Urbani (Programmazione): “Ripensare la governance del Ssn per garantirne il futuro”

Urbani (Programmazione): “Ripensare la governance del Ssn per garantirne il futuro”

Roma, 15 gennaio – Pessima idea, quella di dormire sugli allori. Ancora di più se gli allori riguardano il settore della sanità, problematico per natura e definizione. È vero, infatti che il nostro sistema sanitario pubblico per  costi, copertura, qualità e prestazioni si colloca tra i migliori del mondo (anche se la Fondazione Gimbe, in un report pubblicato nell’estate del 2018, evidenziò come i lusinghieri piazzamenti nelle classifiche internazionali del nostro Ssn andassero lette tra le righe e con occhio critico, cfr. RIFday del 5 settembre 2018). Ma è ancora più vero che non si tratta di una condizione acquisita per sempre e che dormire non aiuta certo a mantenerla, anzi.

A volerlo prosaicamente ridurre all’osso, è questo il ragionamento che Andrea Urbani (nella foto), direttore generale della Programmazione sanitaria del ministero della Salute, sviluppa nel suo libro Il Servizio sanitario nazionale guarda al futuro – Verso nuovi e più evoluti schemi di governance (edizioni Egea), presentato qualche giorno fa in Senato.

Quella dell’alto dirigente è una sorta di chiamata alla consapevolezza e a un impegno rinnovato:  “Per assicurare una sostenibilità economica duratura della sanità italiana senza tradirne i principi fondanti”  spiega Urbani  “si rende necessario un ripensamento in chiave moderna della governance del Servizio sanitario nazionale“. Ripensamento che, secondo il DG della Programmazionone sanitaria, va fatto i direzione del passaggio da una logica verticale incentrata sui silos rispetto agli ambiti di assistenza (ospedaliera, farmaceutica, ambulatoriale) e sui tetti di spesa (per farmaci, dispositivi medici, personale) a un approccio orizzontale basato sulla valutazione dell’impatto economico complessivo della patologia.

“In questa diversa prospettiva” chiarisce Urbani con un esempio  “una nuova tecnologia più costosa in sé ma in grado di produrre risparmi in ricoveri e farmaci per il paziente va considerata un investimento e non un costo“.

Una visione sicuramente condivisibile, in particolare da chi nella sanità lavora e sa perfettamente che gli approcci economicistici finalizzati esclusivamente a tagliuzzare i costi con colpi di forbice a ogni singola voce di spesa, considerata in modo parcellizzato, non solo non servono a nulla ma alla fine sono esiziali per il sistema.

Alla presentazione del volume è intervenuto anche il ministro della Salute Roberto Speranza, convinto sostenitore dell’impianto solidale e universale della nostra sanità pubblica e del suo rilievo costituzionale e fermamente intenzionato (facile a dirsi ma molto più difficile a farsi) a ridurre le eccessive differenze dell’assistenza sanitaria che si registrano oggi tra le diverse Regioni. Anche nell’occasione, Speranza ha voluto sottolineare la necessità di lavorare “con nuovi finanziamenti, soprattutto per far recuperare terreno a chi è rimasto indietro”, ricordando come, al riguardo, la recente approvazione del Patto per la Salute, sottoscritto da tutte le Regioni italiane,  “vada nella direzione giusta:  ci sono le condizioni per cui nessuno resti indietro e si corra tutti insieme verso la costruzione del Servizio sanitario nazionale del futuro».

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