Giornata delle farmacie comunali a Pisa: “Il futuro è nella dimensione sociale dei servizi”

Giornata delle farmacie comunali a Pisa: “Il futuro è nella dimensione sociale dei servizi”

Roma, 3 dicembre –  Un’occasione per ribadire la centralità del tema del ruolo sociale delle farmacie italiane nel dibattito di settore e per dimostrare come il movimento delle farmacie comunali sia ormai uno dei player riconosciuti e di maggiore interesse all’interno della filiera del farmaco: questa la sintesi con la quale Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm (nella foto), ha aperto a Pisa, lo scorso 29 novembre, i lavori della IV Giornata nazionale delle farmacie comunali italiane.

L’evento, secondo quanto riferisce una nota diffusa da Assofarm, ha permesso di approfondire alcune questioni di rilievo strategico per il retail farmaceutico, a partire da quella relativa ai nuovi assetti scaturiti dall’approvazione della legge 124/17 sulla concorrenza, che ha sancito l’ingresso del capitale nella proprietà delle farmacie. Al tema, il 28 noevembre,  è stato dedicato un seminario,  focalizzato sulla valutazione degli effetti prodotti dal provvedimento nei suoi quasi due anni e mezzo di vigenza  e sulla necessità di apportare alcuni correttivi necessari: una proposta di legge inquesta direzione è stato presentata dal deputato di FdI Marcello Gemmato.

Dal confronto, sono scaturite diverse suggestioni: per Marco Alessandrini, AD di Credifarma, nel nuovo contesto competitivo di settore le aggregazioni possono essere l’unica risposta al calo della redditività delle farmacie indipendenti, effetto di diverse concause (genericazione, diminuzione dei pressi, squilibri tra i canali distributivi, con il peso sempre maggiore della diretta e della Dpc). Una situazione che, secondo Alessandrini,  una singola farmacia difficilmente è in condizione di poter contrastare da sola.

Da Franco Falorni, commercialista ed esperto in econonomia e gestione delle farmacie, è invece arrivata l’esortazione a non dimenticare quello che è il principale atout della farmacia, ovvero la sua presenza nucleare e capillare nel territorio in ragione di una concessione pubblica che nasce per tutelare la salute dei cittadini. L’elemento  della dimensione sociale della farmacia, è stato ripreso anche dall’avvocato Bruno Riccardo Nicoloso, secondo il quale “il farmaco non è un prodotto, ma il contenuto di una prestazione sanitaria. Da questo punto di vista, tutti i farmaci sono farmaci etici. E bisogna ricordare che la Cassazione da tempo ha sentenziato che la farmacia è un’attività commerciale, ma il farmacista non è un commerciante”.

Ad aprire i lavori della giornata del 29, riferisce ancora la nota di Assofarm è stato l’amministratore unico delle Farmacie comunali di Pisa Andrea Porcaro D’Ambrosio, che ha rimarcato la prospettiva di lavoro di tutta la federazione: lavorare per una revisione della legge 124/2017 studiando i casi europei in cui assetti legislativi simili hanno già prodotto risultati critici.

Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria,  impossibilitato a raggiungere Pisa, ha affidato il suo contributo ai lavori a un video nel quale, con una trovata ad effetto che gli ha guadagnato la benevolenza dell’auditorio, si è presentato in camice bianco ricordando  i primi anni della sua carriera, “proprio come collaboratore di una farmacia comunale”. Carriera che, come è noto, lo ha portato lontano, fino ai vertici di quell’industria farmaceutica nazionale che – ha ribadito  Scaccabarozzi nel suo saluto – insiste nel sollecitare una nuova governance del settore del farmaco, quanto mai indispensabile per risolvere le criticità dell’intera filiera.

Un riconoscimento alla dimensione sociale della farmacia è arrivato anche da Marco Gesi, prorettore dell’Università di Pisa e da Sabina Nuti, rettore della Scuola Superiore Sant’Anna. Il primo ha ricordato i solidi rapporti con il territorio e la capacità di intercettare e rispondere ai bisogni del cittadino, caratteristiche che – come conferma ogni rilevazione – sono le fondamenta dell’alto livello di fiducia di cui il presidio farmacia gode presso la collettività.

Nuti si è invece soffermata sulla capacità della farmacia di produrre valore per la collettività. Un valore che, peraltro, potrebbe essere infinitamente superiore, se le farmacie fossero messe nella condizione di esprimere al meglio le loro potenzialità di presidi di salute di primo riferimento sul territorio, ruolo che può consentire loro di essere la soluzione a certi costi logistici evitabili e al tempo stesso la risposta subito disponbile al problema della crescente carenza di medici e infermieri nei ranghi del Ssn.

Il coordinatore delle farmacie comunali toscane Alessio Poli ha evidenziato come la sua sia una Regione in prima linea nel supportare il new deal delle farmacie di comunità: “La Toscana” ha ricordato “sta investendo convinta nello sviluppo di un rapporto virtuoso tra welfare locale e farmacie territoriali”.

Affermazione confermata dal messaggio inviato dall’Assessore al Diritto alla Salute toscano Stefania Saccardi: “La farmacia comunale non è solo parte del patrimonio della salute” ha scritto l’assessore “ma anche di quello sociale e culturale, fondato su valori come il vicinato, la conoscenza diretta del cittadino e dei suoi problemi e il senso di appartenenza alla comunità, a partire dalla logica per cui vennero istituite, cioè quella di offrire un servizio laddove il privato non aveva interesse o convenienza ad aprire una sede. Oltre che al valore sanitario della farmacia pubblica, quindi credo profondamente nel suo valore sociale”.

Il segretario generale di Assofarm Francesco Schito ha poi aperto la tavola rotonda ponendo il  tema delle parole-feticcio che hanno segnato il dibattito della filiera del farmaco negli ultimi annoi: “Dagli anni Novanta parliamo di pharmaceutical care, dal 2009 i servizi in farmacia sono legge, oggi si parla di presa in carico. Parole che dominano il dibattito per anni, senza che portino mai ai fatti. Da cosa dipendono queste impasse?”.

Netta la risposta del presidente di Federfarma Marco Cossolo: “Oggi la farmacia produce un ritorno sull’investimento pari al 3%, non garantendo di fatto la remunerazione del capitale di rischio” ha affermato il presidente del sindacato delle farmacie private. “Se i farmacisti prendessero piena coscienza del fatto che oggi non sono più dei privilegiati, forse la loro spinta al cambiamento sarebbe più decisa. Dovrebbero inoltre comprendere che il futuro ha due alternative: o realizziamo la farmacia dei servizi, oppure diventeremo ciò che oggi sono le farmacie inglesi”.

Il presidente di Federfarma Servizi Antonello Mirone ha richiamato la necessità di “calare la conflittualità e competizione interna al settore, a favore di un maggiore coordinamento. Nessun servizio può efficacemente essere erogato senza un’organizzazione centrale del sistema”, mentre il presidente di Assogenerici Enrique Häusermann, offrendo un utile spunto di riflessione controcorrente, ha rappresentato i rischi che possono arrivare dall’anteporre la farmacia dei servizi al ruolo dispensativo del farmaco fino ad oggi sempre svolto dalle farmacie.

Spunto che è stato ripreso in chiusura dall’intervento di Gemmato. “Il grande impegno profuso dalle farmacie per i servizi non dovrebbe far trascurare il fronte della distribuzione per conto” ha detto infatti il segretario della Commissione Affari Sociali alla Camera. “La gestione del farmaco è la nostra specificità. Questa gestione, dopo un’adeguata formazione, si può estendere praticamente a qualsiasi tipo di farmaco. Al tempo stesso quando si fanno i conti sulla distribuzione diretta non si tengono mai presenti gli ingenti costi logistici, economici e di tempo, che il paziente deve sostenere per recarsi alla farmacia ospedaliera”.

 

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