Coronavirus, via trasmissione principale è respiratoria, non da superfici contaminate

Coronavirus, via trasmissione principale è respiratoria, non da superfici contaminate

Roma, 11 febbraio – “Non deve creare allarme lo studio tedesco secondo il quale il nuovo coronavirus resisterebbe attivo sulle superfici circa 9 giorni. Questo elemento, ancora da dimostrare e condotto su altri coronavirus e non su quello cinese, non fa la differenza sul contenimento precoce dell’epidemia. Da quello che sappiamo rispetto alle precedenti malattie infettive respiratorie, Mers e Sars, infatti, il nuovo coronavirus si trasmette molto più velocemente e la via di trasmissione da temere è soprattutto quella respiratoria, non quella da superfici contaminate”.

Così Gianni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità (nella foto), commenta lo studio pubblicato il 6 febbraio 2020 sul Journal of Hospital Infection, secondo il quale i nuovi coronavirus possono “rimanere infettivi sulle superfici inanimate a temperatura ambiente fino a 9 giorni”. 

“Il fatto che possa rimanere sulle superfici non fa la differenza” afferma Rezza in una dichiarazione ad AdnKronos. “Per quanto sappiamo la Mers (Sindrome respiratoria del Medio Oriente), che pure resisterebbe sulle superfici, non si trasmette facilmente da una persona all’altra, e la Sars (Sindrome respiratoria acuta grave) si trasmette molto più difficilmente del nuovo coronavirus cinese. Quest’ultimo corre di più, ma la via di trasmissione da temere non è quella attraverso le superfici contaminate”.

“Va comunque ricordata l’importanza di una corretta igiene delle superfici e delle mani” conclude Rezza. “Anche l’uso di detergenti a base di alcol sono sufficienti a uccidere il virus”.

Sul sito dell’Iss sono in ogni caso disponibili le Faq sul tema coronavirus e superfici.

La vera, possibile cattiva notizia di ieri relativa al nuovo coronavirus, al di là degli aggiornamenti sul numero di contagi (42.638, secondo l’ultimo dato) e dei morti (1.016) è che il periodo di incubazione del nuovo coronavirus “potrebbe durare fino a 24 giorni”. A rivelarlo è un nuovo studio condotto, fra gli altri, dall’epidemiologo cinese Zhong Nanshan, lo scienziato conosciuto a livello internazionale per il suo lavoro nella gestione dell’epidemia di Sars nel 2003.

Nell’articolo l’epidemiologo osserva come “l’incubazione potrebbe essere zero giorni o arrivare fino a 24, dieci giorni in più di quanto si credesse in precedenza”. L’articolo, che attende di essere sottoposto alla revisione di altri ricercatori (‘peer review’), indica un periodo medico di incubazione di tre giorni. Se le conclusioni di Zhong Nanshan dovessero essere confermate, andrebbero ovviamente riviste le misure di quarantena messe in atto fino ad oggi. Il protocollo internazionale infatti prevede 14 giorni di isolamento per chi è risultato positivo al nuovo coronavirus, per chi è stato nelle zone a rischio o è venuto a contatto con i pazienti.

Anche secondo il China Global Times, l’incubazione dell’infezione da coronavirus potrebbe essere più lunga di quanto non si pensi adesso, cioè due settimane. Il giornale cinese lo desume dal caso di un paziente dell’Henan, regione nel centro del paese che dopo non aver presentato sintomi per 17 giorni è stato diagnosticato infetto dal coronavirus.

Da ultimo, ma non ultimo, va segnalato l’utile e puntuale aggiornamento fornito oggi dalla Fondazione Gimbe sui dati della diffusione del 2019-nCoV, sintetizzati in un comunicato stampa e proposti in infografica su www.gimbe.org/coronavirus.

“A oggi il numero e la distribuzione geografica dei casi accertati confermano che l’epidemia è contenuta in Cina, prevalentemente nella provincia di Hubei, e che la diffusione al resto del mondo è ben controllata, in particolare in Europa dove la ‘cintura di sicurezza’ sta funzionando adeguatamente” commenta il presdeinte di Gimbe Nino Cartabellotta. “Tuttavia, se i dati attestano che non esiste alcun motivo di allarme in Europa e in Italia, le numerose incertezze supportano sia la scelta politica della massima precauzione per tutelare la salute delle persone, sia la necessità per i cittadini di seguire le raccomandazioni del Ministero della Salute, diffidando delle notizie sensazionalistiche perché la paura individuale può alimentare il panico collettivo, oggi molto più pericoloso del coronavirus“.

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