Report Ue-Ocse, farmacisti “disincentivati”, basso uso di generici in Italia si spiega anche così

Report Ue-Ocse, farmacisti “disincentivati”, basso uso di generici in Italia si spiega anche così

Roma, 2 dicembre – Se in Italia la quota di mercato dei farmaci generici resta ben al di sotto della media dei Paesi Ue, nonostante il significativo aumento dei consumi (dal 7 % del 2005 al 25 % in volume del 2017), la colpa è anche del sistema di remunerazione delle farmacie, calcolata in base a una percentuale fissa sul prezzo dei farmaci: elemento che, inevitabilmente,  finisce per disincentivare i farmacisti dal consigliare e proporre ai cittadini farmaci generici di prezzo inferiore ai farmaci branded corrispondenti.
A sostenerlo è l’ultimo rapporto State of Health in the Eu – Companion Report 2019 elaborato dalla Commissione europea e dall’Ocse, che mette a confronto i sistemi sanitari europei, registrandone stato di salute e criticità.

L’Italia ne esce tutto sommato bene: il nostro paese vanta infatti la seconda più alta aspettativa di vita in Europa e garantisce ai cittadini un buon accesso alle prestazioni sanitarie, che sono di buona qualità e di costo relativamente basso, se paragonate agli altri Paesi dell’Unione. Resta il problema delle differenze, anche molto sensibili, in termini di assistenza e di qualità delle prestazioni che si registrano nelle diverse Regioni del Paese, e pesano criticità peraltro ben note, come la carenza di medici nei prossimi anni (dovuta anche a trattamenti economici tali da spingere molti medici italiani a cercare lavoro in Paesi dove sono retribuiti molto meglio), il mancato riconoscimento di maggiori competenze agli infermieri professionali, la risposta ancora insufficiente, soprattutto in termini di coordinamento di risorse e interventi, ai problemi della cronicità,  la crescita della spesa privata per la salute e – appunto – l’uso ancora basso dei farmaci generici, al quale si affianca anche una certa “ritrosia” nell’impiego in terapia dei farmaci biosimilari, per i quali l’Aifa non ha reso obbligatoria la sostituzione automatica con i farmaci biologici originator.

In effetti, dalla sezione del rapporto dedicata all’Italia emerge in tutta evidenza che l’uso dei farmaci generici in Italia è nettamente inferiore alla media dell’Ue (il già ricordato 25% contro una media Ue !7 che sfiora il 50% e che in Paesi come il Regno Unito si attesta ben oltre l’80%). Il rapporto risconosce che  “per migliorare il rapporto qualità/prezzo della spesa farmaceutica, l’Italia ha attuato una serie di misure intese a promuovere un maggiore ricorso ai farmaci generici“, ricordando che “a meno che il medico non specifichi un impedimento alla sostituzione del farmaco di riferimento, il farmacista è tenuto a proporre al cliente un prodotto equivalente più economico, se esistente”. Ma c’è appunto la possibilità, per il medico, di indicare “non sostituibile” il medicinale prescritto, così come esiste la possibilità per l’assistito  di acquistare in ogni caso il farmaco originatore,  pagando di tasca propria la differenza tra il prezzo del farmaco erogato e l’alternativa più economica.

E c’è soprattutto –  l’elemento viene sottolineato in un apposito paragrafo intitolato non a caso Disincentivi finanziari per i farmacisti hanno frenato l’aumento della diffusione dei farmaci generici – la considerazione relativa al ruolo “non incentivante” del farmacista  nel ricorso ai generici di cui si è già detto. Considerazione che  fatto che la retribuzione dei farmacisti è calcolata in base a una percentuale fissa del prezzo dei prodotti, aspetto che costituisce un disincentivo a proporre ai clienti farmaci generici (meno costosi).

 

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