Convenzione, il 21 gennaio nuova seduta del tavolo delle trattative

Convenzione, il 21 gennaio nuova seduta del tavolo delle trattative

Roma, 7 gennaio – La Sisac ha convocato una nuova seduta del tavolo delle trattative per il rinnovo dell’accordo convenzionale tra  Ssn e farmacie pubbliche e private che si terrà a Roma il prossimo 21 gennaio, dalle 14.30 alle 19, nella la sede della struttura di Via Barberini, 47.

Le delegazioni trattanti di Federfarma e Assofarm, precisa la lettera di convocazione, “dovranno essere accreditate, secondo quanto disposto dall’Accordo di Regolamentazione dell’accesso ai tavoli negoziali del 10 ottobre 2017, entro le ore 12,00 del giorno precedente l’incontro con comunicazione del legale rappresentante della sigla sindacale”. 

Difficile azzardare previsioni sugli esiti del nuovo round negoziale, alla luce della grande distanza tra le posizioni emersa dagli incontri precedenti. In buona sostanza, da quando, alla fine di luglio del 2018, le trattative iniziarono a entrare nel vivo, con la presentazione da parte di Federfarma e Assofarm del nutrito dossier di contestazioni ai contenuti della prima  bozza di accordo elaborata dalla stessa Sisac che declinava l’atto di indirizzo licenziato dalle Regioni nel febbraio del 2017, i passi in avanti non sono stati molti, per usare un eufemismo.

Anche al netto delle vicissitudini politiche (come l’inaspettata crisi di governo dell’agosto scorso, sfociata nella formazione di una nuova maggioranza), il confronto sembra infatti essere sostanzialmente impaludato in posizioni che, a questo punto, sembrano essere irriducibili, anche e soprattutto per la riluttanza fin qui manifestata dalla Sisac a riconsiderare le proprie, ancorché abilmente dissimulata sotto le vesti di un’apparente (e anche cordiale) disponibilità a trattare.

Anche l’ultima proposta di accordo che la struttura pubblica di contrattazione ha fatto pervenire alle due sigle delle farmacie all’inizio dello scorso mese di novembre, infatti, non si è discostata molto dalle proposte della bozza con la quale Sisac aveva aperto il negoziato nell’estate del 2018, quasi che l’articolata controproposta inviata a strettissimo giro da parte di Federfarma e Assofarm non fosse mai pervenuta. Soltanto due delle indicazioni arrivate dalla farmacia (relative ai tempi di pagamento e alle indennità per i rurali)  hanno infatti trovato accoglimento da parte della struttura di contrattazione, che ha espresso pollice sul resto delle proposte avanzate dalle due sigle delle farmacie, (un dettagliato resoconto al riguardo, con tanto di tavola sinottica, era stato pubblicato dalla newsletter F Press).

Le sigle delle farmacie private e pubbliche, nell’incontro del successivo 21 novembre, avevano ovviamente provato a reiterare le loro richieste, a partire dal ripristino di un passaggio contenuto nell’atto di indirizzo delle Regioni, ovvero la definizione di criteri omogenei sui compensi alle farmacie e gli elenchi dei farmaci, per mettere ordine nella giungla della distribuzione diretta e per conto: un’indicazione cruciale, inopinatamente sparita dalla bozza di accordo poi presentata dalla Sisac. Bozza nella quale, invece, continua a essere prevista la possibilità per le Regioni di estendere la Dpc anche ai farmaci dell’extra-Pht, misura con ragione avversata con forza dalle sigle delle farmacie.

L’aria che tira alla vigilia dell’incontro del 21 gennaio prossimo, dunque, non autorizza davvero troppi ottimismi, anche perchè il timore è che  la struttura interregionale per il rinnovo degli accordi con il Ssn guidata da Antonio Maritati (nella foto) insista nella sua interpretazione (da premio Oscar) della parte del muro di gomma, continuando ad ascoltare e ad annotare diligentemente tutte le istanze dei rappresentanti di Federfarma e Assofarm, salvo poi subordinarle alla valutazione delle Regioni, lasciando intendere che saranno in ogni caso queste a decidere.

L’impressione, insomma, è che Sisac giochi un po’ a derubricare il suo ruolo, quasi assimilandolo a quello di un semplice intermediario privo di reale autonomia. Fatto, questo, che complica ulteriormente trattative già molto difficili per i rappresentanti delle farmacie, che cominciano ad aver paura che dietro il muro di gomma innalzato da Sisac si nasconda in realtà il muro in cemento armato di chi è incrollabilmente fermo su posizioni che non è disposto a ritoccare, con la sola eccezione di qualche limatura di poco conto, comunque non decisiva.

Lo spettro che si profila, in altri termini, è quello della popolare metafora del piatto di minestra e dell’interrogativo che lo accompagna: lo si  mangia o si salta la finestra? Mangiare “quella” minestra significherebbe correre il rischio di accettare, a  ben 21 anni di distanza dalla precedente convenzione, un nuovo accordo che – lungi dal recepire le legittime istanze della farmacia – non solo non appare in grado di superare le criticità strutturali del servizio farmaceutico ma anzi le “congela” e per certi versi addirittura le peggiora.

Non mangiare quella “minestra” (e lasciare dunque le cose come stanno) significherebbe d’altro canto mantenere le farmacie di comunità prigioniere  per chissà quanto tempo ancora di un patto con il Ssn ormai totalmente inadeguato a garantire loro le condizioni minime di sostenibilità economica e quindi il servizio, pregiudicando per sovrammercato le possibilità di procedere per risolvere altre due questioni vitali per il futuro del servizio farmaceutico, la riforma della remunerazione e la farmacia dei servizi.

Le speranza di uscire dal rischio di dover scegliere tra opzioni in ogni caso perdenti non sono molte, e tutte legate all’atteggiamento della parte pubblica, che – se davvero a cuore le sorti delle farmacie di comunità e del ruolo fondamentale e non vicariabile che possono svolgere per sviluppare l’assistenza territoriale – dovrà dimostrarlo riconsiderando i contenuti del testo della nuova convenzione, aprendo alle istanze delle farmacie, come peraltro aveva inizialmente dimostrato di voler fare con il già ricordato atto di indirizzo licenziato dalle Regioni nel febbraio del 2017.

Vorrà e saprà la Sisac (e più ancora le Regioni che ne determinano orientamenti e decisioni) muoversi in questa direzione? Una prima risposta potrebbe arrivare tra due settimane, il 21 gennaio, Fino ad allora, dita incrociate.

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