Sat, 04 Apr 2020
Coronavirus, dal governo nuove misure restrittive per frenare il rischio-contagio

Coronavirus, dal governo nuove misure restrittive per frenare il rischio-contagio

Roma, 9 marzo – “Vincolo di evitare ogni spostamento” nella cosiddetta “zona arancione”, ovvero l’intera Lombardia e altre quattordici province di Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Marche. Il Governo stringe le maglie della lotta al Sars CoV 2, con un nuovo Dpcm, varato ieri, che limita le possibilità di movimento nelle zone più colpite dal contagio, ma prevede un significativo giro di vite per tutto il territorio nazionale.

Non è un divieto assoluto, ha spiegato il capo del governo Giuseppe Conte (nella foto), chiarendo che “non si ferma tutto” e non si bloccano treni e aerei: sarà possibile muoversi per comprovate esigenze lavorative o per emergenze e motivi di salute. Ma la polizia potrà fermare i cittadini e chiedere loro perché si stiano spostando in territori dove la crescita dei casi di contagio porta il governo a disporre misure mai così restrittive.

“Mi assumo la responsabilità politica” delle decisioni che vengono prese in queste ore, ha detto Conte a notte fonda, lanciando un appello all’auto-responsabilità: per fermare il contagio non si può più “fare i furbi”, ha detto il primo ministro, invitando i ragazzi a stare in casa a leggere e “tutelare così la salute dei loro nonni”.

La firma del decreto del Presidente del Consiglio, frutto dell’accorpamento di due Dpcm inizialmente previsti, spiega l’Ansa, è arrivata dopo una lunga giornata di contatti con le Regioni e dopo una fuga di notizie (definita da Conte “irresponsabile” e “rischiosa per la sicurezza”) che ha portato al diffondersi della bozza non ancora ultimata. I presidenti di Regione su quella bozza hanno espresso perplessità e dubbi e milioni di cittadini del Centro Nord, dopo la diffusione delle notizie, hanno iniziato a interrogarsi sulla portata delle misure: “Si è creata confusione”, accusa Conte.

Erano passate le due di notte quando Conte è sceso nella sala stampa di Palazzo Chigi per illustrare le misure. Nel Dpcm finale ce ne sono alcune generalizzate per tutta Italia, tra cui lo stop a pub, discoteche, sale gioco e manifestazioni di cinema e teatro. E ce ne sono altre, molto più rigorose, che riguardano un’ampia fascia del Nord Italia.

“Non c’è più una zona rossa”  ha spiegato il premier “scomparirà dai comuni di Vo’ e del lodigiano. Ma ci sarà una zona con regole più rigorose che riguarderà l’intera Lombardia e poi le province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli,Padova, Treviso e Venezia”.  Qui fino al 3 aprile – solo per fare due esempi – saranno limitati i movimenti, salva la possibilità di rientrare a casa propria, e i bar e i ristoranti dovranno chiudere alle 18 e per il resto della giornata garantire distanze di almeno un metro. Chi ha 37,5 di febbre è invitato a restare a casa, chi è in quarantena ha il divieto assoluto di uscire.

Restano chiuse intanto le scuole in tutta Italia. E Conte assicura che si lavora anche sul fronte delle misure economiche: già oggi o domani, non appena sarà pronta una bozza del decreto da 7,5 miliardi annunciato dal governo, incontrerà le opposizioni. Ma, ha sottolineato ancora il presidente del consiglio, è il governo a gestire l’emergenza.

L’altro fronte su cui il governo opera è ovviamente quello sanitario: il premier ha annunciato la firma di un contratto per la produzione tutta italiana di 500 dispositivi al mese di rianimazione, con l’obiettivo di fare di più. E anche l’incremento della linea produttiva dei dispositivi di protezione come le mascherine. Ma poiché nelle aree dove il contagio è più forte gli ospedali fanno fatica, il presidente del Consiglio annuncia anche la possibilità di ridistribuire i pazienti tra le Regioni.

Intanto, l’appello ai cittadini è “entrare nell’ottica della responsabilità, senza furbizie”, accettando serenamente e con disciplina qualche restrizione: il governo, assicura Conte, sta facendo la sua parte assumendo decisioni “coraggiose”.

Qui di seguito, una sintesi delle misure per Lombardia e altre province del nord indicate dal Dpcm:

Vietato entrare e uscire: vietati gli spostamenti in entrata e uscita dalla Lombardia e dalle 14 province interessate. Ci si potrà muovere soltanto per emergenze o “comprovate” esigenze lavorative, che dovranno però essere autorizzate dal prefetto. Divieto assoluto di mobilità per chi sia stato in quarantena.Scuole, chiusura fino al 3 aprile: l’attività didattica per le scuole di ogni ordine e grado, atenei e accademie e sospesa fino al 3 aprile.

