Nanoparticelle, i nuovi mezzi da sbarco dei farmaci nei nuclei delle cellule

Nanoparticelle, i nuovi mezzi da sbarco dei farmaci nei nuclei delle cellule

Roma, 17 febbraio – Mettere a punto di strategie che consentano di raggiungere distretti corporei difficilmente accessibili rappresenta uno dei maggiori problemi della moderna farmacologia. Oltre a essere in grado di raggiungere il bersaglio terapeutico, bisogna infatti fare in modo che il farmaco, una volta in situ,  sia in grado di rilasciare la quantità di principio attivo necessaria per esplicare la sua azione terapeutica, come ad esempio  l’eliminazione di un patogeno.

Negli ultimi anni, la ricerca ha messo a punto sistemi sempre più efficaci per veicolare i  principi attivi nell’organismo umano, a partire dalle cosiddette nanoparticelle.  Si tratta, appunto, di minuscole particelle (dimensioni dell’ordine dei nanometri) capaci di trasportare proteine, acidi nucleici e vaccini. Le dimensioni ridotte, combinate alla loro particolare composizione e struttura, consentono di oltrepassare la barriera ematoencefalica. Per questo, le nanoparticelle costituiscono una speranza per il trattamento di patologia particolarmente importanti come quelle elle neurodegenerative o le patologie tumorali che affliggono il sistema nervoso centrale.

Le nano-particelle sono particelle polimeriche con dimensioni dell’ordine di 10-100nm costituite di polimeri naturali o artificiali. Esse sono in grado di interagire con le barriere biologiche e di passare con estrema facilità attraverso di esse,  motivo per il quale possono essere utilizzate per il trasporto di farmaci e controllarne allo stesso tempo la biodistribuzione.  Si tratta, per esemplificare, di “nanocontainer” capaci di entrare nel nucleo di una cellula e trasportare al suo interno farmaci in grado di agire direttamente sul Dna, per terapie geniche o chemioterapie.

Ne riferisce un recente lavoro pubblicato su Pnas, la rivista dell’Accademia nazionale delle scienze americana, riferito alle nanoparticelle – piccole vescicole fatte di polimeri biocompatibili –  realizzate da un gruppo dell’università di Basilea, coordinato da Cornelia Palivan. Questi minuscoli cavalli di troia cellulari “hanno un diametro di appena 60 milionesimi di millimetro” spiega Palivan, per potere attraversare il cosiddetto complesso del poro, varco che regola lo smistamento di molecole tra il nucleo e il resto della cellula.

I ricercatori hanno riempito questi “nanocontainer”, anziché di farmaci, con composti coloranti, che hanno permesso loro di controllarne il corretto trasferimento nel nucleo. Per adattarsi meglio alla cellula, le vescicole sono fatte di “molecole che mimano la struttura delle membrane cellulari, al tempo stesso robuste e flessibili“, aggiunge l’esperta.

Sono, inoltre, dotati di una sorta di biglietto d’ingresso nel nucleo. Un segnale molecolare che, conclude Palivan, “sfruttando strategie simili a quelle di alcuni virus, permette alle strutture di smistamento della cellula di dirottare questi piccolissimi container all’interno del nucleo“.

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