Roma, 14 febbraio – Fa ancora discutere, in Francia, l’introduzione della cosiddetta “dispensazione adattata” che, dal prossimo 1° luglio, farà il suo ingresso nelle farmacie d’Oltralpe, consentendo ai farmacisti a intervenire per “adattare” (appunto) la prescrizione del medico, in termini quantitativi, al fine di permettere la consegna del numero di dosi di farmaco “necessarie per trattamento del paziente” e garantire così una migliore aderenza ai trattamenti prescritti, evitando i rischi di uso improprio e della conseguente insorgenza di malattie iatrogene ma anche quelli di spreco dei medicinali. Da ultimo, ma non per ultimo, si confida che dalla dispensation adaptèe possa anche arrivare un risparmio di preziose risorse.
L’accordo prevede infatti che se la dispensation adaptèe consentirà di ridurre i volumi delle confezioni consegnate, una parte dei risparmi (il 45%) verrà trasferita alle farmacie (il resto va alla Cnam). La base di calcolo si basa sull’osservazione del mercato dei volumi delle 22 classi di farmaci che rientrano nell’accordo per cinque anni (luglio 2015-luglio 2020), per evitare di fare affidamento su andamenti stagionali variabili.
Le critiche più forti alla misura arrivano però dalla classica medica, che ha sollevato lo spettro di un farmacista “censore” delle decisioni dei medici prescrittori: critica che la Cnam ha subito provato a disinnescare, spiegando che la dispensazione adattata garantisce il “rispetto della la prescrizione medica”. “L’intervento farmaceutico riguarda solo trattamenti il cui dosaggio può essere regolato, in base ai sintomi percepiti dal paziente e al suo libero apprezzamento, nel rispetto dell’obiettivo terapeutico” ha spiegato la Cassa, aggiungendo che sono state incluse nell’accordo “22 classi terapeutiche come il paracetamolo, i farmaci per i disturbi del transito o anche antisettici e disinfettanti “.
Argomentazioni che, però, non sono state sufficienti a convincere i sindacati medici, che hanno sempre espresso diffidenza e persino fastidio nei confronti della misura. “Comprendiamo che i farmaci possono finire nell’armadio e che hanno un costo. Ma piuttosto che dare al farmacista il potere di decidere, potremmo indicare noi medici il numero di scatole da consegnare” ha scritto in un editoriale Philippe Vermesch, presidente del Sml, il sindacato dei medici liberali.
Ma è negativa anche l’accoglienza riservata alla dispensation adaptèe dai medici generalisti della Csfm, la Confédération des syndicats médicaux français. “Esiste il rischio reale di mettere le due professioni sanitarie l’una contro l’altra” lamenta il presidente del sindacato Luc Duquesnel, sottolineando che questi problemi di prescrizione e conformità devono essere affrontati in un quadro di coordinazione interprofessionale, per ragionare su una misura “che è una porta aperta a cose intelligenti, ma anche a tutte le derive, e potrebbe andare storta in alcuni territori”.
Tranchant anche il giudizio di Jacques Battistoni, presidente del sindacato di medici generalisti MG France, secondo il quale la dispensazione adattata in farmacia “presenta solo un interesse limitato in termini di risparmio e salute pubblica”. Battistoni afferma di “non opporsi categoricamente” al principio di dare ai farmacisti un po’ di margine di manovra, osservando peraltro che “esiste già”, ma ritiene che non serva fare altro, aprendo la porta ad altre categorie di farmaci. E assicurando, in ogni caso, la massima vigilanza sull’applicazione della misura da parte dei farmacisti. Il cui operato finirà prevedibilmente sotto un’occhiuta e poco benevola osservazione.


