Coronavirus, ministri G7 a confronto. Dal Nord: “No alla scuola per i bambini di rientro dalla Cina”

Coronavirus, ministri G7 a confronto. Dal Nord: “No alla scuola per i bambini di rientro dalla Cina”

Roma, 4 febbraio – L’attenzione dell’intero pianeta è ovviamente concentrata sull’emergenza coronavirus, con le autorità sanitarie costrette ad affannarsi non soltanto sul terreno del contrasto – con ogni mezzo e strategia, anche drastica – alla diffusione dell’agente patogeno, ma anche su quello di arginare la piena di cattiva informazione che rischia di fare più danni dell’epidemia (e che non a caso si è guadagnata la defizione di “infodemia”, a sintetizzarne la pericolosità).

Nel pomeriggio di ieri, il ministro della Salute Roberto Speranza (nella foto), inevitabilmente molto esposto in questi giorni, ha partecipato al vertice in teleconferenza dei ministri della Salute dei Paesi G7 sul coronavirus 2019-nCoV.

Speranza ha illustrato ai colleghi del G7 (erano collegati i ministri degli USA, Alex Michael Azar II, del Giappone Kato Katsunobu, del Canada Patricia A. Hajdu, della Germania Jens Spahn, della Francia Agnès Buzyn e del Regno Unito  Matt Hancock) le misure intraprese dall’Italia con il blocco dei voli dalla Cina e i controlli sanitari in porti e aeroporti, ribadendo la necessità di un impegno comune a sostenere il Governo cinese nei suoi sforzi per affrontare l’emergenza e sottolineando.

Mentre le autorità sanitarie nazionali si spendono faticosamente per rassicurare l’opinione pubblica, c’è però anche chi – come i presidenti di quattro regioni del Nord (Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige), tutti in quota Lega –  assume iniziative che (ancorché nelle intenzioni asseritamente rassicuranti anch’esse) rischiano invece di generare ulteriore allarme. I quattro amministratori regionali hanno infatti scritto una lettera congiunta al ministero della Sanità con la richiesta di sottopporre al periodo di isolamento previsto per chi rientra dalla Cina anche ai bambini che frequentano le scuole.

Più precisamente, i presidenti delle quattro Regioni chiedono che i bambini di qualsiasi nazionalità in arrivo dalla Cina siano tenuti fuori dalle scuole per un periodo di osservazione di 14 giorni anche se in età dell’obbligo, in modo da scongiurare l’eventualità di diffusione del coronavirus in ambienti confinati come sono quelli delle scuole.

“Nessuna volontà di contrapposizioni politiche, né tantomeno di ghettizzare” ha spiegato il presidente del Veneto, Luca Zaia. “Vogliamo solo dare una risposta all’ansia dei tanti genitori visto che la circolare non prevede misure in tal senso”.  Una spiegazione a prima vista del tutto sensata, se considerata in absoluto. Ma che di fronte alla realtà dei fatti perde molto del suo senso apparente: i voli da e per la Cina sono infatti bloccati, quindi i bambini, siano cinesi o altro e malati o meno, non possono già adesso rientrare in Italia.  E in caso di rientro (come accaduto ai 70 connazionali rimpatriati con un  volo militare dalla regione di Wuhan); la “quarantena” come si è visto è d’obbligo. Difficile, dunque, comprendere obiettivi e motivazioni dell’iniziativa dei quattro “governatori”, che – se mai visno – non sono certamente relativi all’interesse delle pubblica salute.

Ai quattro presidenti regionali ha subito replicato con una nota l’Istituto superiore di sanità, facendo presente che “le misure adottate per le popolazioni scolastiche sono quelle necessarie a tutelare la salute della popolazione. Ciò anche in considerazione della forte capacità e preparazione dei professionisti dei dipartimenti di prevenzione e di tutto il nostro Ssn. Al momento l’Italia è tra i Paesi che hanno adottato le misure più ampie e articolate per il controllo della diffusione dell’infezione nell’intera popolazione e altri Paesi europei non hanno adottato misure specifiche per la popolazione scolastica”.

“L’Oms” si legge ancora nella nota dell’Iss “sottolinea nei propri report quotidiani come sulla base delle conoscenze ad oggi acquisite l’infezione asintomatica sembra rara e che il rischio di trasmissione attraverso persone asintomatiche è molto raro negli altri coronavirus. La principale via di trasmissione sono persone sintomatiche attraverso tosse e starnuti”.

“L’Ecdc rende noto nei suoi report quotidiani” aggiunge quindi l’Istituto “che per il controllo della diffusione delle infezioni da coronavirus è fondamentale la tempestiva individuazione dei casi e la corretta gestione dei contatti”.

La nota prosegue  riepilogando la situazione epidemiologica italiana, che  allo stato attuale mostra due casi confermati (i due turisti provenienti dalla Cina in trattamento allo Spallanzani di Roma, NdR)  e 25 casi nei Paesi europei. “In Italia i casi confermati sono stati prontamente individuati e gestiti secondo le raccomandazioni internazionali” sottolinea l’Iss “e tutto il Ssn gestisce prontamente i sospetti”. Quindi la precisazione finale: “Tutte le persone che rientrano dalla Cina se manifestano sintomi delle alte vie respiratorie o se sono state in contatto con portatore di coronavirus negli ultimi 14 giorni sono soggette a controllo sanitario così come i loro contatti”.

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