Bar e ristoranti aperti dalle 6 alle 18: il decreto introduce un arco orario di apertura consentita a servizi di ristorazione e bar, dalle 6 alle 18, sempreché il gestore sia in grado di rispettare “l’obbligo” di assicurare la distanza di sicurezza interpersonale nei locali, con la sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione. È disposta, inoltre, la sospensione degli esami per la patente di guida.

Chiuse palestre e piscine. Deroga per partite a porte chiuse: il decreto stabilisce inoltre la chiusura in Lombardia e nelle 14 province prima citate di tutte le palestre, piscine, spa e centri benessere. Le competizioni sportive all’aperto sono ammesse solo a porte chiuse. I centri commerciali dovranno essere chiusi ma solo nel week end. Le altre attività commerciali diverse dalla ristorazione potranno rimanere aperte a condizione che riescano a garantire la distanza di un metro fra i clienti. Chiusi invece i musei, centri culturali e le stazioni sciistiche. Sospesi anche i concorsi.

Stop a matrimoni e funerali. Chiusi cinema e teatri: sono sospese le cerimonie civili e religiose, comprese quelle funebri. Sospese anche tutte le manifestazioni organizzate, nonché gli eventi in luogo pubblico o privato, compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi ma aperti al pubblico, come grandi eventi, cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati.

Anticipare le ferie: ove sia possibile, si raccomanda ai datori di lavoro di favorire la fruizione di periodo di congedo ordinario o di ferie.

Ma le restrizioni riguardano anche il resto d’Italia. Queste le misure:

Scuole chiuse fino al 15 marzo: l’attività didattica per le scuole di ogni ordine e grado e le università rimane sospesa fino al 15 marzo. Sospesi fino al 3 aprile i viaggi di istruzione e le gite scolastiche.

Chiusi cinema, teatri e musei: per tutto il territorio nazionale, è disposta la sospensione di eventi cinematografici, teatrali, eventi e spettacoli di qualsiasi natura “svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato”. Sospesa l’apertura dei musei. Il Comune di Roma fa sapere di aver disposto la chiusura di tutti i musei, i teatri e tutti i luoghi e gli istituti della cultura. “Ricordiamo che rimarranno perciò chiusi anche il sistema dei musei civici, il palazzo delle esposizioni e anche la Casa del cinema come le biblioteche”, si legge in una nota del Campidoglio.

Chiusi pub, discoteche e bingo: sono sospese le attività di pub, scuole da ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati.

Bar e ristoranti, palestre e piscine aperti ma con obbligo di distanziare i clienti: i gestori di attività di ristorazione possono continuare a tenere i locali aperti, a condizione che garantiscano la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, pena sanzione in caso di violazione. Stesso discorso per palestre e piscine, che possono continuare a stare aperte a patto che i frequentatori siano distanziati gli uni dagli altri.

Limitare gli spostamenti: Fra le misure di prevenzione, all’art. 3 il punto C recita: “Si raccomanda di limitare, ove possibile, gli spostamenti delle persone fisiche ai casi strettamente necessari”.

Divieto di permanenza in sale di attesa pronto soccorso: gli accompagnatori dei pazienti non possono permanere nelle sale di attesa dei pronto soccorsi. Anche l’accesso di parenti e visitatori nelle strutture ospedaliere è limitato.

Divieto di mobilità per soggetti in quarantena: anche nel resto d’Italia chi è in quarantena preventiva o sia risultato positivo al virus non può muoversi da casa.

Niente cerimonie civili e religiose, compresi i funerali: anche su tutto il territorio nazionale sono sospesi matrimoni e funerali.

Sospesione dei congressi medici: sono sospesi congressi, meeting ed eventi in cui è coinvolto il personale sanitario.

Colloqui telefonici o video nelle carceri: il decreto prevede l’isolamento nelle carceri per detenuti sintomatici e dispone di svolgere i colloqui in modalità telefonica o video. Limitati i permessi e la libertà vigilata. le misure hanno purtroppo già dato luogo a una serie di rivolte negli istituti penitenziari della penisola, in qualche caso devastati dalle violente proteste dei detenuti

Anticipare le ferie: come nella zona rossa, anche nel resto d’Italia, qualora sia possibile, si raccomanda ai datori di lavoro di favorire la fruizione di periodo di congedo ordinario o di ferie.

Trasporto pubblico e sanificazione dei mezzi: le aziende di trasporto pubblico dovranno adottare interventi straordinari di disinfezione dei mezzi.

Comunicazione all’Asl se si proviene dall’estero: chiunque rientri in Italia provenendo da Paesi a rischio epidemiologico deve comunicarlo all’Asl di competenza. I governatori di Toscana e molte regioni del Sud stanno

A voler ricordare che le misure varate ieri non sono semplici iviti, ma vere disposizioni vincolanti, sono previste anche sanzioni per il loro mancato rispetto, che è è punito ai sensi dell’articolo 650 del Codice penale, come previsto dal decreto legge del 23 febbraio scorso, ossia con l’arresto fino a 3 mesi e fino 206 euro di ammenda.

Coronavirus – Il testo del Dpcm 8 marzo 2020

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