Francia, in farmacia anche il midazolam, farmaco per la sedazione profonda

Francia, in farmacia anche il midazolam, farmaco per la sedazione profonda


Roma, 12 febbraio –  Francia decisamente controcorrente, almeno rispetto alle prassi nostrane: i farmaci devono essere distribuiti in farmacia. È dell’altro ieri la decisione del ministero della Salute d’Oltralpe di rendere nelle farmacie di comunità, da qui a quattro mesi,  midazolam,  potente sedativo riservato al solo uso ospedaliero, allo scopo di favorire l’accesso alla terapia e facilitare il lavoro dei medici  che si prendono cura dei pazienti nel loro domicilio.

A dare l’annuncio, lunedì scorso, è stato un comunicato dello stesso ministero, che ha così accolto le raccomandazioni della Has, l’Haute autorité de santé, che aveva evidenziato la discrasia tra le previsioni legislative che autorizzano teoricamente  la “sedazione profonda e continua fino alla morte” a casa del paziente e la sostanziale impossibilità ad accedere ai trattamenti utilizzati per attuarla  al di fuori dell’ospedale.

Midazolam iniettabile, un tranquillante autorizzato come anestetico e come sedativo prima di un’operazione, è anche raccomandato come trattamento di prima linea dalla stessa Has per implementare la sedazione profonda e continua negli ospedali e sul territorio. Ma “in quest’ultimo caso, sembra che la disponibilità di questi farmaci non sia pienamente efficace e che il quadro giuridico per la loro dispensazione meriti di essere rafforzato” ha riconosciuto il ministero in un comunicato stampa, diramato dopo la pubblicazione del parere dell’Has.

Per consentire la dispensazione del midazolam nelle farmacie di comunità, l’Agenzia regolatoria francese, l’Ansm, lo riclassificherà, modificando “la sua autorizzazione all’immissione in commercio” spiega il ministero, che in questo modo vuole “rispondere alla richiesta dei pazienti e delle loro famiglie di poter scegliere di concludere i loro giorni a casa”.

I medici del territorio che si occupano di questo tipo di cure dovranno “stipulare un accordo con un team mobile o un servizio di cure palliative ospedaliere al fine di garantire la collegialità della decisione, nonché il supporto e il follow-up per i pazienti” ha aggiunto il ministero della Salute, consapevole che  quattro francesi su dieci muoiono a casa o in una casa di cura.

La decisione del ministero guidato da Agnès Buzyn (nella foto) ha ovviamente sollevato un vespaio di polemiche, ma è pienamente coerente con le scelte politiche dell’esecutivo francese, fin qui volte a rafforzare concretamente la sanità nel vivo del territorio del Paese. Scelte che, ovviamente, finiscono inevitabilmente per toccare anche i farmaci e le farmacie: tra i provvedimenti più recenti, basterà ricordare quello sulla dispensation protocolisèe, ovvero la possibilità per il farmacista di rinnovare i trattamenti cronici, monitorare le terapie ai fini dell’aderenza terapeutica e della valutazione dei dosaggi, che entrerà in vigore ad aprile.

Ma, più in generale, oltre che come “antidoto” al fenomeno della desertification medicale che vede numeri crescenti di piccoli centri della Francia perdere la presenza dei medici, emerge con evidenza che, al di là delle Alpi, le farmacie sono in primo luogo considerate per ciò che, ontologicamente, sono: presidi di sanità pubblica deputati alla dispensazione dei farmaci, tutti i farmaci, con la sola esclusione di quelli  che (per le loro caratteristiche) non possono che essere somministrati in ospedale.

Probanti, al riguardo, le decisioni assunte – ben prima di quella dell’altro ieri su midazolam – su altri farmaci “importanti” come gli anti-epatite C di nuova generazone ad alto costo come il Sovaldi, spostati senza problemi in farmacia. Anche in quel caso, a prevalere fu una considerazione di salute pubblica di elementare buon senso: se l’obiettivo è quello di eradicare l’Hcv (eliminando i paurosi costi che produce in termini di morbilità), che senso ha confinare in ospedale i farmaci indispensabili per centrare quest’obiettivo? Da qui la decisione, nel marzo del 2018, di eliminare l’ostacolo della dispensazione esclusiva degli anti-Hcv ad alto costo in ospedale, consentendone la distribuzione (grazie a un accordo con aziende produttrici) anche nelle farmacie di comunità.

Una domanda a questo punto sorge spontanea: ma i responsabili della sanità italiana, nazionali e soprattutto regionali, supporter accaniti della dispensazione dei farmaci nelle ridotte di Asl e ospedali, sanno che esiste un Paese che si chiama Francia? E, in caso di risposta affermativa, lo hanno mai visitato?


Print Friendly, PDF & Email
Condividi