Farmacie Comunali Torino, l’appello dei dipendenti: “Dateci le mascherine”

Farmacie Comunali Torino, l’appello dei dipendenti: “Dateci le mascherine”

Roma, 10 marzo – Si succedono una dopo l’altra, in Italia, le richieste alle autorità da parte dei farmacisti di essere dotati di mascherine protettive per lo svolgimento del servizio farmaceutico nelle farmacie territoriali. Sulla stessa falsariga  delle richieste delle rappresentanze sindacali dei dipendenti di Farmacap, l’azienda speciale delle farmacie comunali di Roma, le sigle dei lavoratori delle farmacie comunali di Torino hanno rivolto ieri un appello al prefetto e al sindaco del capoluogo torinese chiedendo un intervento al riguardo. “Comune e prefetto emanino una disposizione perché anche i farmacisti siano dotati di mascherine” chiedono Filcams Cgil,Fisascat Cils e Uiltucs Uil, evidenziando come “chi tutti i giorni, dallo scoppio dell’emergenza coronavirus, si occupa di informare, tranquillizzare e  soccorrere“, non sia mai “stato preso in considerazione dalle istituzioni come categoria a  rischio, nonostante i contatti frequenti con le persone”.

Ma il vero bersaglio dei sindacati è la stessa partecipata del comune che gestisce le farmacie comunali, Farmacie Comunali Torino Spa, il cui amministratore delegato Davide Cocirio, secondo quanto riferisce oggi il Corriere di Torino, ha scritto domenica scorsa una lettera ai dipendenti dell’azienda per rappresentare stima e apprezzamento per il modo in cui stanno affrontando l’emergenza, assicurando altresì il suo impegno nella ricerca dei dispositivi di protezione di cui provvedere tutto il personale, qualora venissero imposti, ma sottolineandone anche “la totale inutilità per persone sane”.

Parolei, quelle di Cocirio, che non sembrano avere convinto più di tanto i sindacati, che stanno ora considerando l’ipotesi di alzare il livello del contenzioso contro la partecipata di Palazzo Civico. A spiegare quale sia la linea di faglia che rischia di terremotare i  rapporti tra Farmacie Comunali Torino e dipendenti è Cosimo Lavolta, segretario di Uiltucs. A suo giudizio, mentre l’azienda si attienendo alla lettera al decreto sull’emergenza, “che in realtà dà regole di massima”, le OO.SS. fanno invece riferimento “al decreto 81, che obbliga il datore di lavoro a tutelare la salute dei suoi lavoratori”. E che dunque, secondo i sindacati, è il riferimento normativo da cui non si può prescindere. Anche perché, spiega Lavolta sempre al Corriere di Torino, alla fine “basterebbe poco, come mettere un espositore davanti al bancone, in modo che la distanza di sicurezza sia rispettata, o far fare la coda fuori per evitare assembramenti. Ma, soprattutto, servono le mascherine, anche per proteggere i clienti:un farmacista potrebbe essere infetto senza saperlo”.

E che i farmacisti si possano infettare è un dato di fatto confermato dalle cronache: a Grosseto, in Toscana,  sono stati confermati i casi positivi di due dipendenti che hanno portato alla chiusura di una farmacia nel centro storico della città.

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