Prescrizione del farmacista “su protocollo”, operativa in Francia dal prossimo aprile

Prescrizione del farmacista “su protocollo”, operativa in Francia dal prossimo aprile

Roma, 14 gennaio – Dovrebbe essere in grado di diventare operativa  all’inizio del secondo trimestre del 2020, ovvero ad aprile,  la prescrizione farmaceutica su protocollo, introdotta in Francia con la cosiddetta Loi Santè dello scorso anno (si tratta della legge sulla salute che Oltralpe fissa  annualmente obiettivi  e programmi del servizio sanitario).

A dare rassicurazioni in questo senso, riferisce Le Quotidien du Pharmacien, è stata la ministra della Sanità francese Agnès Buzyn, rispondendo a un’interrogazione di Thomas Mesnier (nella foto), il deputato di En Marche autore dell’emendamento  che  introduce la possibilità per il farmacista nel quadro di un protocollo medico e di cooperazione definito con il medico curante e le strutture sanitarie e sulla base di un elenco di farmaci definito da un’ordinanza  ministeriale – di  “prescrivere” e dispensare in farmacia alcuni medicinali soggetti a ricetta, previa formazion e osservando l’obbligo di fornire informazioni sistematiche al medico curante.

Una misura che, gioverà ricordarlo, è stata anche oggetto di sondaggi che hanno rilevato il sostanziale gradimento da parte dei cittadini: da una  rilevazione pubblica condotta lo scorso anno dall’Ordine dei Farmacisti è emerso infatti che l’80% dei francesi sarebbe favorevole alla prescrizione in farmacia.

Secondo quanto riferito dalla ministra,  le fasi propedeutiche necessarie per dare operatività alla norma sono in via di completamento e  sia la definizione dell’elenco dei farmaci che potranno essere oggetto di dispensation protocolisée  sia le condizioni di formazione per i farmacisti  “saranno pubblicati nel marzo 2020”. 

Rispondendo giovedì scorso  a Mesnier durante una sessione di domande e risposte in seno all’Assemblea nazionale sul tema delle misure di contrasto al fenomeno della “desertificazione medica”, che lascia molte comunità del Paese, soprattutto nei centri più piccoli e isolati, privi della presenza del medico,  Buzyn ha chiarito che la dispensation protocolisée sarà inizialmente possibile per due patologie, cistite e dolore acuto alla gola negli adulti e potrà essere effettuata sulla base dei protocolli di cooperazione “soggetti all’Haute Autorité de Santé” e attualmente allo studio dell’alto organismo.

“Questi protocolli sono oggetto di discussione con le parti interessate” ha affermato la ministra, ricordando che essi comprendono la formazione dei professionisti, le procedure per informare i pazienti, nonché quelle che consentono la trasmissione delle informazioni tra medici e farmacisti necessarie per dare corso alla dispensation protocolisée.
Buzyn, nell’occasione, ha ricordato anche le altre importanti misure della Loi Santè intervenute a potenziare e valorizzare il ruolo di farmacie e farmacisti, a partire dalla attesa definizione del ruolo del pharmacien correspondant, figura istituita da un decreto legge del 2011. Che prevede, appunto, che un paziente possa designare un farmacista come corrispondente nel quadro di protocolli di cooperazione interprofessionale (definiti in uno specifico articolo  del Codice di salute pubblica), con il compito di rinnovare i trattamenti cronici, monitorare le terapie ai fini dell’aderenza terapeutica e della valutazione dei dosaggi, in collaborazione con il medico curante del paziente e secondo un protocollo di assistenza ben documentato, convalidato dalla Haute Autorité de Santé, che determina il numero di rinnovi autorizzati e la loro durata. 

Anche le norme attuative sul “farmacista corrispondente”, soggette a consultazione con gli Ordini e i sindacati delle professioni medica e farmaceutica,  “entreranno in vigore presto”,  ha detto Buzyn, che ha poi fatto cenno anche ad altre significative decisioni adottate negli ultimi tempi, come  la generalizzazione della vaccinazione antinfluenzale in farmacia introdotta nello scorso mese di ottobre e l’introduzione nelle farmacie, da gennaio 2020,  dei test di orientamento diagnostico rapido (Trod) per lo screening per il mal di gola del gruppo A beta-emolitico,  finalizzati a ridurre le terapie antibiotiche non necessarie e coperti dall’assicurazione sanitaria.

In ordine ai vantaggi che deriveranno dal complesso di misure adottate per le farmacie di comunità e, in particolare, dal potenziamento dei protocolli di cooperazione interprofessionale, Buzyn stima che essi produrranno qualcosa come “sei milioni di consultazioni” che non peseranno sui medici, consentendo loro di liberare tempo da dedicare ad altre più importanti funzioni clinico-diagnostiche. Sei milioni di consultazioni che – la stima è sempre di Buzyn – per essere assicurate avrebbero avuto bisogno di almeno altri 1.200 medici di medicina generale. Un dato che, da solo, costituisce la platica dimostrazione di come la valorizzazione del ruolo delle farmacie di comunità non è una voce di spesa, ma un volano di risparmi, realizzati oltre tutto implementando e migliorando i servizi di assistenza sanitaria di prossimità.

 

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