Ricerca Fondazione Rava, povertà sanitaria minorile in aumento: “Servono risposte non settoriali”

Ricerca Fondazione Rava, povertà sanitaria minorile in aumento: “Servono risposte non settoriali”

Roma, 27 gennaio – Il fenomeno della rinuncia e del contenimento delle cure continua purtroppo a diffondersi nel nostro Paese: nell’ultimo anno sono state oltre quattro milioni le persone che hanno rinunciato a visite e accertamenti specialistici a causa di problemi economici, ma non solo: a impedire l’accesso alle cure, infatti, ci sono spesso anche ostacoli di tipo informativo e culturale, che finiscono per avere un impatto negativo anche sulla possibilità di accedere ai servizi sanitari.

Il dato arriva dalla ricerca Povertà sanitaria minorile: chi se ne cura? realizzata dall’Istituto per la ricerca sociale (Irs), presentata dalla Fondazione Rava venerdì scorso a Roma.

Elisabetta Strada (nella foto), consigliere della Regione Lombardia e  responsabile dei progetti speciali della Fondazione Francesca Rava, ha ricordato come di fronte a questa situazione si renda sempre più necesario sviluppare iniziative di assistenza complementare, delle quali costituisce un concreto esempio  “In farmacia per i bambini”, l’iniziativa avviata dalla Fondazione Rava in partnership con Kpmg a partire dal 2013, un progetto ormai consolidato che solo nel 2019 ha raccolto  230.218 farmaci pediatrici e prodotti baby care, aiutando 36.000 minori in attività sanitarie, seguiti da 668 enti, conil coinvolgimento di 2.067 delle circa 19.000 farmacie sparse in tutta Italia. Il valore economico dei prodotti raccolti è stato di 1 milione 138mila euro solo nel 2019.

Daniela Mesini, Claudio Castegnaro e Cecilia Guidetti dell’Irs hanno illustrato i dati della ricerca, dai quali emerge che fra le spese per farmaci da banco e prodotti per l’infanzia i pannolini incidono per il 36,2%, i farmaci pediatrici da banco quali la Tachipirina per il 24,8% e il latte in polvere per il 21,6%. Pur rappresentando il grosso della spesa si tratta di prodotti che non vengono rimborsati dal Servizio sanitario nazionale,  a differenza di quanto avviene ad esempio – come è stato rilevato e sottolineato  – per la spesa dei pannolini per gli anziani.

Alla presentazione della ricerca ha fatto seguito una tavola rotonda su come creare consapevolezza sulla povertà sanitaria minorile e come contrastarla. Sono intervenut tra gli altri  Silvia Pagliacci, presidente di Federfarma Sunifar, il sindacato nazionale delle farmacie rurali, della Federfarma nazionale, Livia Marelli del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, Laura Lancella della Società italiana di pediatria e Nunzia Bartolomei del Consiglio nazionale dell’ordine degli assistenti sociali.

Interessanti gli spunti forniti da Marelli che ha ricordato che nel 2016 (ultimo anno del quale sono disponibili dati) i minori fuori famiglia per motivi non economici erano 26.615 dei quali circa 14.000 in affido e circa 12.000 in comunità di accoglienza. Di quelli in comunità il 62,4% erano adolescenti o preadolescenti. L’esponente delle comunità di accoglienza ha ricordato che bisognerebbe prevedere che il servizio sanitario disponesse per questi ragazzi un accompagnamento specializzato e personalizzato senza farlo gravare sulle comunità spesso costrette a rivolgersi a strutture private e ad accollarsi le relative spese.

Dal complesso degli interventi è emerso che il problema della povertà  sanitaria minorile richiede risposte non settoriali, con una sinergia in particolare con il mondo della scuola sia per poterne utilizzare le strutture sia per fare attività preventive. I ricercatori dell’Irs hanno rilevato in conclusione che “la povertà sanitaria minorile è un fenomeno complesso, di difficile perimetrazione e spesso sfuggente perché diverse sono le determinanti, gli attori coinvolti e le implicazioni relative. Obbiettivo primario deve essere quello di farlo emergere, attraverso un’attività di sensibilizzazione e di informazione più puntale e costante, al fine di stimolare una maggiore sinergia tra i diversi soggetti pubblici e privati”. Linee queste sulle quali si muove l’attività della Fondazione Francesca Rava.

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, rappresentato nell’occasione da Donatella Caserta, ha voluto far pervenire un messaggio nel quale ha ricordato che “la capillare rete delle farmacie rappresenta un presidio strategico per la salute dei cittadini. Per questo abbiamo stanziato oltre 50 milioni di euro per estendere a tutta Italia il progetto della farmacia dei servizi”.

Le farmacie, ha aggiunto il ministro nel suo messaggio, debbono diventare “il luogo dove non si distribuisce solo il farmaco- ma anche dove si possono fare alcune prime diagnosi e prenotare visite e accertamenti. Bisogna puntare sulla nuova fase del territorio, ovvero la prossimità: dare risposte concrete anche nei comuni di poche migliaia di abitanti. Va ripensata anche la gestione della spesa farmaceutica e stiamo lavorando in questo senso”.

Resta da comprendere se, nei lavori in corso cui Speranza ha fatto cenno, è compresa anche la recente proposta emendativa presentata dal governo al ddl di conversione del Decreto Milleproroghe con il preciso obiettivo di  “riaggiustare” i tetti della spesa farmaceutica, lasciando invariato quello complessivo, ma aumentando la soglia per gli acquisti diretti e diminuendo per contro il tetto della spesa convenzionata.

Un “ritocco” che si tradurrebbe – ove l’emendamento del governo fosse approvato – nello spostamento senza colpo ferire 500 milioni di spesa dalla rete delle farmacia convenzionate di comunità alla distribuzione diretta di Asl e ospedali.  50 milioni in entrata (per i servizi, non per il core business delle farmacie, che resta l’assistenza farmaceutica) a fronte di 500 che, di fatto, prendono invece il volo, levando ulteriore ossigeno all’assistenza farmaceutica territoriale. Un rapporto (negativo) di uno a dieci che qualche  pensiero e interrogativo su quale sia il disegno reale del governo sul servizio farmaceutico dovrebbe pur farlo sorgere.

 

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