Covid-19, i farmacisti protestano: “Subito ordinanza per servizio a battenti chiusi”

Covid-19, i farmacisti protestano: “Subito ordinanza per servizio a battenti chiusi”

Roma, 9 marzo – Tra i farmacisti cresce dal basso la protesta per una lamentata mancanza di tutela della categoria in occasione dell’epidemia di coronavirus che sta duramente colpendo il Paese. Cominciano ad arrivare agli Ordini provinciali note (in fac simile ma firmate singolarmente) contenenti la richiesta urgente di un’ordinanza finalizzata a consentire alle farmacie di poter lavorare a battenti chiusi “per garantire ai cittadini il servizio farmaceutico e a noi il diritto alla salute”.

Nella richiesta non mancano rilievi molto duri all’indirizzo di chi ha sostanzialmente ignorato il “ruolo fondamentale nella tutela della salute pubblica” svolto dalle farmacie in questi giorni di grave emergenza sanitaria. “Abbiamo ascoltato con professionalità e umanità ogni richiesta ed esigenza del cittadino, gestito paure e ansie, risposo alle richieste di persone con disabilità fisiche e mentali, aiutato anziani e immunodepressi portandogli spesso i farmaci a casa, rassicurato mamme che hanno paure per i propri figli”  si legge nella lettera, che rimarca poi come – a fronte di quest’ennesima dimostrazione di essere un “punto di riferimento per la cittadinanza” – le farmacie e i farmacisti continuino a fare tutto ciò che fanno a contatto diretto del paziente senza una guida “ma soprattutto senza nessuno che ci tuteli o ci consideri da tutelare”.

Nel mirino finiscono anche Ordini e Federazione degli Ordini, per non aver “fatto nulla per far sentire la nostra voce”. Gli organismi professionali, che in verità hanno più volte rappresentato alle istituzioni nazionali e locali le stesse osservazioni della lettera e avanzato analoghe richieste fin dagli esordi dell’epidemia, sono accusati di essere  “lontani dalla comprensione di quello che realmente sta accadendo in questi giorni in farmacia. Ci avviciniamo sempre di più a diventare luoghi simili a tutti gli effetti a postazioni di prima emergenza senza essere minimamente attrezzati. Siamo in trincea senza un protocollo di sicurezza”. 

Il j’accuse prosegue con l’esplicita accusa ai rappresentanti di categoria di non essere in grado di “dialogare con le istituzioni in una situazione del genere (…).  Ci vergogniamo di non essere considerati parte della rete sanitaria quando lo siamo a pieno titolo e l’atteggiamento dello Stato e dei nostri ‘rappresentanti’ ce lo ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio”.

Da qui la richiesta anticipata in premessa, quella di “un’ordinanza immediata che disciplini in maniera univoca le modalità di accesso e di comportamento da seguire all’interno delle farmacie”.

Richiesta che peraltro, l’Ordine di Roma aveva già in cantiere  e che  ha trovato attuazione oggi, con l’invio di un’istanza urgente al Presidente della Regione Lazio e al prefetto di Roma. Anche alla luce del giro di vite impresso ieri dal Governo con l’ultimo Dpcm sulla materia, l’Ordine presieduto da Emilio Croce, nel quadro delle cosiddette misure di distanziamento sociale che l’ultimo provvedimento governativo ha voluto intensificare e che sono fondamentali per il contenimento della diffusione del virus,  chiede appunto un provvedimento che consenta di erogare il servizio farmaceutico a battenti chiusi, almeno fino al prossimo 3 aprile, per tutte le farmacie pubbliche e private operanti sul territorio regionale. Ciò con il preciso obiettivo di tutelare il servizio farmaceutico, che – in caso di contagio dei suoi addetti – sarebbe messo a rischio dalla chiusura obbligatoria per quarantena delle farmacie interessate. E quello di un servizio farmaceutico in difficoltà è un rischio che pagherebbero soprattutto i cittadini: un’evenienza che, nella situazione attuale, nessuno può davvero permettersi.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi