Martini, Remuzzi e Ricciardi su caso Avastin-Lucentis: “Garantire indipendenza organismi tecnici”

Martini, Remuzzi e Ricciardi su caso Avastin-Lucentis: “Garantire indipendenza organismi tecnici”

Roma, 30 gennaio – Tre pezzi da novanta del mondo degli organismi tecnico-scientifici della sanità  (Nello Martini, primo storico DG di Aifa, oggi presidente della Fondazione ReS, nella foto;   Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri e Walter Ricciardi, membro dell’Executive Board dell’Oms e già presidente dell’Iss) hanno ritenuto di dover intervenire, con una lettera a loro firma pubblicata da quotidianosanità.it, sulla decisione della direzione della Procura regionale del Lazio della Corte dei Conti di invitare a dedurre (attraverso la Guardia di Finanza) alcuni membri della Commissione tecnico scientifica dell’Aifa, con la richiesta di fornire eventuali documenti in merito all’annosa vicenda Avastin-Lucentis (cfr. RIFday del 15 novembre 2019), oggetto di indagine da parte della magistratura contabile per il profilo del danno erariale. I membri del Cts in questione, insieme a due ex direttori generali del tempo dell’Agenzia regolatoria, sono infatti accusati di aver illecitamente imposto  limitazioni alle prescrizioni del farmaco meno costoso (Avastin) per favorire quello a prezzo più alto (Lucentis).

Martini, Remuzzi e Ricciardi evidenziano in primo luogo che la vicenda Avastin-Lucenti va avanti da ormai dieci anni in ragione della sua estrema complessità, che tocca e investe molti e importanti aspetti scientifici, regolatori ed economici: dal rapporto tra scienza e mercato alla libertà prescrittiva del medico e la sostenibilità economica del sistema, passando per il rispetto del principio della concorrenza, il rapporto tra prezzo e valore terapeutico e (e questo, come si vedrà, è alla fine l’aspetto più importante per gli estensori della lettera)  la chiara distinzione di ruoli, competenze e responsabilità tra organismi tecnici e le autorità amministrative e la magistratura nelle varie sedi.
Non è un caso, peraltro, che la vicenda – già oggetto di pronunce e  provvedimenti di Agcm, Tar, Consiglio di Stato, Corte costituzionale e Corte di giustizia europea – sia tuttora in corso, nuovamente rimessa davanti alle sezioni unite della Corte di Cassazione  e in Consiglio di Stato) e sia destinata – secondo Martini, Remuzzi e Ricciardi – a pesare “ancora a lungo sulle questioni di fondo e sullo sviluppo della politica farmaceutica”.

La tesi dei tre firmatari della lettera è che, in questa cornice, la decisione dei magistrati contatibili del Lazio di chiamare  a dedurre i componenti del Comitato tecnico scientifico e due ex DG Aifa, ipotizzando un danno erariale di oltre 192 milioni di euro, pari alla differenza di costo tra il quantitativo complessivo di Lucentis usato dal Ssn in luogo del meno costoso Avastin, corrisponda a un’entrata a gamba tesa in un campo sul quale i giudici della Corte dei conti non dovrebbero invece entrare.

“Indipendentemente dalle questioni di merito e dall’esito finale di tale procedimento, l’atto della Corte dei Conti solleva un problema istituzionale e politico di grande rilevanza” scrivono infatti Martini, Remuzzi e Ricciardi “che riguarda la pertinenza e la competenza di un intervento della magistratura contabile su un atto consultivo strettamente tecnico-scientifico e medico”.  

Ciò non significa, precisano i tre,  “che un atto di valutazione clinico-scientifica sia di per sé ‘incensurabile’ – e naturalmente non stiamo parlando di situazioni ove si rilevassero comportamenti dolosi di rilievo penale – ma la censura deve essere supportata da organismi tecnici di indiscutibile competenza”.

Non è infatti un caso, osservano ancora Martini, Remuzzi e Ricciardi che “nella legge istitutiva dell’Aifa e nei relativi decreti attuativi, sia prevista una funzione non solo di indirizzo ma anche di controllo e verifica nel merito delle attività da parte del ministero della Salute, attraverso organismi tecnici propri o vigilati, quali il Consiglio Superiore di Sanità (Css) e l’Istituto superiore di sanità (Iss). Peraltro, nel caso di specie contestato dalla Corte dei Conti, la decisione della Cts era stata assunta sulla base delle indicazioni sul tema adottate dal Consiglio superiore di sanità; di conseguenza, la censura finisce per coinvolgere lo stesso parere del Css”.

Martini, Remuzzi e Ricciardi chiariscono dunque i principi ai quali, per evitare confusione e indebite invasioni di campo, le varie istituzioni dovrebbero strettamente attenersi: mantenere sempre  chiara la distinzione di ruolo tra la magistratura e gli organismi tecnico-scientifici, “evitando conflitti di attribuzione e salvaguardando l’indipendenza delle valutazioni e delle precauzioni tecnico-scientifiche”; assicurare “l’indipendenza e la centralità di Aifa nell’ambito dei compiti e delle attribuzioni previste dalla legge, a garanzia della unitarietà del sistema farmaceutico per un accesso uniforme alle cure a livello nazionale e regionale”; garantire e tutelare le espressioni delle valutazioni tecniche e regolatorie, seppur nell’ambito delle funzioni di indirizzo e di vigilanza proprie del ministero della Salute, attraverso le strutture tecniche deputate e/o gli enti e organismi competenti (Iss-Css); infine, evitare “ogni forma di delegittimazione delle competenze tecniche di Aifa e/o di altri enti e organismi tecnici del Servizio sanitario nazionale – Servizio sanitario regionale, che creerebbe un precedente pericoloso e un inevitabile disincentivo all’assunzione di responsabilità da parte di organismi tecnico-scientifici, con il blocco di attività decisionali essenziali al buon funzionamento del Ssn e dei Ssr.

Un immediato sostegno alle posizioni espresse nella lettera è arrivato dalla Sif, la Società italiana di Farmacologia, che con il suo presidente Giorgio Racagni ha subito espresso “solidarietà e appoggio” a Martini, Remuzzi e Ricciardi.
 “Un organo tecnico come la Commissione tecnico scientifica dell’Aifa non può essere controllato da una struttura non tecnica come la Corte dei Conti” scriva Racagni in una nota, esprimendo insieme al Consiglio direttivo della Sif  pieno sostegno alle conclusioni degli autori e aggiungendo che “in un contesto di eventuale delegittimazione di organismi tecnico-scientifici, si pensi per esempio ai Comitati etici per la sperimentazione clinica, potremmo arrivare al blocco della ricerca clinica nel nostro Paese”.
 

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