Vendite on line, i farmacisti francesi vincono davanti ai giudici europei

Vendite on line, i farmacisti francesi vincono davanti ai giudici europei

Roma, 28 febbraio – Alla fine, dopo un estenuante contenzioso durato più di quattro anni, i farmacisti francesi portano a casa una rinfrancante vittoria. Non proprio un trionfo, ma un risultato del quale essere più che soddisfatti: le restrizioni sulla pubblicità imposte dallo Stato francese alle farmacie operanti sul territorio nazionale valgono (e debbono quindi essere osservate) anche per le farmacie on line di altri Paesi che decidano di operare  in Francia. Fatta salva, ovviamente, la condizione che le restrizioni in parola siano “necessarie e proporzionate” all’obiettivo perseguito (che è quello di tutelare il decoro della professione farmaceutica) e non producano disparità penalizzanti per gli operatori di un Paese o dell’altro. 

Questo il senso delle conclusioni con le quali l’avvocato generale della Cour de Justice Henrik Saugmandsgaard Øe ha sostanzialmente chiuso la causa promossa dall’Udgpo, associazione di gruppi di acquisto alla quale sono collegate in Francia 3000 farmacie, nei confronti di Shop-Apotheke, società olandese di vendita di farmaci on line dalle politiche commerciali molto “vivaci” (è un eufemismo), che opera anche in Italia come Shop-Farmacia. 

Per la sentenza definitiva e il suo dispositivo bisognerà attendere ancora due mesi circa, ma (com’è consuetudine della Curia) essa sarà largamente se non del tutto conforme alle conclusioni di Saugmandsgaard Øe.

Si tratta del capitolo finale di una storia che ha avuto origine quasi un lustro fa, quando l’Udgpo decise di reagire a colpi di carte bollate, codici e pandette all’irruzione nel mercato francese di Shop-Apotheke, trascinandola in tribunale con l’accusa di aver violato le norme nazionali francesi sulla pubblicità in farmacia. La farmacia on line olandese, per “aggredire” il mercato transalpino, non aveva esitato a stringere un accordo con Zalando (noto sito di vendita di scarpe di proprietà Amazon) per inserire dentro le scatole delle calzature qualcosa come tre milioni di volantini pubblicitari sulla sua offerta di farmaci. Un’offerta resa particolarmente seducente dalla promessa di sconti molto consistenti in caso di  acquisti superiori a una determinata soglia e rafforzata dalla iterazione sul sito in lingua francese della società, dove la promozione (promesse di sconto incluse) viene riproposta negli stessi termini. In più, per fare 31 dopo aver fatto 30, Shop-Apotheke ha la bella pensata di investire un po’ di soldi nell’acquisto di servizi di indicizzazione sui motori di ricerca, mossa che gli consente di scalare la classifica delle referenze e di apparire subito in testa nelle query relative ai farmaci dei navigatori francesi.

Tutte pratiche (quasi inutile precisarlo) interdette dalla legislazione francese in materia di pubblicità in farmacia. Shop Apotheke perde la causa in primo grado, oppone ovviamente ricorso in appello e qui la Corte di Parigi decide di rimettere la questione davanti alla Corte di giustizia europea, con una richiesta di pronuncia pregiudiziale, che suona più o meno in questi termini: la normativa europea consente a uno Stato membro di obbligare i farmacisti di un altro Stato membro a osservare le buone pratiche di dispensazione sul suo territorio, come definite dalle sua autorità competenti? La risposta dell’avvocato generale della Cgue è stata un inequivocabile “sì”, come era negli auspici di farmacie e farmacisti.

A nulla (o meglio: a poco) sono servite le argomentazioni portate da Shop-Apotheke davanti alla Corte Ue, su tutte quella dell’inapplicabilità, nel caso specifico,  delle norme francesi, essendo la farmacia online olandese e dunque soggetta alle norme di quel Paese, e quella della incompatibilità  delle restrizioni imposte dalla legislazione transalpina con i trattati Ue.

Argomentazioni alle quali l’Udgpo ha replicato con l’osservazione che le norme francesi valgono, eccome, anche per la farmacia olandese così come per qualsiasi altra farmacia di ogni altra nazione, se l’obiettivo finale è quello di vende valgono per la farmacia olandese quando l’intento è quello di vendere ai cittadini francesi.

Saugmandsgaard Øe ha largamente accolto le tesi difensive, sostenendo nelle sue conclusioni che non v’è niete che impedisce “agli Stati membri di disciplinare, nei limiti dei Trattati, la pubblicità di una determinata farmacia o dei servizi di vendita online da questa prestati”.

Nella vicenda, il vincitore più vincitore di tutti sembra essere Laurent Filoche, presidente dell’Udgpo, che – per usare l’icastica efficacia del vernacolo – “ha intignato” nel contenzioso con Shop-Apotheke fino a veder riconosciute le sue buone ragioni.

Non si può non sottolineare, però, come la soddisfazione per la pronuncia della Curia  assuma  un significato molto speciale anche in relazione alle contingenze, che vedono i farmacisti francesi impegnati nel difendersi dalla previsione di introdurre anche nel loro Paesi la vendita on line dei farmaci, come prevede il disegno di legge di accelerazione dell’economia e semplificazione dell’azione pubblica in discussione al Parlamento francese.

Proprio oggi i  sindacati dei farmacisti sono impegnati in un’altra tornata della faticosa discussione sull’argomento con il gabinetto ministeriale. Alla quale, però, si presenteranno con una nuova e acuminata freccia al loro arco: l’opinione della Corte di giustizia europea.

 

 

 

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