Schito (Assofarm): “Per i problemi della farmacia servono politici capaci di visione”

Schito (Assofarm): “Per i problemi della farmacia servono politici capaci di visione”

Roma, 4 febbraio – Quali caratteristiche dovrebbe avere la politica per rispondere positivamente alle istanze ormai ben definite provenienti dalle farmacie italiane su temi cruciali come farmacia dei servizi, rinnovo della convenzione e nuova remunerazione? A chiederselo, nell’editoriale a sua firma pubblicato sull’ultimo numero del Notiziario Assofarm, è il segretario generale della sigla delle farmacie pubbliche, Francesco Schito (nella foto).
Che, fatta la domanda, si dà anche la risposta: c’è, in effetti, una rappresentante del mondo politico-amministrativo che può rappresentare (a giudizio di Schito) il paradigma ideale dell’interlocutore istituzionale. Si chiama Stefania Saccardi ed è, come noto, l’assessore al Diritto alla salute, welfare, integrazione socio-sanitaria della Regione Toscana.

La responsabile della sanità toscana avrebbe dato recentemente prova, con una lettera fatta pervenire in occasione della ultima giornata nazionale delle farmacie comunali organizzata da Assofarm nello scorso novembre, di una esemplare chiarezza di pensiero e di una visione strategica del tutto condivisibile di ciò che è la farmacia di comunità e, e soprattutto, di ciò che dovra essere.

Una lettera della quale Schito ripropone il contenuto, presentandolo come una sorta di manifesto ideale del pensiero di un politico sulla farmacia.
Delle parole di Saccardi, scrive infatti il segretario di Assofarm, “ci convince appieno il posizionamento riservato alla farmacia all’interno del sistema salute: quello di un front-office tra il cittadino e un ampio ventaglio di prestazioni sanitarie, dall’aderenza alla terapia alle vaccinazioni, dalla prevenzione alla telemedicina. L’ampiezza e la varietà delle componenti di questo ventaglio di servizi fanno sì che la farmacia diventi strumento e intermediaria attiva tra i bisogni ultimi del paziente e il ruolo primario dei medici specialisti e di medicina generale”.
Ma nella lettera di Saccardi ciò che è  “ancora più entusiasmante”, secondo Schito,  “è la definizione di un substrato valoriale necessario a questo processo di riforma. Le competenze sanitarie e di management pubblico necessarie a realizzare quanto appena descritto posano su un solido terreno relazionale fatto di cultura del vicinato , conoscenza diretta del cittadino, spirito di servizio che travalica i confini dei conti economici e degli orari ufficiali di apertura”.

Tutti elementi, lascia intendere Schito, che rappresentano un esempio di quel corretto approccio ai problemi della farmacia che le sigle di categoria chiedono ai politici, e che i politici dovrebbero auspicabilmente preoccuparsi di assicurare. Ma, al riguardo, il segretario di Assofarm fa professione di realismo: “I mesi che ci attendono si annunciano impegnativi” scrive infatti Schito, consapevole che,  “se per i servizi quasi tutte le Regioni hanno definito i cronoprogrammi e ora non rimane loro che arruolate le farmacie candidate alla sperimentazione, il rinnovo della convenzione rischia di andare presto incontro a problemi non facili, come del resto anche per la nuova remunerazione la strada appare tutt’altro che in discesa”.

Un modo cauto per dire (da persona informata dei fatti: Schito siede infatti a entrambi i tavoli di discussione) che i due dossier, almeno al momento, sono nel bel mezzo di una palude da dove non si sa come, quando e se potranno uscire. E questa, alla fine, è una notizia che assume più rilievo della pubblica indicazione di Saccardi come paradigma del profilo di interlocutore ideale.
“Non vinceremo queste battaglie sulla forza dei soli numeri. I numeri non ispirano la politica, ma ne sono il prodotto” conclude Schito. “Per produrre buoni numeri occorre un’ottima tecnica, guidata però da valori e visione. Una visione capace di far dialogare sanità e società in una nuova concezione di cittadinanza. A questa sfida siamo chiamati tanto noi farmacie quanto le istituzioni politiche”.

Tra le quali, però, l’esperienza insegna, non è poi che i “profili ideali” di interlocutori politici provvisti di valori e capaci di visione abbondino…

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