Roma, 3 marzo – La denuncia-testimonianza a un sito di informazione locale (Ivg.it, giornale online registrato e diffuso a Savona) da parte di un farmacista titolare, con una collega socia, di una parafarmacia di Laigueglia fornisce uno scenario inquietante su quelle che, a livello di risposta delle autorità locali, potrebbero essere state le criticità e le falle che hanno impedito un più efficace contrasto della diffusione del coronavirus Sars CoV 2. Laigueglia, come riferito dalle cronache, è una delle località liguri “toccate” dal virus, come scoperto dopo la morte in un hotel cittadino, il 29 febbraio, di un’anziana turista di 88 anni risultata in seguito positiva ai tamponi per il coronavirus. Una volta reso noto l’esito del test, un’apposita ordinanza del sindaco ha immediatamente fatto scattare l’isolamento della struttura e disposto il sequestro dell’albergo.
Tutto secondo le procedure, dunque? Non proprio, almeno a prendere per buono ciò che riferisce uno dei due farmacisti in una lunga lettera, pubblicata integralmente da Ivg.it. Il farmacista (Fulvio Valle, socio con la collega Fulvia Briano della parafarmacia San Matteo a Laigueglia), avrebbe infatti lanciato l’allarme, già a partire dal 22 febbraio, in ordine a possibili casi sospetti di infezione da Sars CoV 2 tra gli ospiti di un albergo cittadino, provenienti dalla zona di Cremona. Allarme poi reiteratamente ripetuto nei giorni successivi a diverse autorità, ma “ignorato a tutti i livelli”.
A far drizzare le antenne del farmacista e della sua collega erano state le visite in parafarmacia di tre donne (tutte provenienti dal cremonese e residenti all’Hotel Garden della cittadina ligure) alle prese con tosse e febbre. Una di queste clienti, piuttosto in affanno, chiede anche di acquistare un apparecchio aerosol e riferisce di essersi recata nella notte tra venerdì 21 e sabato 22 febbraio al Pronto soccorso di Albenga.
Ce n’è abbastanza per allarmarsi e dunque, alle 19 di sabato 22 febbraio, Valle decide di avvertire un assessore e il sindaco della cittadina, Roberto Sasso dal Verme, affinchè, in qualità di autorità sanitaria del Comune, vengano disposti gli accertamenti del caso ed eventuali restrizioni alla circolazione delle persone, anche in considerazione del fatto che per il giorno successivo, 23 febbraio, era in programma la Gran Fondo di ciclismo in paese con 1900 iscritti e relativi parenti al seguito.
Ma“apparentemente non succede nulla” scrive Valle, che – al rientro al lavoro il successivo lunedì, 24 febbraio – riceve la visita di una cliente, non del paese, che gli chiede uno sciroppo per la tosse. Il farmacista, insospettito, le chiede dove alloggi, e – apprendendo che si tratta dello stesso albergo – chiede se vi siano altre persone che stanno male, ottenendo una risposta preoccupante: “Quasi tutte, chi ha la tosse e chi ha febbre e tosse”.
Valle chiede quindi se qualche medico sia stato chiamato in albergo, ottenendo però un risposta negativa. Nel pomeriggio dello stesso giorno, dallo stesso albergo arrivano altri ospiti in preda agli stessi sintomi e, non avendo segnali dal Comune (avvisato ormai da due giorni, durante i quali peraltro era stato emanato un decreto d’urgenza del governo) Valle decide di rivolgersi alla locale caserma dei Carabinieri, che però dirotta la telefonata ad Alassio. Il farmacista espone i fatti, ottenendo in cambio la semplice rassicurazione che saranno riferiti al comandante. Quando, nell’ormai tardo pomeriggio, arrivano ancora altri ospiti dell’Hotel Garden che lamentano gli stessi sintomi e affermano che né medici né altri sono andati a visitarli, Valle richiama i carabinieri (che rispondono sempre da Alassio) ribadendo che ci sono diverse persone della zona di Cremona con sintomi di infezioni respiratorie che girano indisturbate per Laigueglia. La risposta è la copia quasi confrome della precedente: verrà informato il comandante ed eventualmente fatta una segnalazione alla Asl.
Martedì 25 febbraio scorre in modo analogo, con gli ospiti dell’hotel che continuano a recarsi in parafarmacia lamentando i soliti sintomi alle vie aeree e riferendo di non essere stati visitati e di non essere stati sottoposti a nessuna restrizione. Sempre più preoccupato, Valle intorno alle 15 chiama allora il 112, riferendo tutta la situazione. Si sente rispondere che risposto che devono chiamare gli interessati, cioè gli ospiti dell’hotel che intanto girano indisturbati per Laigueglia e, di fronte alle perplessità del farmacista, gli forniscono un numero della Asl, subito chiamato con l’unico esito di un invito a rivolgersi al numero 1500. Cosa che Valle fa, scoprendo però che risulta sempre occupato.
Sconfortato dall’impossibilità di rappresentare una situazione di potenziale rischio per salute pubblica, Valle si chiede a chi possa rivolgere per ottenere un briciolo di attenzione e, estrema ratio, chiama un parlamentare di sua conoscenza, Franco Vazio, che gli risponde dall’aula della Camera dei Deputati e nel giro di 15 minuti lo richiama per informarlo di avere subito allertato Prefettura e Questura.
Un intervento evidentemente risolutivo, perchè dal giorno successivo, mercoledì 26 febbraio, gli ospiti dell’hotel non hanno più circolato per le vie cittadine. Il resto è cronaca: la cliente deceduta il 29, l’hotel posto in isolamento e tutto il resto, compresa la quarantena alla quale sono stati sottoposti ovviamente anche Valle, per i contatti con gli ospiti della struttura ricettiva, e la chiusura della loro parafarmacia fino all’8 marzo.
Il lungo resoconto di Valle si conclude con un legittimo, scontato interrogativo: “Vorrei che il sindaco in primis e tutte le altre persone contattate in seguito ci dicessero se in coscienza hanno fatto tutto il possibile e quanto la legge impone per tutelare la salute dei cittadini di Laigueglia, di chi ci lavora e dei numerosi turisti”.
Il sindaco, da parte sua, rilascia dichiarazioni tranquillizzanti e non fa alcun cenno alle circostanze denunciate da Valle: “I casi di contagio da coronavirus in questi giorni, che abbiamo affrontato al meglio, grazie al supporto e sostegno della Regione e del presidio Asl, limitando al massimo il fenomeno” afferma il primo cittadino. “Ora continuiamo ad operare dando la massima divulgazione alle norme di profilassi basilare indicate nelle circolari regionali”
C’è però il caso che gli interrogativi di Valle possano essere avanzati anche da altri, anche alla luce di una circostanza aggravante: l’anziana signora morta in hotel e risultata positiva al Sars CoV 2 era infatti di Maleo, uno dei comuni della zona rossa. Se non lei, che stava male, almeno chi ha avuto obbligatoriamente accesso ai suoi documenti avrebbe dovuto segnalare la sua presenza alla Asl, ai sensi dell’articolo 3 lettera g del decreto per l’emergenza coronavirus. E nemmeno questo – secondo quanto riferisce Valle – è stato fatto.
Un racconto a suo modo esemplare, quello del farmacista ligure: perché se, come sostiene il ministro della salute, dall’emergenza coronavirus usciremo solo aiutandoci l’un l’altro e facendo ciò che ognuno di noi può e deve fare, questo è l’esempio perfetto di cosa non bisogna fare e come non bisogna comportarsi per limitare Covid-19.


