Test del mensile Salvagente, tracce di antibiotici e altri farmaci nel latte

Test del mensile Salvagente, tracce di antibiotici e altri farmaci nel latte

Roma, 24 gennaio –  Tracce di antinfiammatori, cortisonici e antibiotici nel latte. È quanto emerso da un test del mensile per i consumatori  Salvagente su 21 confezioni di latte, fresco e Uht, comprate in supermercati e discount italiani. Tra i marchi analizzati ci sono Parmalat, Granarolo, Coop, Conad, Lidl, Esselunga e Carrefour.

I risultati, informa un lancio dell’agenzia AdnKronos,  sono pubblicati sul numero del mensile in edicola da oggi. I farmaci sono risultati presenti in più della metà delle confezioni, secondo i test condotti con un nuovo metodo di analisi realizzato dalle Università Federico II di Napoli e da quella spagnola di Valencia, in grado di scoprire sostanze che ai test ufficiali passano inosservate.

Le più frequenti sono risultate il dexamethasone (un cortisonico), il neloxicam (antinfiammatorio) e l’amoxicillina (un antibiotico), in concentrazioni tra 0,022 mcg/kg e 1,80 mcg/kg.

I farmaci che lasciano tracce, ha spiegato Enrico Moriconi, veterinario e Garante degli animali della Regione Piemonte, sono utilizzati per curare le mastiti nelle vacche da latte. “La ragione dell’uso di antibiotici come l’amoxicillina è la frequenza con cui contraggono le infezioni alle mammelle come la mastite. Tra l’altro, il fatto che siano stati trovati dei residui nel latte ne è la dimostrazione” spiega l’esperto. ” Se fossero stati utilizzati farmaci per curare altri tipi di infezioni, questi sarebbero stati smaltiti da reni e fegato”.

Per la stessa ragione, secondo Moriconi, sono stati impiegati gli altri due farmaci: “In genere, si somministra un antibiotico mentre il cortisone e l’antinfiammatorio sono coadiuvanti”., ha precisato.

Il test del Salvagente ha confermato i risultati ottenuti dalla ricerca su 56 latti italiani, pubblicata sul Journal of Dairy Science e condotta da un team dell’Università Federico II di Napoli e da quella di Valencia.

“Abbiamo trovato sostanze farmacologicamente attive nel 49% dei campioni, a concentrazioni tra 0,007 e 4,53 mcg/kg” riferisce  Alberto Ritieni, docente di Chimica degli alimenti alla facoltà di Farmacia della Federico II e tra gli autori delle analisi. “Nelle nostre conclusioni sottolineiamo che, dato che il latte è raccomandato nella loro nutrizione, i neonati e i bambini sono particolarmente esposti a queste sostanze e potrebbero risultare più vulnerabili. La loro capacità di metabolizzare questi agenti tossici non è ancora ben sviluppata. Per questo un monitoraggio costante degli allevamenti sarebbe necessario per assicurare la salute dei piccoli consumatori”.

Fra le conseguenze dell’uso di antibiotici e di altri farmaci che poi finiscono nel latte, secondo gli esperti interpellati dal Salvagente, la possibilità che si renda più facile la creazione di batteri antibiotico-resistenti. “L’assunzione costante di piccole dosi di antibiotico con gli alimenti” spiega Ruggiero Francavilla, pediatra, gastroenterologo Università degli Studi di Bari “determina una pressione selettiva sulla normale flora batterica intestinale, a vantaggio dei batteri resistenti agli antibiotici che diventano più rappresentati. Questa informazione genetica viene trasferita ad altri batteri anche patogeni”.

Il secondo pericolo è che questi farmaci alterino il microbiota umano. Per Ivan Gentile, professore associato di malattie infettive all’Università Federico II di Napoli, “non si può escludere un rischio, sebbene basso, che l’esposizione anche di minime quantità, soprattutto in maniera ripetuta, possa avere ripercussioni sul microbiota intestinale, cioè su quell’insieme vario di microorganismi che vivono con noi (nell’intestino, sulla cute, nella cavità orale per fare qualche esempio) e che esercitano effetti benefici (a livello digestivo, immunitario, protettivo)”.

“Queste analisi” conclude Riccardo Quintili, direttore del Salvagente “non vogliono penalizzare le aziende nelle cui confezioni abbiamo trovato residui di farmaci. Al contrario molte di loro, informate del nostro test, si sono mostrate molto sensibili all’argomento e alle evoluzioni dei loro controlli rese possibili da questo nuovo metodo. Il nostro interesse era sollevare un potenziale rischio rimasto finora nell’ombra, per trovare soluzioni rassicuranti per i consumatori”.

 

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