Studio finlandese: l’avvio di terapie preventive può indurre a peggiorare lo stile di vita

Studio finlandese: l’avvio di terapie preventive può indurre a peggiorare lo stile di vita

Roma, 10 febbraio – Non è una novità che spesso si chieda ai farmaci di ovviare o comunque compensare pessime abitudini alimentari e comportamentali alle quali non intendiamo rinunciare. Esistono legioni di ipertesi, solo per fare un esempio, che con le loro pillole quotidiane si illudono di poter compensare i loro valori pressori, senza fare nulla per ridurre il loro sovrappeso, aumentare l’attività fisica, smettere di fumare o semplicemente per ridurre il consumo di sale nei loro pasti.

Da un recente studio finlandese, pubblicato lo scorso 5 febbraio sul Journal of the American Heart Association, arriva una nuova e probante conferma su come i farmaci non compensino gli stili di vita malsani e come, per contro, introdurre cambiamenti nello stile di vita (attività fisica appropriata, esercizio fisico regolare, smettere di fumare, alimentazione sana e in quantià appropriata)  sia la prima e più efficace delle terapie da mettere in atto, con buona pace della percezione (molto diffusa, secondo lo studio in parola) che i farmaci per controllare un problema di salute siano abbastanza potenti da superare anche uno stile di vita malsano, mantenendo magicamente sani.

I ricercatori hanno esaminato oltre 40 mila finlandesi impiegati nel settore pubblico, l’80% dei quali di sesso femminile, con un’età media di 52 anni, in terapia preventiva con farmaci antiipertensivi (diuretici, betabloccanti eccetera, ma anche statine). Nessuno di loro aveva una storia di malattie cardiache o ictus. I ricercatori hanno esaminato tutti i partecipanti almeno due volte ad intervalli di quattro anni, nel periodo 2000-2013. Gli strumenti di rilevazione erano costituiti da un questionario somministrato al basale e un questionario di follow-up. I dati includevano l’indice di massa corporea, l’attività fisica, l’assunzione di alcol, il fumo.

Sono anche stati rilevati, con la collaborazione delle farmacie, i dati relativi ai farmaci, per verificare l’aderenza alle  terapie. I risultati confermano una scarsa propensione a modificare lo stile di vita: sono stati infatti registrati, soprattutto tra i pazienti all’inizio delle loro terapie antipertensive, maggiori aumenti dell’indice di massa corporea e quindi maggiori probabilità di diventare obesi, con il risultato di attenuare gli effetti positivi del trattamento farmacologico. Un dato che  supporta l’ipotesi che i farmaci siano vissuti come “sostituti” di stili di vita più sani e corretti.

Registrato – altra risultanza a sostegno dell’ipotesi di sostituzione – anche l’aumento delle probabilità di diventare fisicamente più inattivi dopo l’inizio della terapia. La storia cambia, invece, per l’abitudine al fumo: i fumatori che avevano iniziato la terapia preventiva hanno rivelato maggiori probabilità di smettere o ridurre il fumo rispetto ai fumatori non trattati. Rispetto al consumo medio di alcol non sono state invece registrate differenze significative.

Quello finlandese  è il primo studio di coorte prospettico su larga scala sulle associazioni tra l’uso di farmaci preventivi e il cambiamento dello stile di vita e – in linea con le osservazioni e i dati precedenti di ripetute indagini trasversali condotte negli Stati Uniti e in Corea  (che mostrano aumenti più rapidi di assunzione di grassi e calorie, obesità e inattività fisica tra gli utenti di statine rispetto ai non utilizzatori) –  supporta l’ipotesi che la terapia preventiva venga intesa e vissuta appunto come sostitutiva di un miglior stile di vita, e con come complementare ad esso. In buona sostanza, gli iniziatori di terapie finalizzate alla prevenzione delle malattie cardiovascolari o non introducono alcun cambiamento nei loro comportamenti o addirittura li peggiorano.

Per Maarit Korhonen, coordinatore dello studio,  “le persone che iniziano i trattamenti dovrebbero essere incoraggiate a continuare o iniziare a gestire il proprio peso, essere fisicamente attive, gestire il consumo di alcol e smettere di fumare. I farmaci non devono essere visti come un pass gratuito per continuare o iniziare uno stile di vita malsano. Non è una rarità trovare un’abitudine che si incontra molto spesso nella pratica medica, ovvero la dieta libera di chi è affetto da diabete, perché può contare poi sulla pillola o sull’insulina”.

 

 

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