Muschietti: “Servizi, nuova remunerazione e convenzione, basta con i giochi di prestigio”

Muschietti: “Servizi, nuova remunerazione e convenzione, basta con i giochi di prestigio”

Roma, 28 novembre – “A distanza di un mese, torno a chiedere un po’ di tempo e di attenzione ai colleghi che presumo molto preoccupati, così come lo sono io, per  le criticità che stringono in una morsa la farmacia italiana, rischiando di pregiudicarne irrimediabilmente il futuro”.

Con queste parole, Franco Gariboldi Muschietti (nella foto), presidente di Farmacieunite, introduce la nuova lettera aperta inviata ieri a tutte le cariche di vertice nazionali e provinciali dei sindacati delle farmacie pubbliche e private, dando seguito all’analoga iniziativa assunta alla fine di ottobre, quando intervenne nel dibattito (in quei giorni accesissimo) sulla nuova remunerazione delle farmacie.

Il focus del nuovo documento diffuso da Muschietti (al solito corposo, anche se decisamente meno del precedente) è in buona sostanze l’insufficiente o comunque non efficace contrasto che le rappresentanze di categorie oppongono alle molte criticità “che stringono in una morsa la farmacia italiana, rischiando di pregiudicarne irrimediabilmente il futuro”, principalmente individuate nella riforma della remunerazione, nel rinnovo della convenzione e nella farmacia dei servizi.

Partite difficili, che per essere risolte avrebbero “bisogno di tutto e di tutti fuorché di fenomeni. E duole, invece, assistere al fatto che nella categoria siano molti che non resistono alla tentazione di spacciarsi per tali”, scrive Muschietti, che esordisce stigmatizzando quelli che chiama “i giochi di prestigio” del principale sindacato di titolari di farmacia del Paese, al termine dei quali – però – “dal cilindro non esce mai il coniglio”.

Sarebbe accaduto, secondo Muschietti, anche in occasione della riforma della remunerazione  che “sembrava cosa fatta o quasi, e invece è subitaneamente scomparsa dalle prime pagine dei pur compiacenti giornali di settore (…) e il suo destino resta del tutto ignoto”. Probabilmente, ipotizza il presidente di Farmacieunite,  l’ambizioso obiettivo della proposta di Federfarma e Assofarm di “arrestare la progressiva erosione della redditività delle farmacie, ma anche garantire alle farmacie italiane un incremento dei compensi di circa 300 milioni, circa 2,5 miliardi all’anno contro i 2,24 del 2018”  si è rivelato molto più difficiledel previsto, Del resto, per centrarlo serviva “un autentico gioco di prestigio, visto che la legge che prevede la riforma della remunerazione delle farmacie pone un preciso vincolo di invarianza dei costi pubblici e – non bastasse – non v’è chi non sappia che lo Stato non ha alcuna intenzione di spendere un solo centesimo in più, per il semplice motivo che non ce l’ha”.

“Il gioco di prestigio, però, non deve essere riuscito, almeno fin qui, anche se i prestigiatori affermano che la partita è ancora in corso e ci stanno lavorando su” scrive Muschietti, osservando come nel frattempo,  “per garantirsi la necessaria presa sul pubblico, impedendogli di distrarsi”  i dirigenti del sindacato abbiano “tirato fuori dal repertorio altri due pezzi pregiati, due “magie” di sicuro effetto: la farmacia dei servizi e il rinnovo della convenzione”.

Anche in questo caso, Muschietti va giù pesante: riguardo ai servizi, si diffonde a spiegare come – al di la delle dichiarazioni che vogliono la farmacia in pole position nella partita dei servizi – la situazione vede invece in netto vantaggio le figure professionali dei medici e degli infermieri, come attesta per i primi lo stanziamento in Legge di bilancio di  235,8 milioni di euro per l’acquisto di strumenti di diagnostica di primo livello, finalizzati a erogare “una definita gamma di servizi ai cittadini (…) in grado di concorrere alla sostenibilità del Servizio sanitario pubblico, realizzando una più forte presa in carico degli utenti, migliorando la gestione delle cronicità, decongestionando le liste di attesa, favorendo un minore ricorso al Pronto Soccorso e garantendo in buona sostanza più elevati livelli di appropriatezza delle cure”, e per i secondi l’istituzione della figura dell’infermiere di famiglia e di comunità, ormai in fase di concretizzazione a livello regionale.

“Parlare di ‘farmacia dei servizi’ tacendo queste realtà, anziché analizzarle, discuterle e provare a capire attraverso quali strategie e magari sinergie sia possibile volgerle in positivo per ritagliare un ruolo importante, pertinente e congruente con le potenzialità dei nostri esercizi” commenta duramente Muschietti “non è roba da fenomeni né da prestigiatori, ma semmai da irresponsabili, che rischiano di far perdere alla farmacia l’ultimo treno o, nella migliore delle ipotesi, di costringerla a salire sull’ultimo vagone di un treno merci”.

Ancora più severo, se possibile, il giudizio sul rinnovo della convenzione, di fatto impantanato per l’insisponibilitò di Sisac di rivedere, fatta salva qualche limatura di scarso significato, i contenuti dell’ultima bozza inviata alle sigle delle farmacie: “O si firma la bozza di convenzione proposta dalla società di contrattazione interregionale (che contiene, tra le molte altre brutture, anche l’estensione della dpc anche ai farmaci dell’extra-Pht in base a scelte delle singole Regioni), oppure niente nuovo accordo” sintetizza  Muschietti, evidenziando le difficoltà di Federfarma e Assofarm a “definire una strategia negoziale che si presenta assai difficile, visto che tutte le richieste di modifica avanzate fin qui vanno a sbattere contro un muro di gomma per ritornare indietro”.

Queste difficili realtà (anche se, a giudizio di Muschietti, “occultate o quantomeno minimizzate dai vertici delle organizzazioni di categoria con i giochi di prestigio di cui si è detto”) sono ormai note a tutti o quasi i titolari di farmacia, che fanno crescere il malcontento nella categoria e riguardano tutti e tutta la farmacia, “un sistema di cui Farmacieunite si sente ed è parte integrante e che vuole difendere fino in fondo e con ogni mezzo, per preservarne la storia e il prestigio e soprattutto per non lasciare nulla di intentato per garantirle un futuro” scrive il sindacalista veneto.

Muschietti ribadisce quindi l’invito già lanciato il mese scorso: “Mai come in questo momento le energie della categoria debbano convergere e fare blocco, mettendo da parte i risentimenti e rispolverando invece i sentimenti di colleganza e di amore (…) nei confronti del nostro lavoro e delle nostre aziende” scrive il presidente di Farmaciunite, che esorta i colleghi “a lavorare insieme, senza steccati, confrontando idee, intuizioni, esperienze, analisi e quant’altro possa rivelarsi utile a individuare e definire, in una cornice ampia che vada al di là degli interessi dei singoli o di singole Regioni, soluzioni praticabili e percorribili per garantire il futuro del servizio farmaceutico all’interno del sistema pubblico di salute”.

“Farmacieunite ribadisce la sua piena disponibilità a interloquire fin da subito con ogni collega che voglia contribuire a elaborare progetti e strategie in questa direzione” conclude Muschietti “con determinazione, responsabilità e consapevolezza e con il necessario spirito di collaborazione che deve albergare in chi crede davvero nella farmacia italiana e aspira a restituirle spazi di economia e spazi professionali, e con essi la serenità e il prestigio che la farmacia e i farmacisti meritano”.
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