Milleproroghe, cade anche l’emendamento sui tetti della spesa farmaceutica

Milleproroghe, cade anche l’emendamento sui tetti della spesa farmaceutica

Roma, 10 febbraio – Insieme a quello sugli Ordini professionali delle professioni sanitarie, volto a far valere solo dalle prime elezioni utili (nel prossimo autunno) il divieto di candidarsi alle cariche degli organi di vertice per chi abbia già due mandati alle spalle (misura, come si ricorderà, introdotta dalla riforma Lorenzin di gennaio 2018), sembra finire la corsa anche l’emendamento al Milleproroghe che, se approvato, avrebbe rimodulato i tetti di spesa farmaceutica.

La misura, chiesta da tempo al Governo da Regioni e industria del farmaco, è stata per il momento congelata, forse per evitare la stroncatura sull’altare dell’esame di ammissibilità da parte delle Commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera, sorte già capitata ad altri emendamenti governativi (su tutti, la proposta del ministro della Salute Roberto Speranza di mantenere i medici in servizio fino a 70 anni, contromisura d’emergenza per contrastare la carenza dei camici bianchi).

L’intenzione del Governo, secondo alcune voci, sarebbe quella di intervenire sulla rimodulazione dei tetti di spesa farmaceutica con un decreto, strumento ritenuto più sicuro e adeguato. Il contenuto dovrebbe sostanzialmente ricalcare quello dell’emendamento stoppato: rivedere  in aumento la quota del limite di spesa per gli acquisti diretti, portandola nel 2020 dall’attuale 6,69 al 7,13%, con la conseguente e corrispondente diminuzione della spesa territoriale dall’attuale 7,96 al 7,52%, ciò per “compensare” il maggiore incremento, negli ultimi anni, della prima voce di spesa, dovuta in particolare ai medicinali ospedalieri. Uno spostamento di risorse dello 0,44%, misura solo in apparenza modesta, visto che in realtà vale circa 500 milioni, che finirebbero per essere sottratti alla spesa convenzionata,  da qualche anno sempre molto al di sotto del proprio tetto,  con avanzi positivi che (nel 2019)  sono arrivati a sfiorare i 670 milioni di euro.

Risorse non spese che, ovviamente, ha buon gioco a reclamare chi è invece perennemente e abbondantemente in rosso, in una sorta di  applicazione del principio dei vasi comunicanti. Se (come purtroppo sembra) l’aggiustamento dei tetti seguisse davvero questa strada e con queste modalità, per le farmacie convenzionate si allontanerebbe inevitabilmente la prospettiva di riportare negli esercizi di comunità quei farmaci della diretta che non hanno alcun motivo di essere dispensati in ospedali e Asl, riportando così sul territorio quote di spesa che rappresenterebbero una boccata di ossigeno per la sempre più asfittica economia delle farmacie.

 

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