Simg: “Cronicità, costi per 67 miliardi l’anno, la sostenibilità è sul territorio”

Simg: “Cronicità, costi per 67 miliardi l’anno, la sostenibilità è sul territorio”

Roma, 29 novembre – Quasi 24 milioni di italiani (il 40% della popolazione) sono colpiti da almeno una malattia cronica (ipertensione, diabete, artrite, osteoporosi, malattie cardiovascolari ecc…), patologie che assorbono circa l’80% dei costi sanitari complessivi, con uscite pari a 66,7 miliardi di euro ogni anno.

Un dispendio enorme per il sistema sanitario, che nella medicina del territorio deve trovare gli strumenti per garantire la sostenibilità. La Società italiana di Medicina generale e Cure primarie (Simg) mette in campo SimgLab, la prima Scuola di medicina pratica di proprietà di una società scientifica, dotata di un laboratorio permanente di medicina di simulazione, a disposizione dei soci e di tutta la medicina generale, con percorsi basati sull’apprendimento attivo.

Ed è proprio SimgLab uno dei protagonisti principali del Congresso nazionale della Simg, in corso da ieri a Firenze con la partecipazione di oltre 3.000 medici, come spiega il presidente della società scientifica Claudio Cricelli (nella foto).

“SimgLab prevede l’uso di strumenti di simulazione per l’apprendimento di numerose procedure pratiche che spaziano dalla diagnostica ecografica ed ecocardiografica, alle infiltrazioni articolari, all’esame del fondo dell’occhio e dell’orecchio, alla palpazione della mammella fino all’esame dermoscopico per individuare le più comuni lesioni cutanee” afferma Cricelli. “La scuola non verte solamente sull’uso di simulatori fisici per l’acquisizione di conoscenze pratiche, ma anche sulla simulazione di casi clinici, sull’esecuzione e refertazione di Ecg, spirometrie, esami obiettivi, in piena sintonia con i bisogni formativi dei medici di oggi e domani. SimgLab consolida il sapere e modella il saper fare, condizioni necessarie per essere medico”.

“Il sistema sanitario deve rivedere la presa in carico dei pazienti, integrando nel territorio la diagnostica di primo livello” continua il presidente Simg.  “Così è possibile ampliare l’offerta assistenziale, con grandi risparmi economici per il sistema e per i pazienti, che non dovranno farsi carico di lunghi spostamenti per esami che possono essere eseguiti dal medico di famiglia. Inoltre, saranno ridotte le liste di attesa per questi esami. Basta pensare che buona parte delle patologie cardiache e vascolari di medio livello è diagnosticabile grazie a strumenti presenti nella Scuola di Medicina Pratica. Si tratta di uno straordinario arricchimento del servizio sanitario nazionale”. 

Vanno però superati gli ostacoli che ancora impediscono ai medici di famiglia di prescrivere i farmaci innovativi. “Il nostro Paese è l’unico in Europa a limitare, attraverso i Piani terapeutici (Pt), il potere prescrittivo dei medici di medicina generale di alcuni farmaci innovativi, regolarmente autorizzati all’uso clinico e destinati alla terapia delle più diffuse patologie croniche a livello territoriale, come il diabete, la fibrillazione atriale (nuovi anticoagulanti orali) e la broncopneumopatia cronica ostruttiva”  osserva Cricelli. “Solo se i medici di famiglia assumeranno la piena responsabilità prescrittiva dei farmaci innovativi fin dalle prime fasi di monitoraggio, potranno padroneggiarne l’uso, l’efficacia, la sicurezza e la convenienza. La Medicina generale è in grado di applicare le raccomandazioni di buona pratica clinica dell’Aifa  e le linee guida nazionali e internazionali, anche perché spesso ha fornito un contributo importante alla stesura di quei documenti. I Piani terapeutici stanno di fatto producendo un vuoto culturale pericolosissimo nelle cure primarie: per colmarlo, occorreranno anni e ingenti investimenti”.

Cricelli invita anche a una maggiore cautela nelle scelte, soprattutto quando effettuate sulla spinta di logiche economicistiche, che spesso si rivelano in realtà antieconomiche: “La logica dei sylos economici, per cui ogni comparto del Servizio sanitario nazionale agisce come se gli altri non esistessero, conduce al paradosso che un ipotetico risparmio, ottenuto nella spesa farmaceutica con le limitazioni prescrittive dei Piani terapeutici, viene annullato dai maggiori costi derivanti dalla perdita di efficacia ed efficienza in altri settori non comunicanti con il precedente”  spiega al riguardo Cricelli. “Il principio dell’appropriatezza prescrittiva non può trasformarsi in un’arma a doppio taglio tale da danneggiare ruolo, compiti e funzioni dei medici di famiglia nella presa in carico di importanti patologie croniche territoriali. È necessaria l’evoluzione verso un modello organizzativo innovativo e dinamico” conclude Cricelli “che promuova fortemente la qualità e l’appropriatezza della cura al servizio del paziente, a vantaggio della sostenibilità del sistema”.

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