“Vecchie” medicine, ma con valore aggiunto: nasce l’Italian Vam Group

“Vecchie” medicine, ma con valore aggiunto: nasce l’Italian Vam Group

Roma, 28 gennaio –  Si chiamano “value added medicines”,  all’estero se ne discute ormai già da qualche anno e sono quei farmaci “vecchi”, nel senso che  utilizzano principi attivi noti e di indiscussa efficacia, ai quali l’introduzione di qualche modifica innovativa consente di  acquistare un “valore aggiunto” (appunto!) che ne migliora le performance terapeutiche, assicurando una marcia in più rispetto a qualsiasi precedente versione.

Per dare voce alle aziende impegnate in questo settore è nato in seno ad Assogenerici un gruppo di rappresentanza autonomo, appena costituitosi con la denominazione inevitabilmente anglofona di Italian Vam Group.  Il nuovo gruppo ha proceduto ieri a dotarsi di una prima assatura organizzativa, eleggendo come coordinatore Geremia Seclì (Medac Pharma) e come vice coordinatore Raffaelle Marino (Zentiva Italia).

Obiettivo del neonato Gruppo – che, spiega una nota, è aperto anche all’adesione di aziende non appartenenti ad Assogenerici – è quello di contribuire tramite i nuovi prodotti a migliorare l’aderenza alle terapie e i risultati sulla salute o sulla qualità della vita; incrementare la sicurezza ed efficienza del personale sanitario; allargare le opzioni di trattamento e prevenzione; migliorare il rapporto costi-benefici e infine accesso all’assistenza sanitaria.

Al gruppo hanno già aderito 10 aziende già trasversalmente attive sia nel settore delle small molecules sia in quello dei biologici. Si tratta di ABC Farmaceutici, Accord Healthcare, Baxter, Medac, Mylan, Italia, NTC, Sun Pharma, Salf, Teva e Zentiva Italia.  Ma il Vam Group suscita anche l’interesse di aziende attualmente non associate ad Assogenerici.

“Le Vam” spiega Seclì “includono una grande varietà di prodotti off patent modificati o combinati prevedendo ad esempio nuove forme farmaceutiche, vie di somministrazione, dosaggi, indicazioni, devices, soluzioni digitali e patient support programs”.

“Esiste un significativo potenziale non sfruttato in Europa per ottimizzare le terapie esistenti per soddisfare al meglio le esigenze di pazienti, operatori sanitari e pagatori”  conclude Marino. “Una maggiore personalizzazione delle terapie esistenti non può che portare a una maggiore efficienza per l’intera comunità sanitaria”.

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