La disruptive innovation di Amazon Pharmacy, come può reagire la farmacia?

La disruptive innovation di Amazon Pharmacy, come può reagire la farmacia?

Roma, 5 marzo – TorinoMedica.com, la rivista online dell’Ordine dei Medici chirurghi e Odontoiatri della provincia di Torino edita da Il Pensiero Scientifico, che già altre volte ci è capitato di citare in passato per i suoi contenuti e le sue suggestioni mai banali e sempre caratterizzate da uno sguardo diacronico, dedica un interessante articolo alla disruptive innovation rappresentata da Amazon Pharmacy, tema al quale il nostro giornale ha spesso dedicato la sua attenzione nel passato anche recente (ad esempio nello scorso novembre qui e da ultimo qui, lo scorso gennaio).

Come è noto, una disruptive innovation altro non è che un’innovazione dirompente capace di creare un nuovo mercato e una rete di valori, cambiando le carte in tavola e di fatto rivoluzionando la situazione preesistente, mettendo fine alle precedenti logiche e regole di mercato e sostituendo aziende, prodotti e alleanze commerciali.

L’argomento viene ripreso da TorinoMedica.com partendo da un interessante contributo di due studiose americane della University of Maryland School of Pharmacy di Baltimora, Fadia Tohme Shaya e Natalie Eddington, pubblicato su Jama Health Forum, il canale online del Journal of the American Medical Association su policy e strategie sanitarie, nel quale le due autrici cercano di comprendere se e quanto la rivoluzione dell’e-commerce investirà, come sembra, anche le farmacie, e come queste possano rispondere alla tsnami.

La prima constazione è la nascita, a novembre 2019, di Amazon Pharmacy, evoluzione della farmacia telematica PillPack già posseduta dal colosso del commercio online, che ora può vendere farmaci in tutto il paese in pratiche dosi preconfezionate e promette “la migliore esperienza possibile negli Stati Uniti per i consumatori che prendono più farmaci al giorno”.

“Il mercato era maturo per una rivoluzione dettata da nuovi modelli di business, che automatizzano l’accesso ai farmaci impiegando una forza lavoro meno qualificata per fornire un servizio più economico in modo pratico e accessibile” considerano Fadia Tohme Shaya e Natalie Eddington della University of Maryland School of Pharmacy a Baltimora, su Jama Health Forum, il canale online del Journal of the American Medical Association su policy e strategie sanitarie.

Per restare competitive, anche le farmacie tradizionali dovranno cambiare, scrivono le due esperte, evidenziando come – oltre che con le fusioni tra varie catene –  le farmacie d’oltreoceano stiano reagendo all’offensiva Amazon puntando sul loro punto di forza, il radicamento fisico e sociale nelle comunità, per offrire servizi di valore ai pazienti: per esempio un’osservazione personalizzata per rilevare chi non aderisce a sufficienza alle terapie e aiutarlo a seguirle; o controllare gli effetti avversi e le interazioni tra farmaci, anche verificando la compatibilità tra i vari farmaci assunti; o offrire all’occorrenza confezioni con dosi su misura.

Le farmacie, affermano Shaya ed Eddington, non devono inseguire Amazon in una corsa al ribasso sui prezzi, ma superarlo in praticità. Per esempio tenendo i contatti con i medici prescrittori e curando così la fornitura automatica dei farmaci di uso abituale, oppure offrendo un servizio di consulenza 24 ore su 24 per telefono, mail o chat.

In quest’ottica possono anche individuare nuovi segmenti di mercato, come appunto i pazienti che più rischiano di non aderire correttamente alle terapie, e offrire loro nuovi servizi personalizzati. O sfruttare il radicamento nelle comunità per offrire servizi tarati sulla situazione culturale e sociale del luogo, per esempio con un occhio alle disparità di salute e a servizi che possano ridurle.

Altre considerazioni delle due studiose sull’evoluzione possibile delle farmacie, adeguatamente sintetizzate e riproposte da TorinoMedica.com, sono più legate allo specifico modello organizzativo statunitense, ma la sostanza è che anche i rapporti con gli altri attori sanitari – da chi prescrive i farmaci a chi li paga o ne organizza la gestione, per esempio nei piani sanitari offerti ai dipendenti dalle aziende – andranno rivisti nella stessa ottica. Così si potranno offrire servizi personalizzati in cui la presenza fisica e un rapporto dinamico e su misura con i vari attori possono fare la differenza rispetto ad Amazon.

In partnership con le entità sanitarie o le aziende che offrono servizi sanitari ai dipendenti, per esempio, le farmacie potranno curare l’analisi dei dati, suggerire miglioramenti organizzativi, o aiutare a gestire i gruppi di dipendenti a più alto rischio. E potranno espandere le loro attività in nuovi ambiti, dall’informazione ai pazienti all’offerta di screening ed esami, o alla cosiddetta medication reconciliation: il confronto dei farmaci che il paziente sta acquistando fra loro e con quelli acquistati in precedenza, per individuare rischi di incompatibilità, dosi mancate o duplicate, e disguidi simili. “In sostanza, le opportunità verranno dando più spazio al ruolo cognitivo della farmacia anziché a quello meramente distributivo”, affermano .

Lo sviluppo del versante online da un lato, e l’evoluzione delle farmacie fisiche dall’altro, richiederanno anche un ripensamento delle qualifiche richieste alla forza lavoro e quindi della sua formazione: da un lato ci sarà più spazio per operatori a bassa qualificazione per i meri compiti distributivi, dall’altro la formazione dei farmacisti dovrà includere sempre più ambiti che vanno dall’informatica alla comunicazione e alle cure centrate sul paziente.

Ci aspettiamo che Amazon Pharmacy integrerà e non sostituirà le farmacie tradizionali” scrivono Shaya ed Eddington, confidando nell’evoluzione delle farmacie “brick-and-mortar” nella direzione da loro indicate. “Con questo equilibrio, un approccio orientato al cliente si tradurrà in una significativa esperienza del paziente incentrata sulla farmacia, portando a un nuovo equilibrio con vantaggi per gli utenti”.

“Un cambiamento di ruoli e di competenze al quale stiamo già assistendo nel nostro Paese con le farmacie di comunità, riconoscendo ad esse un ruolo specifico e importante nel migliorare l’adesione alle terapie da parte dei pazienti” conclude TorinoMedica.com, commentando il contributo delle due esperte statunitensi. Non sarà inutile ricordare che qualche anno fa (era il 2016) proprio la rivista dell’Ordine dei medici torinesi dedicò un ampio focus alle molte iniziative e ai progetti delle farmacie di comunità in Piemonte (disponibile qui),  discutendo criticamente ma costruttivamente su una trasformazione che è ormai in atto e che, come obiettivo finale, deve portare a tutelare il bene salute del paziente.

 

Shaya FT, Eddington ND. Disruptive Innovation in Pharmacy. Lessons from the Amazon Frontier. JAMA Health Forum, 29 gennaio 2020.

 

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