Gimbe: “Con i medici in corsia fino a 70 anni, pazienti esposti a rischi maggiori”

Gimbe: “Con i medici in corsia fino a 70 anni, pazienti esposti a rischi maggiori”

Roma, 20 gennaio – La facoltà che i medici medici specialisti, su base volontaria e per esigenze dell’azienda o dell’ente di appartenenza, possano rimanere in servizio anche oltre il limite di 40 anni di servizio effettivo e comunque non oltre il 70° anno di età, prevista dal Patto per la Salute 2019-2021approvato lo scorso dicembre da Governo e Regioni, è la classica toppa peggiore del buco. E rischia anche di generare effetti molto pericolosi.

La valutazione arriva dalla Fondazione Gimbe, decisamente critica sulla misura emergenziale (la facoltà “vale” fino al 31 dicembre 2022), compresa tra gli interventi utilie a garantire un tamponamento immediato delle drammatiche carenze di organico che si profilano per i medici del Ssn.

Secondo le stime del Ministero della Salute sarebbero almeno 10 mila i medici potenzialmente interessati a questa misura, fortemente criticata da Anaao, il sindacato più rappresentativo dei medici ospedalieri, anche perché l’attuale età media dei medici in servizio è già tra le più elevate d’Europa.

Al fine di trasformare gli intenti contenuti nel Patto in provvedimenti normativi e accelerarne l’entrata in vigore, le Regioni hanno già chiesto al ministro Speranza specifici emendamenti al decreto Milleproroghe (il termine per la loro presentazione scade peraltro alle 15 di oggi, 20 gennaio), anche al fine di allineare l’età di uscita dei dirigenti medici a quella dei medici universitari, dei medici di medicina generale e dei pediatri di famiglia, i quali possono già rimanere in servizio sino a 70 anni.

“Se è certo che tale misura non avrà alcun impatto sulla finanza pubblica”  spiega il presidente di Gimbe  Nino Cartabellotta (nella foto)  “spiace constatare che, a dispetto della legge 24/2017 sulla sicurezza delle cure,  il dibattito non ha tenuto conto né dei potenziali rischi per i pazienti, né il fatto che i dati di letteratura sulla relazione tra età dei medici e performance professionali sono contrastanti, quando non decisamente allarmanti“.

Cartabello fa riferimento, in particolare a una revisione sistematica sulla relazione tra qualità dell’assistenza ed anni di carriera condotta su 62 studi e oltre 33.000 medici, che  ha dimostrato che in 15 (25%) degli studi inclusi i medici più anziani hanno performance analoghe o migliori dei più giovani, ma in 32 studi (52%) i medici a fine carriera hanno minori conoscenze cliniche, aderiscono meno alle raccomandazioni delle linee guida e hanno performance peggiori sull’appropriatezza dei processi preventivi, diagnostici e terapeutici.

“Più in generale”  chiarisce Cartabellotta “anche se i medici sono più resilienti al decadimento fisico e cognitivo legato all’età, robuste evidenze scientifiche dimostrano che con l’aumentare degli anni apportano al contempo benefici e rischi sia ai pazienti, sia all’organizzazione sanitaria”. Infatti, se da un lato la cosiddetta “intelligenza cristallizzata”, ovvero la capacità di utilizzare rapidamente conoscenze, abilità ed esperienze acquisite, aumenta dai 40 ai 70 anni, dall’altro l’“intelligenza fluida”, che include bisogno di aggiornamento, velocità di elaborazione dei dati e risoluzione di scenari clinici e problemi insoliti, inizia a declinare molto lentamente a partire dai 40 anni, per ridursi drasticamente dopo i 60-65 anni.

Infine, accanto al fisiologico declino cognitivo, gli studi epidemiologici documentano che la malattia di Alzheimer in fase precoce, le patologie cerebro-vascolari silenti ed altre condizioni asintomatiche compromettono un numero sempre crescente di persone, medici inclusi, limitando la consapevolezza dei loro limiti cognitivi.

“Di conseguenza” argomenta il presidente di Gimbe “se da un lato va dato atto a Governo e Regioni di aver finalmente messo nero su bianco diverse misure integrate per affrontare la gravissima carenza di personale sanitario, dall’altro questa contromisura d’emergenza richiederebbe una valutazione psico-fisica standardizzata dei medici che intendono avvalersene, al fine di minimizzare i rischi per i pazienti, aumentare la sicurezza delle cure e ridurre il potenziale contenzioso medico-legale».

Peraltro, mentre in Italia la politica è pronta a sdoganare la permanenza dei medici in corsia sino al compimento dei 70 anni, il prestigioso Journal of American Medical Association nel numero che porta la data del 14 gennaio dedica ben 4 articoli su opportunità e sfide di valutare i medici anziani, sulla loro responsabilità nel mantenere la competence professionale con l’avanzare degli anni, sui risultati dell’utilizzo di una batteria di test neurocognitivi e, soprattutto, sulle best practice che tutti i sistemi sanitari dovrebbero utilizzare per valutare la competence professionale dei medici che hanno superato una certa età.

Considerato che la sicurezza dei pazienti e la qualità delle cure vengono prima di tutto”  conclude Cartabellotta “la Fondazione Gimbechiede al ministro Speranza di inserire nell’emendamento al Milleproroghe l’obbligo di una procedura nazionale standardizzata per valutare le performance fisiche e cognitive dei medici che offriranno la loro disponibilità a rimanere in corsia sino a 70 anni, oltre ad un potenziamento del monitoraggio degli eventi sentinella nelle strutture in cui lavoreranno questi professionisti. Esattamente come accade per i piloti che, per garantire la sicurezza dei voli, devono sottoporsi a visita medica almeno una volta l’anno, dopo i 60 anni devono farlo ogni sei mesi e a 65 anni devono improrogabilmente appendere la cloche al chiodo“.

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