Farmaci, interrogazione di Rizzotti (Fi) su mancata ratifica Convenzione Medicrime

Farmaci, interrogazione di Rizzotti (Fi) su mancata ratifica Convenzione Medicrime

Roma, 12 febbraio –  La normativa attualmente in vigore in Italia non è ancora sufficiente a contrastare in modo incisivo i cosiddetti “crimini farmaceutici”, ovvere le attività illegali (molte e pericolosissime, per gli incalcolabili danni che possono produrre alla salute pubblica) portate avanti nel settore dei farmaci, che vedono coinvolte anche organizzazioni illegali di matrice internazionale.

Il nostro Paese, pur avendola sottoscritta nel 2011, non ha infatti ancora ratificato la Convenzione Medicrime del Consiglio d’Europa, nata proprio per  permettere di “criminalizzare” in maniera adeguata almeno alcune delle condotte più pericolose. Un ritardo ormai quasi decennale e inspiegabile, del quale ha chiesto conto, con un’interrogazione parlamentare presentata lo scorso 5 febbraio, la senatrice della 12ª Commissione Igiene e sanità Maria Rizzotti (nella foto), rivolta al ministro della Salute.

Nell’atto di sindacato ispettivo, la parlamentare di Forza Italia chiede appunto quali siano le motivazioni che, alla luce della “evidente inadeguatezza della legislazione esistente in materia di reati farmaceutici alla luce delle loro potenziali ripercussioni sulla salute pubblica (…) continuano a ritardare la ratifica della Convenzione Medicrime e quali tempi siano previsti affinché si completi l’iter di ratifica per l’Italia, al fine di colmare le carenze nei sistemi di tracciabilità, nella frammentazione dei procedimenti relativi a reati farmaceutici e nelle opzioni insufficienti per le sanzioni accessorie”.

La ratifica della Convenzione, che prevede per gli Stati aderenti l’obbligo di introduzione nella propria legislazione del reato di contraffazione nei farmaci, relativamente alla fabbricazione e alla distribuzione di medicinali immessi sul mercato senza autorizzazione o in violazione delle norme di sicurezza e che, oltre alle fattispecie penali (che necessitano ovviamente del recepimento nelle legislazioni nazionali), prevede anche molte e qualificate misure di prevenzione e per la tutela delle vittime dei reati e dei consumatori, è un passaggio fondamentale per l’implementazione della legislazione nazionale, osserva Rizzotti, e consentirebbe di fornire una maggiore risposta al fenomeno dei crimini farmaceutici, che dà origine a un mercato (stime Onu) di 20 miliardi di dollari per la criminalità organizzata.

L’interrogazione fa anche riferimento ai contenuti di uno studio condotto nell’ambito della Convenzione Medicrime del Consiglio d’Europa, Medicrime vs Volcano (dall’eloquente sottotitolo A practical case study on how the Council of Europe Convention could improve the fight against pharmaceutical crime), coordinato da Domenico Di Giorgio, direttore dell’Ufficio Qualità dei prodotti e Contrasto al crimine farmaceutico dell’Aifa e da Diana Russo, attualmente sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Velletri: un lavoro prezioso che – attraverso il racconto dell’operazione Vulcano del 2014, che qualcuno ricorderà meglio come il “caso Herceptin” – ha avuto il merito di mettere in luce le carenze degli attuali approcci legislativi in materia di protezione dei pazienti contro i medicinali falsificati in Europa.

Dal lavoro di Di Giorgio e Russo si evince infatti come le accuse penali applicabili ai criminali implicati nella vicenda (partita dal furto di medicinali antitumorali italiani negli ospedali italiani, poi reintrodotti nelle catene di distribuzione per essere venduti in tutta Europa) sono rimaste per lo più generiche, non adeguate alle implicazioni specifiche per la salute pubblica del reato.

“Dal furto di merci o dalla manipolazione di beni rubati all’associazione criminale, che attualmente può essere punita solo in base alle disposizioni per le associazioni mafiose (Italia) o per cospirazione (Regno Unito)” evidenzia Rizzotti nella sua interrogazione “la maggior parte dei quadri normativi non prende in considerazione il fatto che reintrodurre i medicinali rubati sui mercati rappresenta un rischio molto maggiore per i pazienti rispetto ai furti ordinari”. In pratica, nella nostra legislazione – allo stato – non ci sono norme specifiche riferite ai reati farmaceutici, né circostanze aggravanti che consentano di punire più adeguatamente i responsabili di questi crimini, alzando al contempo la forza deterrente delle pene.

Se la Convenzione Medicrime fosse stata ratificata in Italia, “avrebbe sostenuto il procedimento giudiziario e portato a sanzioni efficaci contro gli autori” afferma ancora la senatrice di Forza Italia, evidenziando il grave e colpevole ritardo del nostro Paese e chiedendone appunto ragione al ministro della Salute, con la richiesta dei tempi necessari per ovviare, procedendo alla ratifica.

 

 

 

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