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sabato 14 Febbraio 2026
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Tessuto commerciale del Paese in via di sgretolamento: in dieci anni, chiusi 70 mila esercizi

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Roma, 21 febbraio –  Due certezze: la prima è che il dato è uno di quelli che dovrebbero indurre l’intera classe politica di un Paese come il nostro, da oltre un decennio impaludato in una crisi economica della quale non si intravvede la fine, a una riflessione profonda e alla pronta, conseguente adozione di misure per fronteggiare l’emergenza. La seconda certezza è che la nostra classe politica, senza distinzioni, non farà niente di tutto questo, limitandosi all’ammuina di denunce accorate e slogan reboanti.

E il quadro desolante della progressiva sparizione delle attività commerciali dalle strade dei paesi e delle città italiane sarà inevitabilmente destinato a peggiorare. I numeri scaturiti dalla quinta edizione della “Demografia d’impresa nelle città italiane“, un’analisi condotta dall’ufficio studi di Confcommercio,  sono da brivido: nell’ultimo decennio i negozi nei centri italiani, con la sola eccezione delle aree metropolitane di Roma, Milano e Napoli, sono diminuiti di 70mila unità.Diminuiscono anche le attività di commercio ambulante (-14%). Il totale delle attività commerciali è sceso da 573 mila a 500 mila, con un calo del 12%. Unico dato in controtendenza è quello della crescita nello stesso periodo (2008-2019) del numero di alberghi, bar e ristoranti, cresciuti del 16% (circa 50 mila esercizi in più),  sebbene con un abbassamento della qualità media.

Le aree cittadine più colpite dalla chiusure sono i centri storici, in misura più marcata nel Sud Italia. Ed è sempre nel  Sud che si registra un forte cambiamento della mappa commerciale, con il boom di farmacie e parafarmacie (+40,6%), una forte crescita di negozi di computer e telefonia (+25,6%) e il crollo invece di ferramenta, librerie, punti vendita di mobili e giocattoli, mentre tengono le tabaccherie (+2,9%).

Analizzando la situazione dei centri storici di 120 comuni (escluse le grandi città come Roma, Milano e Napoli), l’analisi di Confcommercio distingue tra città “molto vitali” e quelle a rischio di declino commerciale: nel primo gruppo emergono Siracusa e Pisa, nel secondo Perugia e Ancona. Secondo Confcommercio, la desertificazione commerciale va di pari passo con il disagio sociale: i negozi di vicinato rappresentano un presidio fondamentale per alleviare il senso di insicurezza e ricucire il legame tra persone, luoghi e imprese.

“La perdita di quasi 70 mila negozi nelle città” ha dichiarato il presidente di Confcommercio  Carlo Sangalliè ormai una ‘patologia’, dovuta principlamente alla concorrenza del commercio elettronico e al perdurare della crisi dei consumi”. Da qui l’appello per realizzare un piano nazionale per la rigenerazione urbana, per migliorare la qualità della vita dei residenti e per rendere i centri storici sempre più attrattivi.

Per Sangalli, non bastano davvero misure come il pur positivo “bonus facciate” (la detrazione d’imposta pari al 90% delle spese sostenute nel 2020 per interventi, compresi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna, finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti ubicati in determinate zone, NdR) ma servono invece sostegni all’innovazione delle piccole superfici di vendita e soprattutto “una riforma fiscale complessiva per abbassare le tasse e sostenere la domanda interna, che vale l’80 del Pil”.

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