Coronavirus,  in corso in tutto il mondo test sui farmaci e i vaccini più “promettenti”

Coronavirus, in corso in tutto il mondo test sui farmaci e i vaccini più “promettenti”

Roma, 2 marzo – Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, sono una settantina i farmaci, o le combinazioni di farmaci, che in diverse parti del mondo sono testati come cura per Covid-19, la malattia causata dal nuovo coronavirus per il quale la stessa Oms ha ormai da tempo lanciato l’allarme internazionale.

Tra quelli che sembrano più promettenti, c’è Remdesivir,  farmaco utilizzato in via sperimentale tanto negli ospedali di Wuhei quanto negli ospedali italiani. Prodotto dall’americana Gilead Sciences,  èun antivirale ad ampio spettro: iniettato nei pazienti, crea una versione deformata di un nucleotide di cui il virus ha bisogno per replicarsi. L’obiettivo della somministrazione di Remdesivir è di impedire al virus di moltiplicarsi. Utilizzando la stessa strategia, Gilead ha messo a punto un farmaco efficace contro l’epatite C.

Secondo Francis Collins, lo scienziato che dirige il National Institutes of Health (Nih), l’agenzia del governo Usa che sovraintende la ricerca biomedica e la salute pubblica, si può  “essere ottimisti” sulle prospettive del Remdesivir. Il farmaco è attivo contro i virus il cui materiale genetico è costituito di RNA, come il Sars CoV 2. Ha dato buoni risultati sui topi e sulle scimmie infettate dal virus della Mers, la sindrome respiratoria che si era diffusa in Medio Oriente nel 2012, ma non ha funzionato come cura per gli ammalati di Ebola. Un vero e proprio studio scientifico sull’efficacia del Remdesivir nei casi di coronavirus verrà avviato nei prossimi giorni dal Nih al Medical Center dell’Università del Nebraska, dove sono ricoverati alcune persone ammalate con sintomi da coronavirus e altre sono tenute in quarantena. Lo studio sarà  “in doppio cieco”, con alcuni soggetti che riceveranno il farmaco e altri a cui sarà somministrato un placebo.

Gilead Sciences, intanto, lo scorso 27 febbraio ha comunicato di aver già iniziato a testare il medicinale sull’uomo dopo i risultati positivi sui test animali. I test sono stati effettuati da medici del China-Japan Friendship Hospital, somministrando la medicina (in diversi dosaggi) a un gruppo di pazenti. L’azienda intende ora espandere le prove, estendendole a un gruppo di 1000 pazienti che hanno accettato di diventare volontari. Il medicinale sarà testato in diversi ospedali in Asia. Successivamente, si trarrà una conclusione sull’efficacia del farmaco per il trattamento del coronavirus.

Ci si muove anche sul campo dei vaccini, considerati la migliore forma di difesa, ma che presentano lo svantaggio di richiedere un periodo molto lungo per essere messi a punto,  circa tre-quattro anni: serve infatti tempo per avere la dimostrazione della loro efficacia e per produrne in quantità sufficiente per coprire ampie popolazioni. Il dato positivo, in questo caso, è che gli scienziati non partono da zero, perché ricerche su un vaccino per coronavirus erano state avviate ai tempi della Sars (2002-2003), anche se poi interrotte perchè quell’epidemia si era in buona sostanza autoestinta.

Fra le aziende più impegnate nella ricerca di un vaccino c’è il gruppo farmaceutico francese Sanofi. I suoi scienziati stanno lavorando per realizzare antigeni dallo stesso virus, che iniettati nelle persone sane, dovrebbero avviare una reazione del sistema immunitario in grado di sviluppare gli anticorpi per proteggere da Sars CoV 2. Normalmente ogni dose di questi vaccini è realizzata partendo da un uovo di gallina, e ciò in prospettiva  prefigura quello che potrebbe essere un problema:  la difficoltà di reperire svariati milioni di uova di gallina.

Alcune aziende stanno sperimentando anche nuovi tipi di vaccini che prevedono di iniettare nelle persone filamenti di materiale genetico del virus. Anche se finora questo tipo di vaccini non ha avuto successo, si continua ugualmente a battere questa strada perché potrebbe dare risultati in tempi più rapidi. Sempre in tema di vaccini rapidi, nei giorni scorsi una società americana, Moderna Therapeutics, ha annunciato di avere inviato al Nih alcune dosi di vaccino realizzato con Rna del virus. Queste dosi potrebbero essere somministrate a volontari in un esperimento sorvegliato che dovrebbe partire in aprile.

Anche la società israeliana Migal ha annunciato una svolta nello sviluppo di un vaccino contro il coronavirus. Secondo David Zigdon, direttore generale dell’azienda, la sua efficacia è stata dimostrata in esperimenti preclinici su animali. E sempre in Israele un altro gruppo di scienziati israeliani ha in corso lo studio di un vaccino contro il coronavirus presso l’Istituto di ricerca biologica di Ness Zion.

In Cina si lavora anche in un’altra direzioni: raccogliendo il plasma dai guariti, che hanno anticorpi nel loro sangue, e iniettandolo in persone malate, sono state osservate reazioni positive da parte dei pazienti. A Shanghai ci sono medici che stanno sperimentando le infusioni di plasma.

I medici in Cina hanno anche utilizzato farmaci approvati per la cura dell’Aids. In un ospedale a Shanghai è stata testata su 52 pazienti una combinazione fra lopinavir e ritonavir. Questa combinazione e’è disponibile sul mercato con il nome Kaletra, un farmaco prodotto dall’americana AbbVie. Al momento, però, il suo utilizzo non ha dato i miglioramenti sperati nei pazienti colpiti dal coronavirus.

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