Test genetici in farmacia, biologi e genetisti sbarrano la strada

Test genetici in farmacia, biologi e genetisti sbarrano la strada

Roma, 24 febbraio – La possibilità di avviare un programma di distribuzione di servizi di prevenzione basati sull’analisi del Dna nelle farmacie comunali italiane non piace davvero ai biologi e ai genetisti italiani, che hanno subito reagito con forza e negativamente all’annuncio (cfr. RIFday del  19 febbraio)  con il quale Assofarm, la federazione delle farmacie comunali, ha dato conto di una collaborazione avviata in questa direzione con Dante Labs, multinazionale specializzata nel sequenziamento del Dna, tra i leader mondiali del settore.

La possibilità di acquistare in farmacia test capaci di diagnosticare possibili malattie genetiche rare e (ad esempio) di  conoscere la predisposizione al cancro o a specifiche malattie cardiovascolari, è stata subito stroncata dall’Ordine nazionale dei biologi (Onb) e dalla Società italiana di Genetica umana (Sigu), in una nota congiunta dai toni fortemente preoccupati.
“Le affermazioni circa la possibilità di conoscere, attraverso questi test, la predisposizione al cancro o a specifiche malattie cardiovascolari sono in aperto contrasto con le linee-guida per le attività di genetica medica approvate dalla Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 15 luglio 2004” scrivono Onb e Sigu, ricordando che in quel documento “si specifica che i test genetici devono essere svolti in strutture qualificate, con personale dotato di specifica professionalità (biologi o medici con specializzazione in genetica medica) e devono essere necessariamente preceduti e seguiti da una apposita consulenza genetica”.

Tali indicazioni “sono state ribadite nel 2009 dalla Commissione ministeriale per la genetica nel Servizio sanitario nazionale e nel 2017 nel Piano per l’innovazione del sistema sanitario basata sulle scienze omiche”  scrivono ancora biologi e genetisti. “Il cosiddetto ‘test diretto al consumatore’ viene ampiamente scoraggiato da tutte le società scientifiche internazionali e negli Usa, dove è stato per diversi anni proposto al pubblico, la Food and Drug Administration è dovuta intervenire a più riprese per porre un freno a tale pratica. È dimostrato inoltre, che tali test, in assenza delle corrette informazioni, generano l’attivazione di percorsi di approfondimento diagnostico-clinico, del tutto inappropriati, che ricadono sul Sistema sanitario nazionale distogliendo risorse alle reali esigenze dei cittadini”.

Per l’Onb e Sigu le affermazioni che hanno accompagnato l’annuncio di Assofarm “sono gravissime nella misura in cui non si informano i cittadini che i test genetici ritenuti di effettiva utilità per il paziente sono svolti a carico del Ssn, quando prescritti da uno specialista, e vengono eseguiti presso i laboratori di genetica medica autorizzati. Per le motivazioni sopra riportate, l’Ordine nazionale dei Biologi e il Consiglio direttivo della Sigu ritengono doveroso segnalare al ministero della Salute, alle autorità competenti e ai cittadini le gravi irregolarità evidenziabili nelle pratiche analitiche proposte da Assofarm in quanto le farmacie non hanno titolo per raccogliere campioni destinati a test genetici fuori dai percorsi delineati chiaramente dal ministero della Salute”.
Un vero e proprio altolà, dunque, che si contrappone radicalmente alla posizione di tutt’altro segno manifestata da Assofarm, per la quale la possibilità di accedere a test genetici in farmacia a prezzi accessibili ai cittadini rappresenta invece  “il futuro della prevenzione sanitaria”. Si prefigura dunque un conflitto che potrebbe anche rendere necessaria una qualche presa di posizione delle autorità interpellate.
Assofarm, peraltro, come puntualmente riferito da RIFday mercoledì scorso, aveva avuto cura di precisare che  “il modello commerciale e i prezzi di servizio offerti da Dante Lab sono perfettamente coerenti con una concezione sociale e non elitaria del diritto alla salute, che da sempre è l’identità culturale delle farmacie comunali.  Ci appassiona inoltre la possibilità di sostenere un’azienda creata da ragazzi di grande talento che hanno deciso di investire in Italia e per l’Italia”.

Nella stessa occasione, la sigla presieduta da Venanzio Gizzi si era preoccupata di fornire un profilo di Dante Labs, società che “ha sequenziato oltre 20.000 genomi, corrispondenti al 3% dell’intero mercato mondiale di questo settore” e che ha clienti in 90 Paesi del mondo, anche se la maggior parte delle sue commesse arriva oggi dagli Usa. Un’azienda, precisava Assofar, che ha il suo punto di forza “nella sua capacità di analizzare l’intero genoma di un essere umano in 2 giorni, a cifre assolutamente accessibili. Il che significa che praticamente ogni cittadino italiano potrebbe disporre” concludeva Assofarm “di diagnosi di malattie genetiche rare, conoscere la predisposizione al cancro o a specifiche malattie cardiovascolari“.

Quella tra chi sostiene che i test genetici a costi accessibili in farmacia siano il futuro della prevenzione sanitaria e chi invece li ritiene una prospettiva preoccupante  è uno scontro con ogni probabilità destinato a durare, anche perchè sono evidenti (per quanto accuratamente taciuti) gli interessi professionali (e anche economici) sottesi alle opposte argomentazioni delle parti in cause.

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