione, quella di svolgere le attività di aggiornamento obbligatorio di qualunque tipo nell’orario di lavoro: accorrentare e integrare le conoscenze, oltre a essere un obbligo di legge, produce benefici per la farmacia “sia in termini di prestigio che di fatturato” e oggi  “nella quasi totalità dei casi nulla viene riconosciuto al farmacista collaboratore, che spesso ne ricava solo  un aggravio di lavoro e di responsabilità” ed è costretto per di più a seguire i corsi Ecm dopo l’orario di lavoro o nei giorni liberi. Sinasfa chiede di seguire i corsi nell’orario di lavoro, o dove ciò non fosse possibile, di considerare l’orario complessivo impiegato per raggiungere la sede svolgere il corso e rientrare al proprio domicilio, come prestazione straordinaria con una maggiorazione oraria del 20% in busta paga.

Ancora, si chiede di intervenire sul fondo di categoria previsto dal Ccnl (Fon.Te.), portando al 2% la quota del titolare. L’aumento, a giudizio di Sinasfa, “è il solo modo per recuperare almeno in parte quanto abbiamo perso sul montante contributivo a causa dei ritardi che si sono perpetrati negli anni per i vari rinnovi del nostro contratto”. L’iscritto a Fon.Te., ricorda Sinasfa, se versa nel fondo lo 0,5% obbliga il titolare a versare l’1,05%.

L’ultima richiesta è quella relativa alla creazione di una commissione super partes che vigili sulla corretta applicazione del contratto e nasce dalla constatazione che gli obblighi contrattuali sono oggi elusi o aggirati spesso da troppi titolari, che poi oppongono spesso risposte negative alle contestazioni dei colleghi dipendenti, ai quali non resta che rivolgersi all’Ordine, al sindacato o a un avvocato: strade che quasi sempre si rinuncia a imboccare per il timore di rischiare il posto di lavoro . Sinasfa ritiene fondamentale la costituzione di un comitato paritetico “con l’intento di prevenire e deliberare su qualsiasi comportamento lesivo delle norme del Ccnl o riconducibile al fenomeno del mobbing attuato all’interno dei luoghi di lavoro”.

Il Comitato (formato da un componente designato da ciascuna organizzazione sindacale dei lavoratori e da un numero pari di rappresentanti della parte datoriale, che dovrà anche sostenere le spese di funzionamento) oltre alla vigilanza e alla prevenzione, avrà compiti di arbitrato sulle misure disciplinari e di stabilire i provvedimenti e le sanzioni da adottare per la risoluzione, con componimento extragiudiziale, di eventuali contenziosi.

 

Sinasfa – Ccnl, le richieste dei farmacisti non titolari

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