Professioni, direttiva Ue su test proporzionalità norme accesso, Governo lavora a Dl recepimento

Professioni, direttiva Ue su test proporzionalità norme accesso, Governo lavora a Dl recepimento

Roma, 17 gennaio – Gli Stati membri dell’Unione europea, “in occasione di nuove normative riguardanti le professioni o di modifiche di quelle già approvate, devono analizzare in via preliminare la presenza di eventuali disposizioni legislative, regolamentari o amministrative che limitino l’accesso alle professioni regolamentate o il loro esercizio e valutarne la proporzionalità rispetto agli obiettivi – per esempio quelli di tutela dei cittadini -, per evitare che siano più restrittive di quanto necessario”.

È quanto prevede la Direttiva Ue 2018/958 (qui il testo del provvedimento), concernente appunto l’obbligo di test di proporzionalità prima dell’adozione di misure sulle professioni (incluse ovviamente quelle sanitarie), allo scopo di garantire il corretto funzionamento del mercato interno e un elevato livello di tutela dei consumatori.

In sintesi, ai sensi della nuova direttiva, gli Stati membri devono provvedere affinchè le disposizioni da adottare siano giustificate da motivi di ordine pubblico, di sicurezza e sanità pubblica, o da motivi imperativi di interesse pubblico e non siano direttamente o indirettamente discriminatorie sulla base della nazionalità o della residenza. Motivi di natura meramente economica o ragioni puramente amministrative non costituiscono motivi imperativi di interesse generale tali da giustificare una restrizione all’accesso alle professioni regolamentate o al loro esercizio.

Inoltre, nel valutare la proporzionalità delle nuove norme, ossia la loro idoneità a garantire il conseguimento dello scopo perseguito senza andare oltre quanto necessario per il raggiungimento di tale scopo, gli Stati devono prendere in considerazione una serie di elementi, elencati nell’articolo 7 della Direttiva 2018/958 e conclusi da una misura espressamente riferita alla regolamentazione delle professioni sanitarie: “Qualora le disposizioni di cui al presente articolo riguardino la regolamentazione delle professioni sanitarie e abbiano ripercussioni sulla sicurezza dei pazienti” vi si legge, “gli Stati membri tengono conto dell’obiettivo di garantire un elevato livello di tutela della salute umana”.

Il termine per il recepimento della direttiva da parte di ogni Stato membro è il 30 luglio 2020.

Il nostro governo ha già cominciato a occuparsene, predisponendo una bozza di decreto legislativo di recepimento che, una volta messo a punto  con  i pareri di tutti i ministri interessati, tra i quali quello della Salute, dovrà superare l’esame del Parlamento.  Il provvedimento, come è facilmente intuibile, è tutt’altro che una sinecura e i soggetti interessati (con in testa le rappresentanze professionali) sono già da tempo al lavoro per assicurare il proprio contributo alla formulazione del decreto, previsto peraltro dall’art. 8 della stessa direttiva, che prevede che  gli Stati membri coinvolgano in maniera appropriata tutte le parti interessate, dando loro “la possibilità di esprimere la propria opinione“, anche – quando ritenuto “pertinente e opportuno”, effettuando “consultazioni pubbliche confor­memente alle loro procedure nazionali”.

Particolarmente attive, sembrano essere le professioni sanitarie, che ora, grazie alla Consulta permanente che proprio ieri ha celebrato la sua seduta inaugurale, hanno a disposizione un importante stumento per rappresentare al ministro della Salute suggerimenti e istanze sull’argomento.  Si distinguono, in particolare, i farmacisti, che stanno lavorando a un documento sul quale  – secondo quanto reso noto in occasione dell’ultimo Consiglio di Presidenza della Federfarma, sigla che collabora alla sua redazione  – la Fofi intenderebbe chiedere la condivisione e l’adesione dell altre professioni sanitarie.

Il documento in questione, secondo quanto spiegato dal sindacato dei titolari di farmacia, intende “rimarcare il principio che quando la materia è sanitaria, l’interesse di tutela della salute deve prevalere su tutti gli altri aspetti economici”.

 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Facebook
LinkedIn